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Maltempo in Piemonte, Coldiretti: "Danni al nord al 10% dei vigneti"

2' di lettura

Colpiti i vigneti del Dolcetto, del Cortese e del Gavi Doc con campagne sott'acqua, terreni franati, cantine e stalle allagate, mucche affogate e serre inondate con danni per milioni di euro

Sono dati drammatici quelli della Coldetti, che ha chiesto l'avvio dell'iter per la proclamazione dello stato di calamità naturale per gli effetti provocati dalla terribile ondata di nubifragi che si è abbattuta sul nord Italia in particolare sul Piemonte nella zona di Alessandria e in Liguria

I dati

Devastato il 10% dei pregiati vigneti del Dolcetto, del Cortese e del Gavi Doc con campagne sott'acqua, terreni franati, cantine e stalle allagate, mucche affogate e serre inondate con danni per milioni di euro. Una tomba di fango ha sommerso campi già seminati distruggendo i raccolti di insalata, zucche, zucchine e finocchi mentre le coltivazioni di grano e degli altri cereali invernali sono state spazzate via dalla forza dell'acqua. 

Le regioni più fragili

La perturbazione si abbatte sulle regioni più fragili della Penisola con Piemonte e Liguria che hanno ben il 100% dei comuni con parte del territorio a rischio idrogeologico, la percentuale di rischio è la più alta a livello nazionale dove, precisa la Coldiretti, sono 7275 i comuni complessivamente a rischio, il 91,3% del totale.

Torna l'allerta arancione

Nel frattempo è ancora allerta arancione in Piemonte. Il rischio di frane e piene dei corsi d'acqua riguarda le valli torinesi e cuneesi Orco, Lanzo, Susa, Sangone, Chisone, Pellice e Po e, a sud della regione, Belbo e Bormida, tra le province di Asti, Alessandria e Cuneo, in quest'area sopratutto a causa dell'alluvione di inizio settimana che ha già provocato pesantissimi danni. Allerta gialla su tutto il resto della regione. Già oggi è prevista, nelle aree con allerta arancione, l'ingrossamento del reticolo secondario dei corsi d'acqua, ma domani la criticità si estenderà ai fiumi principali. La quota della neve non scenderà mai di sotto dei 2.500 metri.

Data ultima modifica 23 ottobre 2019 ore 15:06

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