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Inchiesta Ndrangheta Piemonte: Riesame conferma il carcere per ex assessore Roberto Rosso

I titoli delle 13 di Sky TG24 del 9/1

2' di lettura

Era stato arrestato il 20 dicembre con l'accusa di voto di scambio politico-mafioso. La richiesta di scarcerazione è stata rifiutata

Il tribunale del Riesame ha deciso di far rimanere in carcere Roberto Rosso, ex assessore del Piemonte ed ex consigliere comunale a Torino, arrestato il 20 dicembre con l'accusa di voto di scambio politico-mafioso. A renderlo noto è stato l'avvocato difensore, Giorgio Piazzese, che ne aveva chiesto la scarcerazione. Il pm Paolo Toso aveva chiesto al tribunale del Riesame di Torino di respingere la richiesta, in quanto convinto del fatto che Rosso non avesse detto la verità e che fosse in qualche modo "ricattabile".

Le parole dell'avvocato difensore

"Rispetto ma non condivido la decisione del Tribunale del Riesame - ha dichiarato il legale -. Non sussiste alcuna esigenza cautelare perché non vi è agli atti alcun elemento che dimostri un collegamento né in allora né tantomeno oggi con la criminalità organizzata. La tesi della procura - ha aggiunto l'avvocato Piazzese - è che Rosso sia ricattabile in quanto non avrebbe confessato. Ha reso un interrogatorio in cui ha ricostruito tutti i passaggi della vicenda e ha collaborato con i pubblici ministeri. Non può certo confessare un reato che ha la consapevolezza di non aver commesso". Secondo il legale, "era totalmente ignaro del fatto che gli altri indagati potessero essere collegabili alla criminalità e se lo avesse anche soltanto immaginato, avrebbe certamente evitato qualsiasi rapporto con loro. Aspetto - ha concluso - di leggere le motivazioni che il collegio si è riservato di depositare per valutare l'eventualità di un ricorso in Cassazione".

Le accuse

Rosso, secondo gli inquirenti, in occasione delle elezioni regionali della scorsa primavera avrebbe fatto avere tramite due intermediari del denaro ai presunti boss Francesco Viterbo e Onofrio Garcea in cambio di un pacchetto di voti. Un totale di "almeno cinquemila euro", si legge nell'avviso di chiusura indagini. Finora Rosso ha sostenuto che quei soldi erano solo un contributo per l'attivazione della campagna elettorale sul territorio e che non sapeva di avere a che fare con personaggi legati alla criminalità organizzata. Ha solo ammesso di avere commesso "una follia". Mentre l'imprenditrice Enza Colavito, unadegli intermediari, ha riferito ai pm di avere detto a Rosso che "quei due erano degli spacciatori".

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