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Videogiochi, l'Aesvi: 5 anni per colmare gap Italia

1' di lettura

Intervista a Marco Saletta, neoeletto presidente dell'associazione che rappresenta l'industria videoludica in Italia. "Rapporti con Istituzioni e sviluppo esports", le priorità per il settore.

Cinque anni per colmare il gap con gli altri Paesi europei leader nel settore. E’ questa la scommessa di Marco Saletta, General Manager di Sony Interactive Entertainment Italia, appena nominato nuovo Presidente dell’Associazione ai vertici di AESVI, l’associazione di categoria che rappresenta l’industria dei videogiochi in Italia. Un ruolo che Saletta occuperà per due anni, ma che non gli impedisce di guardare oltre per il futuro dell’industria videoludica in Italia. Come ci racconta in questa intervista.

Quali sono le priorità del suo mandato?

Il mio impegno come guida dell’Associazione per i prossimi due anni sarà di lavorare per costruire una migliore consapevolezza e comprensione dell’industria dei videogiochi a tutti i livelli e del suo valore per la strategia di trasformazione digitale del Paese. Sono convinto che l’Italia abbia un grande potenziale inespresso non solo come mercato, ma anche come hub di innovazione, creatività e impresa. Per questo tra le mie priorità ci saranno il dialogo con le istituzioni e i settori emergenti degli sviluppatori e degli esports.

Cosa manca al settore in Italia per togliersi di dosso l’etichetta di "figlio di un dio minore"?

 

Sicuramente serve il supporto delle istituzioni, non dico per arrivare al livello di realtà leader come Francia e Inghilterra, ma anche solo ricevere l’attenzione di Paesi a noi anche geograficamente più vicini come la Spagna. Aiutare il nostro settore equivale a cogliere un’opportunità di sviluppo per tutto il mondo digitale, investire per raccogliere il frutto di una politica finalmente lungimirante. In Italia i videogiocatori sono 17 milioni e l’industria del videogioco fattura un miliardo e mezzo. Alla Games Week di Milano abbiamo avuto il patrocinio dell’Assessorato alla Cultura, per il Games Industry Day di Roma avremo quello del Mibac. Questi sono segnali fondamentali anche a difesa di un mondo che viene spesso accostato alle patologie più disparate, senza delle prove scientifiche a supporto. Io sottolineerei, anzi, come il videogioco sia un’esperienza sempre più importante anche a livello scolastico, considerato che si tratta del linguaggio che usano i bambini. Certo poi occorre un’educazione puntuale, anche per i genitori, illustrare quali sono i contenuti più adatti per le singole fasce d’età e le ore consigliate per l’utilizzo di un videogioco. Questo è un altro terreno su cui garantiremo una presenza costante.   

 

Realisticamente quanto occorre per fare questo salto economico e culturale?

Non meno di cinque anni, e voglio essere ottimista al riguardo. Ma bisogna muoversi. L’estensione della legge cinema al videogioco, ad esempio, è stata approvata ma non è ancora attiva. Bisogna introdurre una politica di sgravi fiscali per chi produce e sviluppa videogiochi e farsi venire idee nuove, anche affittare spazi agli sviluppatori giovani, specie nelle fasi di start up. Così si riqualificano quartieri e città. A Londra hanno fatto qualcosa del genere.   

 

In che senso invece gli esports sono una vostra priorità? E’ del parere che si possano equiparare allo sport tradizionale?

Quello degli sport elettronici è un fenomeno in fortissima espansione ed è doveroso da parte nostra fornire attenzione e supporto per unire tutte le parti coinvolte, dall’organizzazione dei tornei, alla scelta dei partner e degli sponsor alla gestione del ticketing. Per quanto riguarda l’aspetto “sportivo”, secondo me alcuni aspetti come la rapidità, il pensiero strategico e una buona preparazione fisica avvicinano questa disciplina allo sport. Certo, non lo sostituisce nella sua importanza formativa dal punto di vista psicofisico già dall’età più tenera. Soprattutto come forma di intrattenimento ho notato un trasporto da parte di chi assiste a gare di esports assolutamente paragonabile a chi va a vedere un incontro di calcio allo stadio.

 

La Games Week di Milano resterà l’appuntamento di punta dell’Aesvi o avete in mente una dimensione diffusa di questo tipo di eventi?

La kermesse di Milano resterà il nostro appuntamento di punta, anche perché siamo proprietari del marchio, ma non escludiamo di creare appuntamenti analoghi in altre città. Soprattutto ci interessa allargare il bacino degli utenti e degli espositori, aumentando ad esempio lo spazio riservato al Pc e al mobile. 

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