The Outsider, la recensione dei primi due episodi

Leggi la recensione del primo e del secondo episodio di The Outsider , in onda ogni lunedì alle 21.15 su Sky Atlantic. - The Outsider, scopri tutto nello speciale sulla serie

The Outsider, nel cast Jason Bateman, nei panni di Terry Maitland. FOTO

The Outsider, episodio 1

The Outsider, la serie tv tratta dall’omonimo romanzo di Stephen King del 2018, parte con un doppio episodio che in realtà è un unico blocco narrative diviso in due, una sorta di lungo prologo che ci mostra l’incidente scatenante della storia. E’ infatti dal terzo capitolo che inizieranno le indagini vere e proprie di Ralph Anderson, Holly Gibney e compagni. Ma andiamo con ordine.

La premessa è semplice, quasi lineare. Siamo in Georgia, precisamente nella fittizia cittadina di Cherokee City. Un posto tranquillo, se non fosse che un giorno viene improvvisamente ritrovato il cadavere brutalmente mutilato (ci sono anche segni di violenza sessuale e di tortura ante mortem) del giovane Frankie Peterson nei boschi circostanti. Il sospettato numero uno viene individuato – grazie ad alcuni testimoni giudicati attendibili, alle prove raccolte sul corpicino della vittima e ad alcuni filmati di telecamere a circuito chiuso – in Terry Maitland, padre di due figlie, marito devoto, insegnante e allenatore della squadra di baseball dei piccoli. Un membro attivo della comunità, una persona seria e affidabile.

Eppure gli indizi e le prove a suo carico non lasciano spazio ai dubbi, motivo per cui il detective Anderson procede con l’arresto. Arresto che è a dir poco plateale: Maitland, infatti, viene ammanettato nel bel mezzo della partita che stanno giocando i suoi giovani atleti. Segue il consueto interrogatorio, e qui cominciano i problemi: Terry ha un alibi inattaccabile. Quel giorno, racconta, non era neanche in città, perché si trovava a parecchie decine di chilometri da lì, a un seminario. Ci sono testimoni oculari e ci sono anche i filmati delle telecamere a circuito chiuso. E una persona non può trovarsi in due luoghi contemporaneamente.

L’obiettivo di un primo episodio è quello di catturare l’attenzione degli spettatori, e in questo senso The Outsider fa un ottimo lavoro. Parte con una prima parte che non potrebbe essere più “classica” di così (il ritrovamento del cadavere della vittima in un bosco, l’arrivo delle forze dell’ordine, la raccolta delle prime testimonianze e dei primi indizi, e intanto il presunto assassino mostrato in una situazione assolutamente normale), ma il punto di arrivo è ben lontano da quello del genere police procedural.

Ovviamente una grossa fetta del merito va data alla sceneggiatura di Richard Price, già autore di The Night Of. Questo capitolo iniziale, infatti, è ben equilibrato, ha un ottimo ritmo, e, soprattutto, si avvia verso la fine con un totale ribaltamento di quello che ci è stato mostrato finora. Sembrava un’indagine destinata a chiudersi nel giro di pochissimo, e invece…

A sostenere una scrittura solida ed efficace ci sono poi le altrettanto solide ed efficaci permormance del cast. Ovviamente il peso maggiore è sulle spalle di Ben Mendelsohn (Bloodline, Captain Marvel, Ready Player One, Black Sea, Lost River, Rogue One: A Star Wars Story), che interpreta Ralph Anderson. Un uomo, che, scopriamo, ha un ferita interiore non da poco: la (tutto sommato piuttosto recente) morte del figlio. Un uomo intenzionato a fare giustizia, specialmente perché la vittima è un ragazzino. C’è qualcosa di molto personale nelle sue azioni, e si vede. Poi c’è Jason Bateman, presente sia in veste di attore sia in veste di regista, che svolge un ottimo lavoro su entrambe i fronti, regalandoci una storia costruita in maniera intelligente e mostrandoci un Terry Maitland disperato e risoluto allo stesso tempo.

Il resto del cast non è da meno, ma a spiccare sono Julianne Nicholson, che interpreta la combattiva Glory Maitland (e che abbiamo già potuto apprezzare in svariate produzioni, tra cui Ally McBeal, Law & Order: Criminal Intent, Boardwalk Empire, Masters of Sex, The Red Road, I segreti di Osage County, Tonya) e Bill Camp (Damages, Manhattan, The Leftovers, The Night Of, The Looming Tower, Joker, Vice – L’uomo nell’ombra), che interpreta l’affidabile (e anche un po’ arrogantello) avvocato di Terry, Howard Solomon, uno che sa bene il fatto suo e che, soprattutto, sa bene come difendere i suoi clienti. Anche Mare Winningham, che interpreta Jeannie, la moglie di Ralph, pur comparendo per poco riesce a farsi notare (la riconoscete? Era la madre di Cole Lockhart in The Affair), ma il suo personaggio, come quelli citati poco sopra, avrà modo di crescere parecchio nei prossimi episodi, dunque si tratta solo di avere un po’ di pazienza.

