Un terzo di chi ascolta musica digitale ricorre a pirateria

Foto di archivio (Getty Images)
2' di lettura

I metodi più comuni sono la registrazione audio da videoclip, il peer to peer e l'acquisizione di file trovati nei motori di ricerca 

La pirateria musicale è ancora un fenomeno diffuso. Anche nell’era di Spotify, che compie in questi giorni dieci anni, e degli altri servizi di streaming musicale, c’è chi continua a ricorrere a metodi illegali per ascoltare i propri artisti preferiti o scaricare le loro canzoni. Emerge da un rapporto della International Federation of the Phonographic Industry (IFPI) sulle abitudini degli ascoltatori. Secondo la ricerca il fenomeno riguarda il 38% dei fruitori di musica su internet. L'IFPI ha esaminato un campione rappresentativo di persone di un’età compresa tra i 16 ei 64 anni in 18 Paesi, tra cui Regno Unito, Corea del Sud, Francia, Stati Uniti, Brasile e Sudafrica, i quali costituiscono la stragrande maggioranza del consumo di musica mondiale.

Il ‘vecchio’ peer to peer resiste

Lo ‘stream ripping’ è la forma più diffusa e riguarda il 32% delle violazioni di copyright. Si basa sull’utilizzo di alcuni software online in grado di registrare l’audio di video come quelli di YouTube o di altre piattaforme. In sostanza convertono il video in un audio che poi può essere scaricato. Al secondo posto c’è il peer to peer, metodo che fece la fortuna di Napster tra il 1999 e il 2001, anno della sua chiusura: il ‘vecchio’ sistema viene utilizzato ancora dal 23% di chi infrange le leggi sul diritto d’autore. Il terzo modo consiste nell’acquisizione di file trovati attraverso i motori di ricerca. Secondo gli autori del report la motivazione principale per l'uso illegale della musica digitale è “poter ascoltare le canzoni offline senza pagare i servizi premium”.

Un problema ancora diffuso

“La pirateria musicale è stata molto meno trattata dai media negli ultimi anni, ma di certo non è un fenomeno che riguarda solo il passato”, afferma David Price, uno degli autori del rapporto, al Guardian. “Le persone amano ancora avere le cose gratuitamente, quindi non sorprende che molte persone se le procurino illegalmente. Inoltre, piratare la musica è relativamente facile".

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