Chernobyl: cosa successe realmente il giorno in cui la Terra tremò

Il 26 aprile del 1986 l’esplosione di un reattore della centrale nucleare ucraina disperse quantità enormi di particelle radioattive nell'atsmosfera, seminando il panico in tutto il mondo. Ora quella storia è raccontata in una serie co-prodotta da SKY e HBO, in prima tv su Sky Atlantic a partire dal 10 giugno. Ecco cosa successe a Chernobyl quel fatidico giorno.

Chernobyl, scopri lo Speciale sulla serie tv

di Marco Agustoni

Chernobyl, l'orrore va in onda su Sky Atlantic

A partire da lunedì 10 giugno, su Sky Atlantic la miniserie HBO in cinque parti Chernobyl ripercorrerà i tragici eventi che hanno portato all’incidente nucleare più grave della storia (l’unico classificato di Livello 7 assieme a quello di Fukushima).

Cosa è successo a Chernobyl lo sanno, in linea generale, quasi tutti. Il che però, ve lo possiamo assicurare, non toglierà nemmeno un briciolo di suspense agli episodi in onda in prima visione tv. Di seguito trovare un breve recap di ciò che accadde quel fatidico giorno del 1986.

Cosa è successo a Chernobyl

Abbiamo detto giorno, ma in realtà sarebbe più corretto parlare di notte, visto che l’incidente in questione è avvenuto nel corso di un test effettuato durante la notte fra il 25 e il 26 aprile. Che prima o poi le cose sarebbero andate storte lo si poteva anche ipotizzare, tante e tali furono le negligenze che portarono a quel drammatico evento. Ma del senno di poi, si dice, sono (tragicamente) piene le fosse, per cui nessuno fece in modo di tappare le falle in modo da evitare il disastro.

Già al momento della sua inaugurazione, la centrale elettronucleare di Chernobyl, costruita fra l’omonima cittadina e la vicina Pripyat, presentava numerosi punti deboli. Durante la costruzione dell’impianto furono commessi numerosi errori di progettazione e, a causa della mancanza di fondi, furono usati materiali inadatti. A questo si aggiunge il fatto che il personale della centrale (preparato peraltro in maniera inadeguata) non si atteneva ai comuni protocolli di sicurezza, dimostrando una sciatteria oggi impensabile nell’eseguire operazioni di routine.

Proprio durante un test di sicurezza notturno, avvenne l’esplosione del reattore 4 di Chernobyl. Il test avrebbe dovuto simulare un guasto al sistema di raffreddamento. Qualcosa, però, andò (decisamente) storto e le barre di uranio del nocciolo del reattore si surriscaldarono fino a portarlo alla fusione, provocando delle esplosioni che scoperchiarono il reattore stesso, sprigionando una “nube” di vapore contenente particelle radioattive.

Chernobyl, il cast e i personaggi della serie tv. FOTO

Chernobyl, la risposta tardiva e gli insabbiamenti

Si può pensare che la risposta all’emergenza sia stata pronta ed efficace. Ebbene no: in principio non solo i responsabili dell’impianto sottovalutarono l’accaduto e minimizzarono l’incidente, ma quando anche fu evidente che si trattava di un fatto grave, cercarono di mantenere il fatto segreto. Così la popolazione fu evacuata in maniera tardiva, solo dopo che a 36 ore dall’incidente le radiazioni trasportate dal vento furono rilevate da una vicina centrale nucleare in Svezia, il cui governo chiese spiegazioni all’Unione Sovietica.

Quando fu chiaro che quello che era successo a Chernobyl non poteva più essere insabbiato, i cittadini prima di Pripyat e poi della stessa Chernobyl furono allontanati dalle loro case. Fu detto loro che l’evacuazione sarebbe stata temporanea, ma in realtà non fecero più ritorno. Si stabilì una zona di esclusione prima di 10, poi di 30 chilometri. L'area nei dintorni (in territorio bielorusso e ucraino) risultò pesantemente contaminata, ma il vento trasportò le particelle radioattive anche in numerosi paesi d’Europa.

Arginare il danno richiese enormi sacrifici sia in termini economici che lavorativi. Vennero mobilitate migliaia di persone e furono necessarie due settimane per spegnere l’incendio, dopodiché si diede il via alla costruzione di una struttura protettiva, una sorta di “sarcofago” che per dicembre 1986 inglobò il reattore, evitando così la dispersione di ulteriore materiale radioattivo.

Le conseguenze del disastro di Chernobyl

Ancora oggi, stimare il costo in termini non tanto, come si diceva poco fa, economici del disastro nucleare di Chernobyl, ma in termini di vite umane, risulta difficile. Alcune decine di persone morirono durante l’esplosione e per tenere a bada l’incendio. Ma fra il personale della centrale e quello mobilitato per frenare l’emergenza, furono numerose (sul computo totale il dibattito è ancora acceso) le morti anche nel breve periodo, dovute alla massiccia esposizione a materiale radioattivo.

La contaminazione ambientale provocò inoltre un aumento consistente nell’insorgenza di malattie fra gli abitanti delle aree contigue e malformazioni fra i nuovi nati. Le conseguenze della catastrofe sono rilevabili ancora oggi. E dopo quello che è successo a Chernobyl, non guardiamo più all’energia nucleare allo stesso modo.