Gomorra 4, trama e recensione dell’episodio 1

La morte di Ciro fa capire a Genny che è arrivato il momento di cambiare vita. Evitata la guerra con i fratelli Capaccio grazie all'intervente dello Zio, il potente boss dell'entroterra Don Gerlando Levante, Gennaro lascia tutto nelle mani della fidata Patrizia. Intanto, Enzo si chiama fuori dai giochi: ha avuto ciò che voleva, ma ha anche perso più di quello che pensava si potesse perdere. Leggi la recensione del primo episodio di Gomorra 4.

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Gomorra 4, episodio 1: la trama

Il vero prezzo di 2.000 voti

La quarta stagione di Gomorra si apre con un'introduzione che non ha niente a che fare con quanto visto finora. Dopo aver preso un caffè al bar, il giovane e amato sindaco di un paesino dell'entroterra campano viene caricato in macchina da qualcuno che lo sta aspettando per portarlo da qualche parte. "Papà ti vuole parlare" dice l'uomo alla guida.

L'ingresso della tenuta del "papà" di cui sopra è allo stesso tempo maestoso e decadente. La casa, di dimensioni ragguardevoli, ha la facciata completamente usurata dal tempo. Tutto attorno, campi coltivati. Al piano terra, sul retro, un uomo anziano ma non troppo sta dando da mangiare a degli uccellini. La stanza è piena di bestioline in gabbia.

Dalle parole del sindaco - scocciato per essere stato chiamato fin lì, visto che quella mattina si tiene il consiglio comunale - capiamo che l'amante dei cardellini si chiama Gerlando. E che è grazie a lui che il giovane sindaco è stato eletto. 50 euro per 2.000 voti non è poco, è una bella cifra, pertanto Gerlando si chiede per cosa ha pagato, visto che finora non ha potuto constatare risultati o cambiamenti di suo gradimento.

Il giovane sindaco si dice disponibile a fare ciò che lui vorrà, ma gli ricorda che, "purtroppo", c'è di mezzo una cosa chiamata democrazia, una cosa che comporta l'esistenza di leggi, di prefetti, addirittura di giornali. A Gerlando, però, non importa: o si farà come dice lui, o le cose dovranno cambiare. Purtroppo per lui, il giovane sindaco ha l'impudenza di rispondere e di giustificarsi un'ultima volta. Ultima nel senso letterale. Viene infatti ucciso dall'uomo che lo ha accompagnato fin lì in macchina con un colpo di pistola alla testa. Poi il suo corpo viene scaricato in una cava dall'autista, Ciccio, che si fa aiutare da un altro uomo rosso di capelli, Saro, anche lui figlio di Don Gerlando.

Il giorno dopo

Chiuso il prologo, si torna a Scampia. Si torna alle Vele. Genny, che ha appena sparato all'amico e fratello Ciro, cammina per il corridoio interno centrale, e intanto sente la voce dell'Immortale urlare "Uccidilo! Uccidilo! Spara!". Quello, infatti, è il luogo dove Gennarì venne portato per diventare un uomo. In pieno stato di shock, il personaggio di Salvatore Esposito, unico sopravvissuto della prima stagione, si accascia a terra. Ha bisogno di un momento. Quando si rialza, ha già uno sguardo diverso: ha lo sguardo di una persona in cerca di vendetta.

In quel covo temporaneo, protetta da una guardia, lo aspetta Azzurra. "Ciro è morto. Lo ha fatto per proteggere me. Noi. Ora siamo soli." sussurra Gennaro, che ha ancora gli occhi rossi dal pianto. Lei gli prende il viso tra le mani e gli dice "Noi siamo sempre stati soli. Sempre. Ma tu sei Gennaro Savastano, non te lo scordare mai."

Altrove, al porto, Elia O’Diplomato, che è lì insieme al fratello Ferdinando, O’Crezi, chiede a Enzo che diamine è successo. La risposta che gli arriva è piuttosto secca: è successo che Sangueblù e compagni si sono rotti "u cazz" di fare come le palle del biliardo, e che da quel preciso momento loro saranno "come la Svizzera". I Capaccio vogliono dichiarare guerra al clan Savastano, ma Enzo è perentorio: se daranno il via alle danze, a quel punto avranno un serio problema anche con il centro di Napoli. Non è meglio lasciarsi con una bella stretta di mano?

