The New Pope, la recensione dell'episodio 3

Essere o non essere Papa? A questo domanda finalmente risponde Sir John Brannox (John Malkovich ), mentre la devota Ester Aubry (Ludivine Sagnier ) cerca un nuovo miracolo per sbarcare il lunario. Tra Dennis Hopper e Meghan Markle la terza puntata di The New Pope è un viaggio sorprendente e meraviglioso nel mondo di Paolo Sorrentino

The New Pope, scopri tutto nello speciale sulla serie The New Pope: la recensione dell'episodio 4 The New Pope: Le Foto del terzo episodio

John Malkovich, un Papa cinefilo e fashion

Se Dio assume la forma di un millepiedi (d'altronde già William Burroughs sapeva della natura divina dell’artropode dalle numerose zampe), allora il cardinale John Brannox può essere il consulente di moda di Meghan Markle. Alla consorte del principe Harry, il porporato consiglia un abito di Dior giallo, perfetto per la carnagione della Duchessa di Sussex. “Oggi vogliono essere influencer, eppure non hanno idea di come si abbinino i colori. Meghan mi chiama almeno 25 volte al giorno per consigli di bellezza, pensa che io sia gay.” Così il personaggio interpretato da John Malkovich definisce il suo rapporto con Miss Markle.

Sicché anche in questo terzo episodio sacro e profano, alto e basso, commedia e dramma, passato e presente, demonio e santità danzano insieme mentre i Sofi Tukker insieme a Charlie Barker cantano Good Time Girl. Questa volta i titoli di testa indugiano sulle performance singole delle menadi danzanti di bianco vestite. E all’ombra di queste bellissime fanciulle in fiore entriamo a gamba tesa nella vita e nei gusti dell’aspirante pontefice. Sir John ama Easy Rider. Tanto da goderselo in una sala all’interno della sua sontuosa dimora. Alla proiezione assiste l’incantevole Sofia Dubois (una sempre più incantevole Cecilé De France), che trova il film meraviglioso e datato, un po’ come Sir John. 

L’alto prelato inglese sciorina quindi i propri miti: oltre a Hopper, sono Sharon Stone, Sean Penn, Jack Nicholson e Marilyn Manson. Celebrità autenticamente libere che, in qualità di pontefice, Brannox potrebbe incontrare con facilità. Quella libertà che come capo della Chiesa non potrebbe mai indossare. E forse non è un caso che il sottotitolo italiano di Easy Rider sia Libertà e Paura. In fondo Brannox vive un perpetuo stato di contraddizione: afferma un concetto, salvo, pochi istanti dopo, sostenere l’esatto contrario. Basta guardare la sua contradditoria reazione davanti alle immagini di un attentato a Mogadiscio introdotte dalle immagini di Jesus Christ Superstar. John non si è mai sentito amato dai propri genitori, che idolatravano suo fratello gemello Adam. Gli sembra di non piacere neanche a Dio. Ma in questo caso corre in suo aiuto lo spirito di Pio XIII che gli sussurra queste parole: “L’amore di Dio non è mai un regalo, bisogna conquistarselo passo dopo passo. Bisogna crescere.”

Habemus Papam: è Giovanni Paolo III

Tuttavia sarà la vanità, il peccato dei fiori (e anche quello preferito dell’avvocato del Diavolo), a convincere Brannox a trasfigurarsi in The New Pope. Il merito è dell’uomo d’acciaio, ovvero il Cardinal Voiello (Silvio Orlando), che con un escamotage persuade la fragile porcellana chiamata Sir John ad accettare l’incarico. Dopo il funerale di Francesco II, sottolineato da “Adios Amigo” cantata dai Kilnamama, Sir John viene eletto pontefice. 155 voti su 118. Un solo cardinale, con una certa dose di cattivo gusto, ha votato per Lenny Belardo.

Con il nome di Giovanni Paolo III, Sir John inizia il proprio papato. La sua prima omelia elogia “la tenerezza della nostra intimità e l’intimità ella nostra tenerezza.”  Per il nuovo papa la Chiesa non deve pensare: la Chiesa deve proteggere chi è fragile, la Chiesa deve riconoscere, preservare e valorizzare la fragilità sia nel freddo opaco della notte sia nel freddo cristallino di mezzogiorno. Ma questo pontefice fragile, anziano e con la barba ha un segreto, forse celato in quella scatoletta d’argento il cui contenuto lo aiuta a dormire. Un mistero che l’ambizioso ed entusiasta Cardinal Spalletta (Massimo Ghini), compagno di seminario di Brannox, pare conoscere. E come diceva Andreotti: “Chi non vuol far sapere una cosa, in fondo non deve confessarla neanche a sé stesso, perché non bisogna mai lasciare tracce.”

Sister Act: suore di clausura alla riscossa

Se in questo episodio di The New Pope le scene in cui compare John Malkovich sono spesso inafferrabili, volatili, fragranti come un esotico profumo, le sequenze in cui vediamo in azione le monache di clausura hanno l’aroma acre e deciso di un sigaro. Per la gioia di Crozza, Paolo Sorrentino in questa puntata ci mostra una suora nana che fuma. Ma al netto del divertissement, le religiose sono sul piede di guerra.

Monsignor Cavallo sbertuccia le sorelle, offre loro un paio di biglietti per un musical sul Giudizio Universale al Teatro Sistina, solo che loro sono suore di clausura e non possono uscire dal Vaticano. Ma soprattutto nega 300 euro per andare Lourdes a suor Lisette (Nora Waldstätten), che ha la madre malata terminale. Intanto gli Afterhours cantano “Voglio una pelle splendida.” Ma le spose di Cristo sono pronte a alla battaglia e Lisette si tatua sulla schiena una monaca con il pugno alzato. Parafrasando gli Intillimani: “Hermanas Unidas…“

Esther, tra carità cristiana e prostituzione

L’ultima protagonista di questo terzo episodio di The New Pope è Esther Aubry. L’avevamo lasciata inviperita per l’elezione di un nuovo pontefice e la ritroviamo madre single, senza lavoro e a breve senza fissa dimora. Le ospitate in televisione non bastano più per tirare avanti. Dopo la gravidanza inaspettata, urge un altro miracolo, e questa volta l’insperato prodigio si manifesta attraverso la figura di Fabiano (Alessandro Ricci), vedovo con figlio a carico, di professione riparatore di orologi. Per quanto biondo non si tratta certo di Pio XIII. Nonostante si un ex seminarista, del Santo Padre ha poco o niente. Tant’è che la sua proposta è decisamente più prosaica e mondana. Infatti, Fabiano, l’angelo dal petto villoso, suggerisce a Esther di concedere le proprie grazie al figlio deforme di una facoltosa avvocatessa in cambio di una cospicua somma. Un atto di carità cristiana o di prostituzione, a seconda dei punti di vista.

Con un sublime montaggio parallelo scandito dall’Ave Maria di Bach, in cui si alternano le scene dell'incontro tra Esther e lo sfortunato ragazzo e il primo approccio tra la novizia Caterina e il migrante di nome Faisal che vive nascosto all’interno del Vaticano, Sorrentino mette in scena il desiderio e le sue leggi. Ma non sempre Eros ha la meglio sul senso di colpa o sulla vergogna. Una lacrima riga il viso di Lenny. Sui titoli di coda la voce di Paolo Conte intona le parole della canzone "L’orchestrina," mentre Fabiano ed Esther si producono in un surreale ed esilarante balletto in déshabillé: ancora una volta il pianto si trasfigura in riso. Si sa, l’amore ci rende sublimi e grotteschi al tempo stesso.

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