E poi c’è il mistero, e non ci riferiamo “solo” al fatto che il killer conclamato in realtà potrebbe essere innocente – per quanto ne sappiamo, a oggi nessun essere umano ha il dono dell’ubiquità –, ma anche all’improvvisa morte della madre del povero Frankie. Certo, che si possa letteralmente morire di dolore è un fatto scientificamente provato, ma in questa particolare situazione lascia a bocca aperta: come può una famiglia sopportare una tale quantità di dolore nello spazio di così poco tempo? E ancora, chi è, e cosa vuole, quel misterioso individuo col volto nascosto dal cappuccio di una felpa? Chi o cosa ha inquietato la piccola Jessa Maitland nel cuore della notte? Soprattutto: se Terry non era in città intento a fare scempio del corpo del giovane Peterson, allora chi diavolo è l’uomo ripreso dalle telecamere di sicurezza che, a tutti gli effetti, sembra proprio essere lui?

The Outsider, le foto più belle di Cynthia Erivo, che nella serie è Holly Gibney. FOTO

The Outsider, episodio 2

Il titolo del secondo episodio di The Outsider è Roanoke, e non a caso: quello della perduta colonia di Roanoke, infatti, è ancora oggi uno dei più grandi misteri degli Stati Uniti d’America. Il senso di ciò è chiaro: come ricordato dal vice-procuratore Anderson, al mondo ci sono delle cose che, semplicemente, sono inspiegabili, e quanto scoperto su Terry Maitland rientra senza dubbio in questa categoria. La giustizia deve dunque frenare di fronte a qualcosa del genere? A quanto pare no, motivo per cui Terry, dopo un breve soggiorno in carcere, si prepara a comparire in tribunale. Peccato che in tribunale non ci arriverà mai.

All’inizio di questo secondo capitolo della serie tratta dall’omonimo romanzo di Stephen King c’è un breve incontro tra Ralph – che, giustamente, sta cercando di capire cosa diavolo è veramente successo – e Terry, e si tratta, come prevedibile, di uno scambio piuttosto teso. Mendelsohn e Bateman danno vita alla sceneggiatura di Price in maniera veramente magistrale, una piccola ma grande lezione di recitazione basata più sul non detto che su quanto veicolato dalle effettive parole pronunciate dai personaggi. La breve, ma toccante, parentesi su Derek, il figlio di Ralph, è qualcosa di veramente straziante, anche se ancora non sappiamo di preciso cosa sia successo. Ciò che sappiamo è che siamo di fronte a due uomini e a due padri che, nonostante tutto, in un certo senso sono dalla stessa parte: entrambi vogliono scoprire chi è il vero assassino, ed entrambi vogliono solamente lasciarsi un incubo alle spalle.

In questa parte della narrazione, Bateman fa veramente un ottimo lavoro: mai sopra le righe, eppure capace di trasmettere tutte le emozioni del suo personaggio semplicemente col tono della voce e con la mimica facciale. Il suo Terry si aggrappa ferocemente alla consapevolezza della propria innocenza, ma, allo stesso tempo, sa bene che la sua vita non sarà mai più la stessa anche se dovesse essere effettivamente considerato estraneo ai fatti. Sfortunatamente per lui, morirà da colpevole, ma le sue ultime parole saranno un grido di innocenza.

Mendelsohn non è da meno: il suo Ralph è un uomo all’apparenza solidissimo, ma dentro è pieno di dubbi. La testa gli dice chiaramente che Terry è colpevole – le prove non lasciano spazio a dubbi –, ma il cuore gli dice che con tutta probabilità la persona che ha davanti è innocente, cosa che ovviamente scatena in lui un senso di colpa non indifferente. Quando poi Maitland muore di fronte ai suoi occhi – ucciso dal fratello maggiore di Frankie, rimasto ormai solo dopo il suicidio del padre –, il senso di colpa si trasforma in feroce ostinazione: scoprirà la verità, anche se, di fatto, il caso non è più nelle sue mani. Intanto due famiglie sono state distrutte per sempre.

Julianne Nicholson finalmente in questo secondo episodio ha la possibilità di dare prova delle sue capacità: il suo veloce ma intenso scambio di opinioni con il detective Anderson dopo la morte del marito è uno di quei momenti in cui ci si rende forse conto di quanto può essere difficile il compito di un attore.

Per il resto, si continua a navigare nelle domande, e all’orizzonte sembra non esserci nessuna risposta sensata. L’unica cosa certa è che qualcuno (forse il misterioso uomo col cappuccio, presente sia al momento della morte di Terry sia al momento dell’impiccagione del padre di Frankie e visto da Jessa nella sua stanza?) ha ucciso un ragazzino, e questo qualcuno potrebbe uccidere nuovamente.

Questo secondo episodio – che ci porta un po’ di più dentro le psicologie dei personaggi principali e che ci dà altri indizi su quanto vedremo prossimamente – termina con il ritrovamento in un fienile dei vestiti indossati da “Terry Maitland” dopo l’omicidio. Vestiti che sono ricoperti da una sostanza viscida…la stessa sostanza ritrovata nella cameretta della figlia minore di Terry e Glory…