Nel palazzo dove si tenevano le riunioni dei Confederati, nella sala della tavola rotonda, sono riuniti tutti i capitani, i sergenti e i luogotenenti dei boss defunti. La morte di O'Stregone, colpevole di aver accettato la pace con Gennaro e Enzo e pertanto ucciso proprio da O'Crezi, significa che ora il rione Sanità e il rione Maddalena sono sotto il loro controllo: chi sceglierà di stare con loro potrà continuare a godere dei benefici di cui ha goduto finora, mentre chi vorrà andarsene potrà farlo liberamente. Ma c'è un ma: chi resterà dovrà prepararsi allo scontro con Gennaro Savastano, che va eliminato dalla faccia della Terra.

Nel frattempo, Gennaro si incontra con Enzo. Salgono su una piccola imbarcazione e si allontanano dalla riva. Quell'incontro deve avvenire lontano dalla terraferma, lontano da orecchie indiscrete. Mentre in città, di notte, vengono sparati dei fuochi d'artificio, Sangueblù (è stato lui a organizzare l'incontro) dice a Genny di voler continuare a comprare la roba da lui, allo stesso prezzo. Niente alleanze però, solo affari. Genny gli chiede solo se quello sia il posto. Ovviamente si riferisce al posto in cui è stato scaricato il cadavere di Ciro.

Dopo essersi fatto il segno della croce, e dopo un pensiero per l'amico, Gennaro accetta: gli sta bene tutto. Ma Enzo deve sapere che lui non dimenticherà mai quello che gli ha fatto fare. Sangueblù capisce bene cosa intende. E sa anche di non essere alla ricerca del perdono di nessun altro all'infuori di sé stesso. Perché è questo ciò che succede quando si uccide qualcuno a cui si vuole bene.

Una fedele alleata

Due ragazzi in moto accostano. Quello con le treccine, che ha il volto coperto e una pistola in mano, irrompe in un negozio e prende una gabbietta con dentro un uccellino. In cambio lascia al proprietario un bel rotolo di banconote.

Patrizia, capelli raccolti nella solita coda alta e giacca di pelle finemente decorata di tagli sulla schiena, arriva a Scampia. Gennaro sta tenendo un incontro con i suoi. Li sta informando che i Capaccio vogliono dichairare guerra. Nicola propone di "atterrarli" tutti quanti, ma Genny lo blocca subito: nessuno dovrà fare niente fino a quando non sarà lui a dirlo. Non vuole altri spargimenti di sangue. Non per ora, quantomeno.

Patrizia e Gennaro se ne vanno insieme. In macchina, sotto un cavalcavia, parlano. Lei vorrebbe dire anche agli altri cosa sta succedendo, ma lui lei dice di no, per ora è meglio che lo sappiano solo loro due, perché "Chi comanda è come un padre: non deve spiegare ai figli quale sia il problema, deve risolverlo." Arriva il ragazzo con le treccine, che mette la gabbietta sul sedile posteriore.

Genny si riferisce all'uccellino chiamandolo "Lacrime di Cristo". Durante il viaggio, sotto lo sguardo inquisitore di Patrizia, spiega che fu un cardellino a togliere le spine dalla fronte di Cristo dopo la sua morte. Fu così che una goccia di sangue di Gesù macchiò la testa dell'uccellino. Che, infatti, ha una caratteristica macchia rossa. Scopriamo che si tratta di un uccellino molto raro, un "portatore di colori", che ha il potere di generare figli colorati nonostante sia bianco (macchia a parte). Pare porti fortuna, ma Patrizia non sembra molto impressionata.

Un nuovo mondo

La macchina esce da Napoli, prende diverse strade, attraversa paesini e campagne, e infine arriva alla tenuta di Don Gerlando. Gennaro e Patrizia entrano in casa, e si tratta di una casa ben diversa da quelle che abbiamo visto finora: niente oro, niente sfarzo, niente kitsch, bensì un arredamento modesto, decisamente "contadino". L'intera famiglia è riunita in sala da pranzo. Il tavolo, decisamente lungo, è quasi completamente occupato. Terminata la perghiera, un Ave Maria, Gennaro saluta l'uomo seduto a capotavola: "Ciao zio."

