4 Ristoranti Molise: vince Monticelli Saperi e Sapori. L'intervista al vincitore

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In attesa dell'ultima puntata di Alessandro Borghese 4 Ristoranti , martedì alle 21.15 in esclusiva su Sky Uno, leggi l'intervista a Simona De Castro , titolare, insieme al fratello Stefano, del miglior ristorante di cucina autentica del Molise: "Monticelli Saperi e Sapori ". 

La penultima puntata di Alessandro Borghese 4 Ristoranti vede trionfare Simona De Castro, titolare, insieme al fratello Stefano, del miglior ristorante di cucina autentica del Molise. Monticelli Saperi e Sapori sbaraglia la concorrenza degli altri tre ristoranti in gara, l’Agriturismo la Ginestra di Pino, l’Osteria dei Pazzi di Annamaria e il Casale Kolidur di Barack. Con la sua “cucina della memoria e dei sentimenti”, Simona ha portato a casa la vittoria, non scontata e altrettanto gradita: “Mai dare niente per scontato nella vita, io ho sempre i piedi per terra”. La “cuciniera del Molise” lo scorso maggio ha vinto il premio come Migliore Chef donna in Italia agli Chef Awards 2017 di Milano ed è felice dell’immagine che ha potuto dare del suo luogo natio, “Qui siamo ancora fuori dal flusso turistico, respiriamo aria incontaminata, abbiamo i centri storici così com’erano una volta, forse la nostra povertà ci ha un po’ premiato, così come è successo per i Sassi di Matera”. In attesa del prossimo e ultimo appuntamento, su Sky Uno, martedì alle 21.15 in esclusiva assoluta, leggi l’intervista alla vincitrice e scopri cosa ci ha raccontato.

Il momento più bello?
Ce ne sono stati veramente tanti, chiaramente il primo è la proclamazione, quando ho visto mio fratello, Alessandro e tutti quanti davanti al ristorante e ho realizzato che avevamo vinto.
Non se l’aspettava?
No, ho sempre i piedi per terra, ci speravo, ma non mi piace illudermi e preferisco sorprendermi. Non ero sicura anche perché con Pino eravamo quasi in parità e poteva essere premiato lui al mio posto. Nulla è scontato nella vita.
E’ vero che con suo fratello avete iniziato quasi per caso?
Io sono laureata in Economia e Stefano in Giurisprudenza, abbiamo aperto seguendo un progetto manageriale e ci siamo ritrovati io in cucina e lui in sala e in veste di sommelier. Il cuoco si era infortunata, è nata così.
In cucina ha trovato la sua naturale ispirazione?
Sono autodidatta, mi sono potuta sbizzarrire dando forma a quello che la mia terra mi aveva regalato. Sono sempre stata molto creativa fin da bambina.
Il vostro locale è stato inserito tra i primi cento in Italia per gli Chef Award 2017.
Sì, ci siamo classificati tra i cento ristoranti d’Italia, all’evento c’erano i tutti i grandi, e anche lì non mi aspettavo certo di essere premiata, eravamo contenti solo per il fatto di essere arrivati fin lì. Quando mi hanno chiamato per ritirare il premio, è stato emozionante, non avevo scritto neanche un discorso.
Che effetto fanno tutti questi riconoscimenti?
Sono contentissima, cammino a un passo da terra pur mantenendo i piedi ben saldi per terra, ho le mani in pasta dodici ore al giorno, mi dedico a questo mestiere anima e corpo.
La soddisfazione maggiore?
I nostri ospiti ci ripagano di ogni sacrifici, ci danno continue conferme, quando i clienti ti dicono che il tuo piatto ricorda loro il cibo dell’infanzia per me è il massimo della soddisfazione, sono felice come una bambina davanti a un giocattolo. Provo a portare i sentimenti nel piatto.
Sembra che ci riesca bene, da dove trae l’ispirazione?
Dalle mie emozioni, dai miei ricordi dell’infanzia e dalla mia terra, anche se a volte è ingrata. Ho scelto di stare qui per ridonarle quei sentimenti che provavo quando ero bambina, c’erano i miei nonni, mia madre che cucinava…
Il suo cavallo di battaglia?
E’ un po’ come chiedere a una madre quale figlio preferisca, difficile rispondere, le mie creazioni sono tutte espressioni del mio essere. Un piatto riuscito, brioso e spumeggiante è il soufflé di caciocavallo.
L’ultima rivisitazione di un piatto classico?
Ultimamente ho reinventato “il torcinello” (budella ripiene di animelle d'agnello ndr) dandogli una forma rotonda che rievoca il tempo, tempo che qui da noi sembra un po’ essersi fermato. Lo ha assaggiato anche Alessandro in puntata.
Esclusa quella italiana, quale cucina apprezza?
Quest’anno mi sono affezionata alla cucina mediorientale, ho partecipato a un progetto chiamato “Poietica”, un ciclo di incontri con autori da tutto il mondo il cui tema era la parola e la terra. Ho dedicato loro un piatto, il messaggio che volevo esprimere era “Il cibo che unisce”, un connubio tra cucina locale e mediorientale.
La vostra filosofia di vita?
Ci caratterizzano l’onestà e la serietà, a Campobasso non ci conoscevano ciononostante nel nostro ambiente siamo riusciti a ricavarci un bello spazio. Ci vogliono bene tutti, per noi questo significa che stiamo lavorando bene.