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Lyudmilla Ignatenko

Interpretato da Jessie Buckley

Tra tanta paura e sgomento, in “Chernobyl” c’è spazio anche per l’amore, sentimento incarnato dalla figura di Lyudmilla Ignatenko, la moglie di uno dei pompieri che per primi arrivarono sul posto la notte dell’esplosione. Una donna coraggiosa e testarda, pronta a tutto per difendere quello in cui crede. A prestarle il volto è l’attrice irlandese Jessie Buckley

L’amore a Chernobyl

Lyudmilla Ignatenko arrivò a Chernobyl quando aveva solo 17 anni, trovando lavoro nella centrale come pasticcera. Qui conobbe suo marito Vasily, che lavorava come vigile del fuoco: dopo tre anni d’amore, i due si sposarono. La loro vita trascorreva serena, fino a quando, la notte del 25 aprile 1986, lui non fu chiamato per spegnere le fiamme di quello che doveva essere “un banale incendio”. Le cose stavano in modo molto diverso: Vasily fu costretto a spostare materiale radioattivo a pochi metri dal reattore. L’impatto con le radiazioni fu fortissimo: insieme agli altri uomini che con lui avevano lavorato, fu trasportato quella stessa notte in ospedale, e non fece più ritorno a casa.  Lyudmilla, nonostante tutto, scelse di non abbandonarlo e di combattere al suo fianco: ha spesso raccontato la loro storia, e la sua testimonianza resta ancora oggi una delle più vivide a nostra disposizione.

 

Jessie Buckley, dai talent alla carriera d’attrice

Il volto di Lyudmilla Ignatenko è quello dalla cantante e attrice irlandese Jessie Buckley. Classe 1989, si è fatta conoscere partecipando al talent show “I’d do anything” nel 2008, e piazzandosi al secondo posto. Quello stesso anno veste i panni di Anne Egermann nella produzione teatrale di “A little night music”, e dopo aver preso parte ad altri spettacoli decide di iscriversi alla “Royal Academy of Dramatic Art”. La decisione si rivela vincente, perché dopo il diploma Jessie ottiene ruoli in alcune importanti produzioni televisive come “Guerra e Pace”, in cui è Maria Bolkonskaya, o “Taboo”, accanto a Tom Hardy. Nel 2019 il Times l’ha inserita nella sua speciale classifica dedicata agli Under 30.

 

La voce delle vittime “invisibili”

Pur non essendo nata in Russia, Jessie Buckley ha immediatamente avvertito una forte empatia con il personaggio che avrebbe interpretato: “Quando ho letto la sceneggiatura ne sono stata immediatamente sconvolta. Non ero ancora nata nel 1986, ma ricordo che alle elementari fu istituito un progetto per aiutare i bambini affetti dall’esplosione. Sarebbero venuti a vivere in Irlanda e avrebbero frequentato la mia scuola per un anno. Questa vicenda, quindi, mi tocca molto da vicino” ha spiegato l’attrice. Anche lei, come gran parte dei suoi colleghi, si è preparata al ruolo affidandosi alla lettura di documenti del tempo: “Mi è stato di grandissimo aiuto un libro scritto da Svetlana Alexievich chiamato ‘Voices from Chernobyl’. E’ un’incredibile bibbia di racconti di persone che sono state colpite in modo differente dall’esplosione. E mi ha aiutata a calarmi nei loro panni”. Raccontare nel miglior modo possibile le storie di queste persone era per Jessie di primaria importanza: a differenza di vertici dell’esercito, scienziati e membri del governo, le persone comuni non hanno mai avuto possibilità di parola, e sono stati a lungo costretti al silenzio. “Chernobyl” è anche un modo per dar loro finalmente voce.