Gerlando si alza, gli si avvicina e lo saluta baciandolo. Scopriamo che è passato molto tempo dall'ultima volta che si sono visti, e scopriamo anche che fu a causa di Don Pietro, che non voleva avere niente a che fare con loro. Don Gerlando, che di cognome fa Levante, dice che gli è dispiaciuto molto venire a sapere della morte di Imma, e che sua moglie ha pianto tantissimo. Come scopriremo più avanti, è la cugina della defunta madre di Genny.

I nuovi arrivati vengono invitati a prendere posto: Gennaro si siede vicino allo zio, mentre Patrizia si siede quasi all'altro capo del tavolo, vicino a Grazia, l'unica figlia femmina del patriarca. Patrì è chiaramente spaesata.

Terminato il pranzo, Genny passeggia con lo zio. Gli racconta il suo tentativo, fallito, di prendere possesso del centro di Napoli, di quella sirena bellissima che però, alla fine, l'ha fatto sfracellare sugli scogli. Il giovane boss non gira a vuoto: è lì perché ha bisogno di aiuto. Poi consegna allo zio il regalo che gli ha portato. Non c'è che dire, Gerlando è colpito. Non tanto e non solo dal cardellino, ma dal fatto che Gennaro non gli ricorda assolutamente Don Pietro: lui ha gli occhi di sua madre. Pietro non riuscì mai a capire una cosa fondamentale: la forza della famiglia. Una mano lava l'altra: tutto quello che Gennaro ha chiesto, è già cosa fatta.

Intanto, Patrizia è rimasta al tavolo. Mentre beve il caffè, le si presenta Michelangelo, detto Mickey, il secondogenito di Don Gerlando. Un ragazzo che ha qualcosa di diverso. A Grazia viene ordinato dalla madre di sparecchiare - le donne in casa Levante non hanno molto raggio d'azione -, così Patrizia esce a fumare una sigaretta. Sul tetto, viene raggiunta da Mickey. Lui ammira la bellezza della campagna, lei per niente. Lui, per fare colpo, confessa che in realtà non ama poi così tanto stare lì, motivo per cui quand'era più giovane si trasferì a Bologna per studiare. Poi, però, è tornato, perché lì si trovano le sue radici. Patrizia, invece, di radici dice di non averne. La chiacchierata diventa troppo personale, colpisce dritta al cuore, così lei se ne va.

Mentre i "visitatori" si allontanano in macchina, Don Gerlando e Mickey parlano. Il boss ha notato l'interesse di suo figlio nei confronti della "guagliona", ma gli ricorda subito che le donne devono stare al loro posto, non andare in giro con chi comanda. Mickey suggerisce che "forse il mondo sta cambiando", ma Gerlando lo gela: il mondo cambia, ma loro rimangono sempre gli stessi. E' quella la loro forza.

Un attentato per evitare una guerra

Il giorno dopo, due scagnozzi di Don Gerlando rubano una macchina. Poi la consegnano a Cicco e Saro, che la fanno caricare di esplosivo. Il telecomando viene consegnato a una giovane donna che ha in braccio una bimba. Sarà lei a guidare, perché "il quartiere è blindato." La donna riesce ad arrivare fino al centro scommesse dove intanto è arrivato O'Crezi. Quello che succede dopo è facilmente intuibile. L'esplosione provoca parecchie vittime. O'Crezi è ferito, ma è vivo.

O'Diplomato si incontra con Valerio. Ha saputo che la persona che guidava l'autobomba non è di Secondigliano. Vocabulà ribatte che loro non c'entrano niente, ma Elia è lì perché vuole coinvolgere Enzo e i suoi. Di nuovo, Valerio non abbocca. A quel punto O'Diplomato lo mette in guardia: la fedeltà è una bella cosa, ma è pericoloso essere fedeli a chi è in caduta libera. Andatosene Valerio, Elia riceve una telefonata: l'albanese, quello che ha indirizzato i Levante, ha parlato.

La sera stessa, guardando il telegiornale, Assunta viene a sapere dell'attentato. Capisce subito che dietro c'è Gennaro. E' furiosa, sia perché erano presenti dei bambini (per fortuna tutti salvi) e poi, soprattutto, perché lui le aveva promesso che quella maledetta guerra era giunta al termine. Lui non si scompone: quella guerra è finita prima ancora di cominciare proprio grazie a lui.

