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Nuovo stadio San Siro Milano, a che punto è il progetto

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Ristrutturare o demolire? Milan e Inter sarebbero orientate verso la seconda opzione, anche se non mancano le incognite. Ecco come potrebbe essere l'impianto

Da quando è nato è cambiato, tanto. Ma è sempre rimasto lì: è lo stadio Giuseppe Meazza, anche se per tutti i tifosi resta San Siro (LA FOTOSTORY). Adesso però, per la prima volta in più di 90 anni, potrebbe essere demolito e ricostruito qualche metro più in là. Inter e Milan stanno discutendo il progetto.

Gli impianti italiani

Per il presidente della Fifa Gianni Infantino, in fatto di stadi l'Italia sarebbe messa peggio del Gabon. Al netto dell'iperbole, c'è una certezza: gli impianti italiani sono vecchi. Non è solo questione di accoglienza dei tifosi e godibilità dello spettacolo: è anche questione di cassa. Perché uno stadio moderno diventa, tra musei, centri commerciali, biglietti ed eventi, una fonte di introiti. Milan e Inter incassano molto meno dalle partite in casa rispetto ai top club europei, non solo perché restano posti liberi, ma anche perché si ricava meno da ogni singolo seggiolino. In Italia gli stadi di nuova generazione sono pochi: l'Allianz Stadium della Juventus è il faro. Ma ci sono anche la Dacia Arena di Udine, il Benito Stirpe di Frosinone, il Mapei Stadium dove gioca il Sassuolo.

San Siro dalla nascita a oggi

Milan e Inter condividono uno stadio costruito nel 1926. Certo, è stato più volte rimodernato e ampliato. L'idea di San Siro è di Piero Pirelli, figlio di Giovanni Battista, il fondatore dell'omonimo gruppo industriale. Oggi – per questioni di sponsorizzazione e tifoseria – è un marchio legato all'Inter: allora Piero Pirelli era presidente del Milan. Individua l'area adatta per la nuova struttura accanto all'Ippodromo e finanzia l'impianto. Quattro tribune, niente curve, capienza di 35mila posti. Fino al 1947, è solo la casa dei rossoneri. Nel frattempo, la proprietà è passata al Comune, che conclude un primo ritocco, ampliando notevolmente la capienza e costruendo le sezioni di collegamento tra le tribune. San Siro diventa una struttura che avvolge il campo da gioco. Un altro, sostanzioso, ritocco arriva nel 1955, con la costruzione del secondo anello. Per accedervi, vengono progettate le rampe a "elica" che caratterizzeranno a lungo l'estetica di San Siro. Nel 1980 lo stadio cambia nome: viene intitolato a Giuseppe Meazza, che ha vestito sia la maglia del Milan che dell'Inter. L'ultimo, grande restyling risale ai mondiali del 1990. Anche allora si valutò l'opzione di uno stadio tutto nuovo, preferendo poi un deciso rifacimento: arrivano il terzo anello (che porta la capienza oltre gli 80mila posti, tutti a sedere) e la copertura totale. Vengono aggiunte undici torri cilindriche, che "impacchettano" la vecchia struttura, ospitano servizi, permettono l'accesso alle gradinate e reggono il peso delle nuove sezioni. È il Meazza che conosciamo oggi.

Come potrebbe essere il nuovo stadio

Nonostante l'età, e nonostante l'ultimo massiccio intervento risalga a trent'anni fa, San Siro resta uno degli impianti più ammirati del mondo: nel 2009 il Times lo ha indicato al secondo posto tra gli stadi più belli del pianeta, alle spalle del Westfalenstadion di Dortmund e prima dell’Anfield di Liverpool. Milan e Inter hanno due proprietà giovani e molto attente alla salute finanziaria: il fondo Elliot e la famiglia Zhang. Entrambe vedono nello stadio una pedina fondamentale nella ricostruzione finanziaria e sportiva. E, in questi giorni, sembrano aver trovato un accordo per la costruzione di un nuovo impianto sulle macerie di quello attuale. Non una semplice ristrutturazione ma uno stadio tutto nuovo. Come potrebbe essere? In linea con quanto fatto dalla Juventus, la struttura dovrebbe essere più raccolta: capienza abbondante (circa 60mila posti) ma inferiore a quella attuale (oltre gli 80mila). Prato e primo anello sarebbero interrati, con due obiettivi: minimizzare l'impatto sul quartiere e avvicinare il pubblico al campo di gioco.

