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General Motors, i progressi ispirati dalla corsa alla Luna

2' di lettura

Dalla rinnovata importanza dell’estetica in Astro I al modello Astro III che richiamava il design dei missili spaziali: ecco come General Motors fu stimolata al cambiamento dai progressi in campo aerospaziale 

Lo sbarco sulla Luna, avvenuto esattamente 50 anni fa durante la missione spaziale Apollo 11, cambiò per sempre la storia dell’esplorazione umana dello spazio ma non solo. Gli effetti dell’impresa, ma più in generale dell’interesse di quegli anni verso il settore aerospaziale, si fecero sentire anche in altri ambiti, come ad esempio quello automobilistico, in particolare negli Stati Uniti. L’istituzione della Nasa nel 1958 contribuì infatti a mettere in primo piano temi quali la tecnologia e la tensione dell’industria verso il futuro, provocando tra le altre cose alcune evidenti modifiche nel design delle automobili.

General Motors, l’importanza del design

A guidare la trasformazione dell’industria automotive ci pensò General Motors, che nel 1967, in seguito alle missioni dei programmi Surveyor, Mariner e Pioneer della Nasa, presentò al New York Auto Show il concept Chevrolet Astro I Experimental, che presentava un motore raffreddato ad aria posizionato posteriormente. Lo scopo dell’azienda era quello di sfruttare le caratteristiche aerondinamiche delle autovetture per dare una nuova importanza al lato estetico. Un anno dopo le divisioni GM Design e GM Research svilupparono Astro II, che può essere considerata in prospettiva una vera e propria anticipazione del futuro: l’automobile presentava infatti un concetto simile a quello della Chevrolet Corvette con il motore situato al centro, presentata soltanto pochi giorni fa negli Stati Uniti.

Astro III, la vettura che sembrava un jet

Fu però nel 1969, anche se qualche mese in anticipo rispetto allo sbarco sulla Luna, che General Motors provò a spingersi oltre, richiamando nelle autovetture il design dei missili spaziali che si apprestavano a scrivere pagine indimenticabili della storia umana. Non è quindi un caso che il veicolo Astro III, grazie alla forma allungata, ricordi in maniera evidente una specie di jet su ruote, presentato da GM come “un’auto sportiva del futuro, per circolare sulle autostrade del 2000”. Tra le caratteristiche che rendevano Astro III unica c’erano un motore a turbina da 317 cavalli e un joystick per la conduzione a ricordare il sistema di guida degli aerei. 

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