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Agi-Censis, dopo Cambridge Analytica 70% utenti non si fida dei social

4' di lettura

È quanto emerge dal rapporto "L'insostenibile leggerezza dell'esseredigitale", presentato in occasione dell'Internet Day. Il caso Facebook, secondo l'indagine, ha reso gli utenti più diffidenti sulla gestione dei propri dati. Solo il 2,7% ha cancellato il profilo

Quasi il 70% degli utenti Internet non si fida della gestione dei dati da parte dei social network (69,6%) e dei motori di ricerca (60,5%). Il dato, che segnala un’influenza ancora forte del caso Cambridge Analytica, emerge dal rapporto "L'insostenibile leggerezza dell'esseredigitale", presentato nel corso dell'Internet Day organizzato da Agi e Censis. All’incontro, è intervenuto anche il ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico Luigi Di Maio, promettendo di “contrastare la direttiva sul copyright al Parlamento europeo” che “ci riporterebbe indietro di 20 anni. Le nostre soluzioni non passano per i bavagli". Di Maio ha anche auspicato che "la connessione a internet diventi un diritto primario di ogni cittadino" e aggiunto che il governo è "al lavoro per tutelare questo diritto. Immagino uno Stato che interviene e fornisce gratuitamente una connessione a Internet di almeno mezz'ora al giorno a chi non può ancora permettersela", ha detto. Il presidente della Camera, Roberto Fico, ha invece parlato di cittadinanza digitale, da costruire con “un lavoro educativo e culturale trasversale a istituzioni e media”.

Dopo Cambridge Analytica solo il 2,7% ha cancellato il profilo

Se il 70% non si fida dei social, gli utenti che dichiarano che i loro comportamenti su Facebook non sono stati minimamente condizionati dallo scandalo Cambridge Analytica sono meno della metà, ovvero il 47,7% del totale. Solo una quota residuale (2,7%) ha cancellato il proprio profilo. Il 12,8% è invece intervenuto modificando i propri comportamenti (riduzione dell'attività per evitare il tracciamento), cercando di assumere informazioni puntuali sull'uso dei dati (21,6%) e variando le condizioni della privacy (14,0%). Non entusiasma invece il nuovo regolamento europeo per chi acquisisce e gestisce i dati personali (GDPR): il 40,6% degli intervistati non lo ritiene fondamentale perché "anche prima era possibile effettuare scelte precise in materia di privacy", mentre il 31,6% dichiara di non conoscerlo e di non essere comunque interessato alla cosa.

Utenti contrari all'anonimato sui social

Il rapporto indica che la fiducia degli utenti è più alta nei confronti di soggetti pubblici come le banche (72,5%) e i siti di e-commerce (62%). Per quanto riguarda la fruizione di internet, tre utenti su quattro (73,4%) lo utilizzano per mandare messaggi con WhatsApp e Messenger, facendone un uso continuo nel corso della giornata: di prima mattina (63%) e soprattutto la sera tardi (77,7%) o a letto (61,7%, ma tra i giovani si arriva al 79,7%). Il 34,1% usa lo smartphone anche quando è seduto a tavola (ma tra i giovani il dato sale fino al 49,7%). Dallo studio emerge che i comportamenti “scorretti”, coperti dall'anonimato, infastidiscono i fruitori della rete e tre su quattro si dichiarano favorevoli all'identificazione (con un documento) al momento dell'iscrizione a un social network.

La fedeltà alle app

WhatsApp e Facebook, spiega il rapporto, sono i principali riferimenti per la messaggistica e i social network, ma i dati mostrano che spesso gli utenti utilizzano più di una piattaforma. L’introduzione di un canone di pagamento/tariffa per questi servizi determinerebbe l'abbandono di 2/3 circa degli utenti, mentre un uso scorretto dei dati conferiti scoraggerebbe nella prosecuzione del rapporto il 53,5%.

Oltre il 22% pensa di essere dipendente da internet

Secondo il rapporto, la maggior parte degli utenti è consapevole dei lunghi periodi nei quali risulta attivo in rete. Quasi un quarto degli utenti (22,7%) ha spesso la sensazione che internet gli induca una sorta di dipendenza. L'11,7% vive con ansia l'eventuale impossibilità di connettersi, mentre l'11,2% litiga con i propri familiari per ragioni collegate all'utilizzo della rete. Ma se il 60,7% degli utenti dichiara di aver riflettuto sull'uso eccessivo di internet, solo il 28,6% è intervenuto concretamente con dei correttivi o delle regole di autolimitazione.

Gli attacchi informatici

In tema di sicurezza, emerge che è "notevole il numero di utenti internet colpiti nel tempo da attacchi informatici, soprattutto virus (41,9%), ma anche phishing (22,2%) e clonazioni (17,9%). Sono diffusi i comportamenti difensivi e di autotutela (antivirus e precauzioni d'uso di diversa natura), ma c'è un 15-20% di fruitori che non adotta neppure le cautele minimali (selezionare buone password e cambiarle periodicamente, fare attenzione a non aprire allegati di dubbia provenienze...). Bassa l’ansia da attacchi informatici (solo per il 12,5% degli utenti), mentre per il restante 87,5%, i rischi della rete non sono tali da incidere sui comportamenti di utilizzo.

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