Torino, smantellata banda che favoriva l'immigrazione clandestina

Piemonte
Immagine d'archivio (ANSA)

Gli indagati, in prevalenza somali, sono 25. Undici persone sono state arrestate e cinque sono ricercate. L'operazione, rinominata Mogadiscio, ha preso il via tre anni fa

Gestivano il traffico di clandestini, dal loro arrivo nel Sud Italia agli spostamenti verso Austria, Francia, Germania, Belgio e Paesi Bassi, utilizzando come centrale operativa l'ex Moi di Torino, il villaggio olimpico occupato dal 2015 da profughi e famiglie di migranti. Dopo tre anni di indagini, la polizia di Torino è riuscita a smantellare la banda dedita al traffico di clandestini, che smistava decine di stranieri in Europa dietro ingenti somme di denaro. Gli indagati, in prevalenza somali, sono 25. Unidici persone sono state arrestate e cinque sono ricercate.

L'operazione Mogadiscio

L'operazione Mogadiscio, come è stata battezzata dalla squadra mobile di Torino, coordinata dal dirigente Marco Martino e condotta con i colleghi di Firenze, Ragusa - che ha segnalato un anomalo flusso di immigrati verso il capoluogo piemontese - e Gorizia e con il supporto di Europol e Eurojust, ha preso il via tre anni fa, quando la polizia francese individuò un passeur partito proprio dalle palazzine di via Giordano Bruno. Il gruppo si faceva pagare per organizzare i viaggi tramite l'Hawala, istituto giuridico di pagamento che trae origine dalla legge islamica. Illegale in Occidente, consente che le transazioni di denaro tra soggetti dimoranti in Paesi diversi avvenga tramite agenti di scambio che, in seguito, regolano i loro rapporti con operazioni di compensazione tramite piattaforme informatiche come Money Transfer. Gli agenti della squadra mobile hanno sequestrato oltre 60mila euro. Ai clandestini venivano forniti anche i documenti - in alcuni casi falsi e, in altri, contraffatti con la sostituzione della fotografia - poi restituiti in modo da poter essere riutilizzati.

Le accuse

Le accuse sono favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, abusiva attività di prestazione di servizi di pagamento, contraffazione di documenti di identità, traffico di sostanze stupefacenti con l'aggravante della transnazionalità. Ad alcuni degli indagati il PM Livia Locci contesta anche il traffico di sostanze stupefacenti, soprattutto hashish e marijuana. Tra questi c'è uno dei capi dell'organizzazione, finito in manette ad aprile 2018 durante un maxisequestro di droga all'ex Moi. La conferma che quelle palazzine "erano la base per le mafie africane",sostengono Augusta Montaruli e Maurizio Marrone, di Fratelli d'Italia, che annunciano una interrogazione parlamentare per "appurare la responsabilità delle Amministrazioni comunali Fassino e Appendino cominciando a verificare se i trafficanti arrestati godessero della residenza fittizia o dei progetti di assistenza patrocinati dal Comune". Nel corso delle indagini della squadra mobile sono stati sequestrati 30 documenti falsi, oltre 20 chili di droga, materiale informatico e appunti.

Il ministro Salvini: "Business irregolare va stroncato"

L'operazione con cui la polizia ha smantellato un'organizzazione criminale dedita al traffico di clandestini "è l'ennesima prova che l'immigrazione irregolare è un business che va stroncato". Lo ha affermato il ministro degli Interni, Matteo Salvini. "La centrale operativa era l'ex Moi di Torino - ha aggiunto - un'area che, dopo anni di incertezze, abbiamo iniziato a sgomberare: la libereremo completamente nei prossimi mesi. Grazie alle Forze dell'Ordine, dalle parole ai fatti!".

Le parole del questore di Torino

"Le nostre attività all'ex Moi continuano per tenere fuori i delinquenti e accogliere chi ha bisogno. L'organizzazione che abbiamo sgominato è potente e forte. Si è trattato di un'indagine molto complessa". Il questore di Torino, Francesco Messina, ha commentato con queste parole l'operazione 'Mogadiscio' che ha consentito alla polizia di sgominare una pericolosa organizzazione dedita al traffico di clandestini. 

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