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Foodora, accolto in Appello a Torino il ricorso di cinque ex rider: saranno indennizzati

4' di lettura

I 5 chiedevano il riconoscimento, da parte della multinazionale tedesca, della subordinazione del rapporto di lavoro. In primo grado, le istanze erano state integralmente respinte

La corte d'Appello di Torino ha accolto, per una parte sostanziale, il ricorso di cinque ex rider di Foodora che chiedevano, da parte della multinazionale tedesca di food delivery, il riconoscimento della subordinazione del rapporto di lavoro.

Ribaltata la sentenza di primo grado

In primo grado, lo scorso giugno, le istanze erano state integralmente respinte. I giudici hanno sancito il diritto dei ricorrenti a vedersi corrispondere, in relazione al periodo in cui collaborarono con Foodora, somme di denaro calcolate "sulla base della retribuzione diretta indiretta e differita stabilita per i dipendenti del quinto livello del contratto collettivo logistica trasporto merci", deducendo quanto già percepito all'epoca. È stata respinta invece la richiesta di riconoscere la sussistenza del licenziamento discriminatorio. I giudici hanno condannato la società a rifondere una parte delle spese di lite, fissate in circa 11 mila euro per il primo grado e 10.400 per il secondo. Non ha accolto la richiesta di riconoscere il licenziamento discriminatorio (i cinque sostenevano di non essere stati più chiamati perchè avevano partecipato a una iniziativa di protesta) e una serie di questioni sul rispetto della privacy. Lo scorso aprile, il Tribunale del lavoro di Torino aveva ha respinto il ricorso di sei rider che avevano intentato una causa civile contro la società tedesca. I lavoratori contestavano all’azienda l'interruzione improvvisa del rapporto di lavoro dopo le mobilitazioni del 2016 per ottenere un giusto trattamento economico e normativo.

"Altri come noi lavorano in modo inaccettabile"

"Con la nostra azione legale - ha detto uno dei giovani ricorrenti - ci abbiamo messo la faccia. Ma dietro di noi c'è un esercito di migliaia di persone che, in questo e in altri settori, lavorano in condizioni semplicemente inaccettabili". I cinque non erano inquadrati come dipendenti: operavano su chiamata, in base alle necessità della ditta.

Gli avvocati degli ex rider

"Non possiamo non dirci soddisfatti, la sentenza dimostra che non eravamo dei pazzi quando affermavamo che queste persone avevano dei diritti". È il primo commento dell'avvocato Silvia Druetta, uno dei legali degli ex fattorini Foodora, dopo la pronuncia dei giudici della Corte d'Appello di Torino. " È la conferma – ha aggiunto - che i diritti esistono".

L’udienza

Una prima lettura del dispositivo porta a concludere che non è stata riconosciuta la subordinazione del rapporto di lavoro. Ma sull'ammontare dei compensi aveva insistito molto, durante il suo intervento, uno degli avvocati dei ricorrenti, Sergio Bonetto: "Foodora era riuscita a costruire un meccanismo che le permetteva di pagare questi fattorini meno della metà di quello che all'epoca corrispondeva a un voucher per lavoro occasionale. Una miseria". "Sulla carta – aveva poi aggiunto - la gestione dei collaboratori da parte di Foodora era leggerissima e deregolata. Nella pratica era piena di obblighi". Di tenore opposto erano stati gli interventi dei legali dell'azienda: "Si trattava di prestazioni a intermittenza che non possono essere ricondotte nella disciplina del lavoro subordinato. In azienda, peraltro, operavano dei fattorini impiegati in questa forma; e ad alcuni dei ricorrenti erano stati proposti dei contratti analoghi".

Tensioni in aula

Il neo segretario piemontese del Pd, Paolo Furia, si è affacciato in aula ed era stato contestato da uno dei giovani tra il pubblico: "Il partito ci ha lasciati soli". "Da precario trentenne quale sono - replica - le parole un coetaneo incazzato mi hanno fatto male. Ma è pure vero che il Pd è mancato per troppo tempo da alcuni scenari di conflitto e di tensione. Questo anche perché non basta un approccio di governo per risolvere i problemi".

Le reazioni

Per Cesare Damiano, leader dei laburisti Dem, si tratta di una "grande sentenza che mi auguro farà scuola". Nicola Fratoianni e Marco Grimaldi, segretario nazionale e capogruppo di Leu in Consiglio regionale del Piemonte, salutano "la fine della schiavitù del terzo millennio". La Filt-Cgil osserva che l'esito del procedimento "valorizza la nostra scelta di aver inquadrato per la prima volta in un contratto nazionale la figura del rider" e afferma che "adesso bisogna proseguire e concretizzare il percorso di inclusione dei rider nel ccnl della Logistica, proteggendo e valorizzando il loro lavoro".

Data ultima modifica 11 gennaio 2019 ore 21:28

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