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Amazon ricorre contro l’assegnazione del contratto Jedi a Microsoft

Le telecamere di Sky TG24 nel quartier generale di Amazon

2' di lettura

Il colosso dell’e-commerce accusa il Pentagono di aver preso una decisione faziosa e influenzata politicamente. Il segretario alla Difesa americano respinge le accuse e difende l’imparzialità della scelta 

Lo scorso 26 ottobre il Pentagono ha assegnato a Microsoft il contratto Jedi (Joint Enterprise Defense Infrastructure), dal valore di 10 miliardi dollari. Grazie a questo accordo, l’azienda fornirà al Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti d’America vari servizi legati al cloud. Amazon, che per molto tempo era stata in pole position per la maxi commessa (soprattutto in seguito all’esclusione di Oracle e IBM dal processo di assegnazione), non ha accolto bene la scelta e recentemente ha deciso di fare ricorso. “In numerosi aspetti del processo di valutazione del contratto ci sono delle lacune evidenti, degli errori e dei pregiudizi inequivocabili”, sostiene un portavoce dell’azienda.

Le accuse di Amazon

Il colosso dell’e-commerce accusa il Pentagono di aver preso una decisione faziosa e influenzata politicamente. Non sono un mistero, infatti, i rapporti tesi tra il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, coinvolto nel processo di assegnazione del contratto, e Jeff Bezos, amministratore delegato di Amazon e proprietario del quotidiano di area liberal-democratica Washington Post. Mark Esper, il segretario alla Difesa americano, respinge le accuse dell’azienda di Seattle sull’assegnazione del contratto Jedi e difende l’imparzialità della scelta del Pentagono. “Sono certo che il processo di assegnazione sia stato condotto in modo aperto e corretto, senza alcuna influenza esterna”, afferma Esper.

Il trionfo di Microsoft

Per Microsoft, l’assegnazione del contratto Jedi, della durata di 10 anni, rappresenta indubbiamente un grande traguardo, tuttavia questa vittoria potrebbe non essere accolta con favore dalla totalità dei suoi dipendenti. Come dimostrano le critiche che Google ricevette quando collaborò al programma di Intelligenza Artificiale del Pentagono, noto come Project Maven, il coinvolgimento dei colossi della tecnologia nei progetti dei Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti d’America non è sempre visto di buon occhio. Microsoft lo ha imparato a proprie spese quando all’inizio del 2019 ha ricevuto critiche feroci dai propri dipendenti per aver scelto di stipulare un contratto con l’esercito degli Stati Uniti per la fornitura di oltre 100.000 visori HoloLens. 

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