O'Crezi e O'Diplomato, i nipoti di Don Aniello, si incontrano col nonno per discutere di quanto successo. E' lui a spiegare loro il collegamento tra i Levante e i Savastano, ed è sempre lui a piegare il motivo per cui Don Pietro si è sempre tenuto alla larga: non si è mai fidato di Don Gerlando, perché ha sempre pensato che prima o poi avrebbe tentato di prendersi anche Secondigliano. Don Aniello è chiaro: ora Gennaro si sente forte, ma deve stare attento, perché "quelli" sono molto potenti. I nipoti scalpitano, ma il saggio e anziano boss li blocca subito: non possono permettersi una guerra di tale portata, dunque dovranno trovare un accordo. Lui farà da garante.

Patti chiari, amicizia lunga

All'incontro, che si tiene nella tenuta di Don Gerlando, si presentano un po' tutte le parti in causa: Genny (con Patrizia e Nicola), i Levante (padre e figli maschi), i Capaccio, Enzo e Valerio. I primi a parlare sono Elia e Ferdinando: propongono un accordo, per calmare le acque. Genny è d'accordo. Questi i tre punti fondamentali: Secondigliano dovrà mantenere la sua indipendenza, ma in cambio non avanzerà mai prestese su altri territori; basta guerre, perché non fanno bene a nessuno, specialmente agli affari; chi vorrà fare affari con Secondigliano sarà sempre il benvenuto, il prezzo sarà lo stesso per tutti, però tutti dovranno accettare di vendere a un prezzo controllato dentro le proprie zone, in modo da non creare concorrenza.

Ma, come giustamente chiede Elia, Gennaro cosa ci guadagna? La sua risposta spiazza tutti: la libertà, per sé stesso e per la sua famiglia. Perché a Secondigliano a comandare resterà Donna Patrizia: solo una donna può far crescere bene un bambino, e questa pace è come un bambino, che avrà Donna Patrizia come madre e Gerlando Levante come padre. Tutti sono d'accordo. L'incontro si chiude con un'ultima dichiarazione di Gennaro: da oggi, loro non lo vedranno più. Per lui è veramente tempo di voltare pagina.

La nuova vita di Gennaro Savastano

L'episodio si chiude con Gennaro che porta Azzurra in un posto speciale: si tratta di una vecchia pista di decollo/atterragio abbandonata. Per quel posto Gennarì ha grandi progetti: sarà la cosa più grande mai vista in quella zona. Sarà il loro futuro.

 

Gomorra 4, episodio 1: la recensione

Come successo per le stagioni 2 e 3, anche il quarto capitolo di Gomorra - La serie riparte dal punto in cui si era interrotta la narrazione, per poi fare un salto in avanti di un anno. Il primo episodio di questa nuova stagione è dunque un lungo prologo, infatti pone le basi per quello che vedremo nelle prossime settimane.

Salvatore Esposito, il vero "Immortale" della serie, ormai è un tutt'uno con Gennaro Savastano, con i suoi sguardi di traverso, con i suoi mugugni, con i suoi mezzi sorrisi. Questo primo segmento narrativo ha un obiettivo importante: introdurre la famiglia Levante, in particolare Don Gerlando e i suoi tre figli maschi, Ciccio, Saro e Michelangelo, detto Mickey. La figura di Don Gerlando (Gianni Parisi), lo zio di Genny, è una figura a dir poco granitica. La terra e la famiglia (e i cardellini!) sono le colonne portanti della sua esistenza. Sembra un uomo uscito dal passato, e in un certo senso lo è. 

Prosegue il sodalizio tra Gennaro e Patrizia, che viene addirittura scelta ufficialmente come luogotenente per gestire gli affari di Secondigliano. Donna Patrizia si è avvicinata a questo mondo con ritrosia, ma adesso questo mondo è diventato parte di lei. C'è però un dettaglio da tenere sempre a mente: Patrizia non sa che a ordinare la morte di Pietro fu proprio Genny. Forse in questa stagione lo scoprirà? 

Restano per adesso un po' sullo sfondo Enzo, Valerio e Azzurra, ma siamo sicuri che nel corso della stagione avranno tutti e tre modo di emergere.

 

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