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Facebook contro i profili fake: denunciate quattro aziende cinesi

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1' di lettura

Le società sono accusate di aver venduto pacchetti di profili falsi, follower e "mi piace” tramite siti con nome di dominio simile a Facebook, con lo scopo di diffondere fake news  

Facebook vuole dare un taglio alle fake news e agli account fasulli. Il social network ha infatti fatto sapere attraverso il proprio blog ufficiale di aver denunciato quattro aziende cinesi con l’accusa di aver venduto profili falsi, follower e "mi piace”, utilizzati poi in campagne di disinformazione. La causa, le cui carte sono state depositate presso il tribunale di San Francisco giovedì scorso, riguarda attività illecite sia su Facebook che su Instagram.

Coinvolte anche altre piattaforme

A partire dal 2017, le quattro compagnie cinesi pubblicizzavano e vendevano pacchetti di account falsi tramite sei siti internet con nomi di dominio simili a Facebook, come myfacebook.cc, proponendo servizi per aumentare i like, i commenti e gli amici. Inoltre, le aziende, collegate tra loro, si fingevano dei ‘Partner strategici di Facebook’. Ora il social network di Menlo Park chiede un risarcimento danni di 100mila dollari, accusando le società asiatiche di aver violato il marchio, i termini di servizio e altri reati collegati. Il colosso dei social media ha infine riferito che anche altre piattaforme sono finite in questa rete, tra cui Amazon, Apple, Google, LinkedIn e Twitter.

Il Regno Unito accusa Facebook: “È un gangster digitale”

"Ad aziende come Facebook non dovrebbe essere consentito di comportarsi come ‘gangster digitali’ nel mondo online, considerandosi al di sopra e al di fuori delle leggi”. Sono queste le dure parole che si leggono all’interno del report di oltre cento pagine firmato dai membri del Parlamento britannico, che accusa il social network di essere basato su una gestione “opaca” e di aver violato volontariamente la privacy dei suoi utenti. Il Comitato Digitale, Cultura, Media e Sport ha concluso che il modello di business del social è basato sul trasferimento di dati in cambio di denaro, giudicando quindi falso quanto riferito da Mark Zuckerberg, che nel prendere le difese della sua società ha sempre dichiarato di aver utilizzato i dati degli iscritti solo per permettere agli inserzionisti di realizzare pubblicità indirizzate, senza mai venderli a terze parti. Il comitato ha quindi chiesto l’introduzione di un codice etico per tutti i big della tecnologia.

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