Perché conviene costruire

Abbandonare l'attuale stadio è un colpo al cuore per i tifosi. E anche il sindaco di Milano Sala ha detto di preferire la ristrutturazione. Come sempre, però, sarà una questione di costi e benefici. Il Politecnico di Milano si è schierato per il nuovo stadio. È vero che una struttura tutta nuova costerebbe molto di più (300-400 milioni), ma sarebbe l'unica che garantirebbe i risultati desiderati (avere uno stadio efficiente e capace di assicurare nuovi introiti). In altre parole: l'attuale struttura è talmente vincolante che non permetterebbe l'evoluzione in un impianto d'eccellenza. Sarebbe una pezza ma non la soluzione. Spendi meno ma anche incassi meno. Altro vantaggio: costruendo un nuovo impianto, Inter e Milan non dovrebbero cercarsi (momentaneamente) una nuova casa ma continuerebbero a giocare nel vecchio San Siro.

Perché conviene ristrutturare

Una parte dei costi sarebbe sostenuta da uno sponsor che battezzerebbe il nuovo Meazza, come Allianz per la Juventus o Dacia per l'Udinese. Per il resto, ad aprire il portafogli sarebbero Milan e Inter, che dovranno comunque rispettare i vincoli (da definire) del Comune. L'idea dell'impianto condiviso è conveniente sia per questioni urbanistiche sia economiche. Ci sarebbero sistemi che creerebbero, alla bisogna, un vestito rossonero o nerazzurro. Se però il progetto sarà sostenuto dalle società, di chi sarà la proprietà? È un problema, anche se risolvibile. Sala ha spiegato che, in questo caso, bisognerà trovare un modo che consenta al Comune di mantenere la proprietà (cosa che non sembra essere in discussione): "Se si ripristina San Siro – ha spiegato il sindaco di Milano – saremmo disponibilissimi ad una concessione di lungo termine. Se invece si fa un nuovo stadio il punto è che bisogna trovare una formula per assegnarlo alla proprietà del Comune".

San Siro è un caso unico

Baùscia e Casciavìt, per una volta, non si dividono in base ai colori delle maglie. Favorevoli e contrari appartengono a schieramenti trasversali. Il ragionamento è complesso, perché in ballo non ci sono solo euro e mattoni. San Siro è infatti, per molti aspetti, un unicum. È uno degli impianti di maggior prestigio al mondo. Non è, per la sua storia, paragonabile al Delle Alpi: lo stadio che la Juventus ha abbattuto per far spazio a quello nuovo, oltre che essere molto più recente, non è mai stato amato e Torino l'ha salutato senza troppi rimpianti. Il Meazza è semmai accostabile a stadi come Bernabeu e Camp Nou. Barcellona e Real Madrid non hanno mai pensato di abbattere e ricostruire, preferendo la strada dell'ammodernamento. È anche vero (e questa è l'altra singolarità di San Siro) che – fuori dall'Italia – non ci sono squadre blasonate come Inter e Milan, in una città della levatura di Milano, che condividono uno stadio. A Londra, che pure ha sei squadre in Premier League, ognuno ha la propria struttura. Wembley – che per storia potrebbe essere accostato al Meazza - è stato demolito e ricostruito, ma non è la casa di un club. A Madrid, forse l'esempio calcistico più vicino a Milano, Real e Atletico hanno ognuno il proprio stadio (con i blancos al Bernabeu e i cugini che nel 2017 hanno traslocato dal Vicente Calderon al Wanda Metropolitano). Insomma: Milano si ritrova oggi con uno stadio storico e condiviso, affascinante ma inefficiente. Caratteristiche che rendono la matassa più intricata che altrove.

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