Chernobyl: le anticipazioni della terza puntata

Continua su Sky Atlantic la corsa di Chernobyl , la serie in cinque parti co-prodotta da SKY e HBO che porta sul piccolo schermo il disastro nucleare del 1986. L'appuntamento col il terzo episodio è per lunedì 24 giugno alle 21.15.  Intanto, ecco alcune anticipazioni: scopri di più.

Chernobyl, scopri tutto nello speciale sulla serie

Chernobyl, episodio 3

Grazie al sacrificio di Ananenko, Bezpalov e Baranov la seconda esplosione viene scongiurata, ma il nucleo, che continua a fondere e che, mischiato alla sabbia e al boro, si è trasformato in lava, rischia di arrivare fino alla falda acquifera, causando un disastro ambientale senza precedenti. Vengono così chiamati d'urgenza dei minatori, che scaveranno una galleria fin sotto l'area dove una volta c'era il reattore. La speranza è di riuscire a installare per tempo un sistema di raffreddamento: ci riusciranno? Intanto, Ulana si reca all'ospedale numero 6 a Mosca per interrogare Dyatlov, Akimov e Toptunov e scoprire cos'è successo realmente quella maledetta notte. Qualcosa, però, non torna. Anche Lyudmilla si trova nello stesso ospedale. Riesce finalmente a riabbracciare il marito, che sembra stare meglio. Gli effetti delle radiazioni, gli effetti profondi e irreversibili, stanno però per investire il suo corpo. E si tratterà di una lotta il cui finale è già scritto in partenza.

 

Gli eroi (s)conosciuti di Černobyl'

Valery Legasov (Jared Harris), Boris Shcherbina (Stellan Skarsgård) e Ulana Khomyuk (Emily Watson, quest'ultimo personaggio non è realmente esistito) lavorarono insieme per gestire al meglio la tragica situazione e per scoprire le vere cause dell'esplosione del reattore (un fatale mix di errore umano e di errore di progettazione), ma, oltre a loro, ci furono moltissimi uomini, migliaia, che offrirono le proprie braccia, e la propria vita.

Per primi i vigili del fuoco che, subito dopo l'esplosione, si recarono sul posto per domare le fiamme dell'enorme incendio che si era sprigionato. Senza le adeguate protezioni, si ritrovarono esposti a quantità di radiazioni enormi, e molti di loro morirono in condizioni atroci dopo pochi giorni.

Poi ci furono gli uomini (Alexei Ananenko, Valeri Bezpalov e Boris Baranov) che tentarono di svuotare il serbatoio pieno d'acqua posto immediatamente sotto il reattore, che intanto continuava a fondersi. Per evitare una seconda esplosione causata dal contatto improvviso del materiale fondente con l'acqua - esplosione che avrebbe coinvolto gli altri tre reattori e che avrebbe reso inabitabile per centinaia di anni gran parte dell'Europa e dell'ex Unione Sovietica -, i tre volontari furono mandati ad aprire manualmente le valvole, poiché il sistema elettrico era saltato a causa dell'incidente e delle radiazioni. Quegli uomini sapevano a cosa stavano andando incontro, ma andarono lo stesso.

Tra gli "eroi mai conosciuti" di questa tragedia ci sono anche i minatori che scavarono la galleria che permise di raggiungere lo spazio sotto il reattore. Lì venne creata un'area dove poi sarebbero stati installati dei sistemi di raffreddamento, per raffreddare il materiale fondente ed evitare così il raggiungimento della falda qcquifera. I minatori lavorarono in condizioni difficilissime, a 50 gradi e completamente esposti a polvere e radiazioni, ma riuscirono comunque a portare a termine il loro lavoro prima della scadenza prevista. Ironia della sorte: il loro lavoro purtroppo fu vano. Il materiale si raffreddò da solo.

Infine ci furono i "ripulitori", 300.000 uomini che ebbero per l'appunto il compito di ripulire, per quanto possibile, l'area circostante la centrale, la famigerata zona di esclusione, milioni di metri quadri (stiamo parlando di un'area dal raggio di 30 chilometri) di strade da lavare, di terreno da rivoltare, di alberi da tagliare e di animali da abbattere. In particolare, Chernobyl ricorda l'operato dei cosiddetti Liquidatori, gli uomini (a oggi ancora ignoti) che liberarono dai detriti radioattivi una porzione del tetto dell'edificio che ospitava il reattore numero 4 su cui non era stato possibile mandare il rover. Il livello delle radiazioni in quel punto era così alto che ognuno di loro potè essere operativo e spalare solo per 90 secondi. In base a studi effettuati anni dopo si scoprì che, in realtà, il tempo di esposizione "sicuro" sarebbe dovuto essere la metà di quello effettivo, dunque tra i 40 e i 45 secondi.