Tattoo Artist of the Year, nell'attesa una intervista al...Nitro

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Nitro

Ogni domenica alle ore 21.15 su Sky Uno c'è Tattoo Artist of th Year . Aspettiamo questo appuntamento con una intervista al rapper Nitro , da poco uscito con l'album No Comment . Lui di tattoo ne ha una quindicina e un paio richiamano Lynch e Cronenberg

Ci vuole forza interiore per intitolare un disco No Comment, soprattutto se sei un rapper. Questo rischio se lo è preso Nitro, rapper vicentino di 25 anni della Machete Crew, che ha scelto di intitolare così il suo nuovo disco. Lo abbiamo intervistato, in virtù anche della sua passione per i tatuaggi, aspettando ogni domenica alle ore 21.15 su Sky Uno Tattoo Artist of th Year

Partiamo proprio dai tattoo: quanti ne ha?
Ammetto di non saperlo con certezza, credo una quindicina. Ma tutti i miei tatuaggi hanno un significato importante.
Quale è il primo che si è fatto e perché?
Mi sono tatuato cinque lettere CLAMP, che significa tenaglie/stringere in maniera molto forte, ma
sono anche le cinque cose che devi tenere per stringere in mano la tua vita da rapper.
Ovvero?
C di Concetto, L di Liriche, A di Attitudine, M di Musica e P di Performance.
C’è un tatuaggio cui tiene maggiormente?
Probabilmente è il volto di Henry Spencer il protagonista del primo film di Lynch.
Poi?
E’ molto importante anche quello ispirato a Il Pasto Nudo di Cronenberg, mi piace molto perché l’ho un po’ reinterpretato appoggiando la macchina da scrivere su un ragno e su un teschio, che sono le cose che mi fanno più paura: la morte e i ragni, e rappresenta la paura discrivere.
Che stile di tatuaggi le piacciono oltre quelli che già possiede?
Mi piacciono le scarnificazioni, ma non credo ne farò mai una.
Cosa pensa delle persone che si tatuano i testi delle sue canzoni?
E’ un gesto veramente bello e spero che non se ne pentano mai.
Ha qualche tatuaggio legato alla sua musica?
Praticamente tutti, sul braccio ho uno zero con le braccia e le gambe di topolino, questo tatuaggio me lo sono fatto mentre scrivevo il testo di Zero che è la prima canzone del mio primo disco.
Ci parla di No Comment?
E' il disco di una persona che sta diventando adulta, e comincia a guardarsi intorno, è un’album che guarda molto alla società e a ciò che accade intorno a me.
Come mai quel titolo spiazzante?
Quella è la superficie, la copertina, sulla copertina non ho nulla da dire. Io voglio lavorare sui contenuti, scavare a fondo. Poteva anche chiamarsi senza titolo ma non era altrettanto bello, suona malissimo.
Nel brano Violence dice uccidili tutti: come si arriva a questo?
Penso che sia il pezzo più controverso del disco perche se viene preso come un testo di narrativa non si capisce mai chi è il soggetto. Nella prima parte del pezzo è solo auto distruzione: uccidili tutti parte come convinzione del rap, poi però diventa una cosa diversa. Ho fatto questi due passaggi per prendere la gente e metterla all’interno di questa situazione che si respira oggi e che istiga molto alla violenza. Non sai da dove arrivano le notizie, non sai quali sono giuste e sbagliate, non sai più dove girarti perche non sai più a chi credere e incominci ad odiare tutti. E vuoi ucciderli tutti. Confusione più ignoranza più paura fanno la violenza.
In questo disco rispetto ai suoi progetti passati manca la chiave metal, come mai?
Se faccio una cosa di crossover o metal vorrei fare un progetto, e non una sola canzone da inserire nell’album. in questo disco non ci stava in questa forma.
Con quali artisti vorresti collaborare in futuro?
Della mia cricca tutti poi Noiz Narcos, Gue Pequeno e per dare uno sguardo ai nuovi direi Tedua.
Il rap è destinato a evolversi alle nuove generazioni, quale può essere la nuova via?
Sicuramente l’avvicinamento del rap agli strumenti. Il rap si è sempre fatto in un determinato modo perche mancavano i soldi, ora che i soldi ci vogliono anche gli strumenti. In questo album abbiamo contattato musicisti bravissimi. La missione è far vedere che saper rappare come Dio comanda è ancora figo!
Quale è il suo rapporto con i social?
Mi fanno molta paura, però è giusto trattare le cose importanti con la paura che meritano. Le cose grosse fanno sempre paura.