ZeroZeroZero: La recensione dell'episodio 1 della serie tv tratta dal libro di Saviano

Presentato alla 76.ma Mostra del cinema di Venezia, il primo episodio della serie ZeroZeroZero, diretta da Stefano Sollima e tratta dall'omonimo libro di Roberto Saviano. Tra Calabria, Messico e Stati Uniti, l’adrenalinica e sconvolgente prima tappa di un viaggio sulle rotte del traffico internazionale di cocaina, ma anche una riflessione sul potere e sull'economia. Nel cast Andrea Riseborough, Dane DeHaan, Gabriel Byrne, Harold Torres, Giuseppe De Domenico, Adriano Chiaramida.

ATTENZIONE SPOILER

ZeroZeroZero: le foto della serie tv

ZeroZeroZero: recensione episodio 2

I compratori stanno a ZeroZeroZero

"Credi nell’amore? L’amore finisce. Credi al cuore? Il cuore si ferma. Niente amore, niente cuore. Allora credi nella fXXX, eh.? Nella passera. Anche la passera si asciuga dopo un po’. Credi in tua moglie? Appena rimarrai senza un soldo, ti dirà che la trascuri. Credi nei figli? Appena smetterai di passargli i soldi ti diranno che non li ami. Ah credi nella mamma. Se non la accudisci ti accuserà di essere un figlio ingrato. Ora ascolta bene quello che sto per dire. Che succede quando non hai più niente da offrire? Quando non ti è rimasto più niente? Quando non servi più?” Con questo monologo feroce e spietato inizia il primo episodio di ZeroZeroZero, presentato fuori concorso alla 76.ma Mostra del Cinema di Venezia e prossimamente su Sky.

Una voce fuori campo, come una sorta di cinico Caronte ci traghetta all’inferno. Non a caso, la prima immagine ci mostra Gabriel Byrne disteso sul pavimento, incorniciato da una ridda di bossoli di pallottole. Paiono piccole serpi, striscianti testimoni di un’agonia. Con uno stacco ardito e assai efficace passiamo al primo piano di una insolita natura morta. Con una luce caravaggesca, scorgiamo del formaggio, un cilindro di capocollo e un’arma da fuoco. Siamo in un bunker, un uomo anziano, orbo da un occhio, legge un annuncio mortuario. Dai segni riportati a penna sul giornale capiamo che si tratta di un messaggio cifrato, un modo anonimo di comunicare con l’esterno. Dai monitor di sorveglianza arrivano immagini di un gregge di capre. Sembra una sorta di surreale intervallo televisivo. A fatica, con l’ausilio di un bastone, esce dal suo rifugio. Il suo nome e Don Minu.

Ci troviamo in Calabria e ZeroZeroZero ora ci racconta i Buyers, I compratori. Così il canuto boss dall’occhio bigio aspira a recuperare il potere e il prestigio perduti: il Don ha acquistato un carico di 5mila chili di cocaina dal quale spera di ricavare 900 milioni. Occorre ristabilire le gerarchie e il rispetto tra le famiglie malavitose, perché come sottolinea il boss: “Non c’è rispetto nella delusione”. Ma, tra una processione e un affiliato dato in pasto ai maiali, scopriremo che quando si tratta di traffico internazionale di stupefacenti non ci si può fidare di nessuno, soprattutto dei parenti. L’insegna del Roxy Bar illumina la notte, ma le vite al massimo bruciano nell’oscurità, come incenerite dal fuoco della vendetta. Partono i titoli di testa. Che la danza macabra inizi.

ZeroZeroZero: una sigla da 10 e lode

Già dalla sigla ZeroZeroZero svela la sua natura di serie che non ha nulla da invidiare alle grandi produzione internazionali. Stefano Sollima è un maestro del cinema action, un regista capace di tenerci al vertice della tensione con scelte efficaci e originali. Trasferito in immagini l’importante romanzo di Roberto Saviano, si trasfigura in una potente cartina di tornasole per spiegare i complessi meccanismi, le spietate logiche alla base di un’economia illegale collusa e ormai integrata con la legalità. I titoli di testa su una pioggia di pallottole che squarcia il terreno lavico di in vulcano. Un’aquila stende le ali, mentre dal suo artiglio si palesa un anello raffigurante un giglio. Pale di elicottero e cingolati introducono un serpente dalla lingua biforcuta, un revolver con un rosario attorcigliato precipita sul mondo. Con valenza apotropaica, un’alchimia di simboli ci introduce a ZeroZeroZero, una serie che segue il viaggio di un carico di cocaina, dal momento in cui un potente clan della ‘ndrangheta decide di acquistarlo fino a quando viene consegnato e pagato. 

I venditori: Messico e Cocaina

Il primo episodio di ZeroZeroZero ci porta quindi in Messico, nello specifico a Monterrey. Questa volta Sollima e Saviano ci introducono nel mondo dei venditori. Gli uomini del cartello febbricitano perché ancora non hanno ricevuto i soldi dagli italiani.  La cocaina giace quindi in un deposito, nascosta in barattoli di peperoncino. L’esercito, però, ha intercettato il telefonino di uno dei narcos. Inizia così un inseguimento a piedi tra le vie della cittadina messicana in cui una giovane studentessa viene erroneamente uccisa dai militari. Il trafficante viene arrestato e dopo essere stato torturato rivela il luogo dell’incontro tra venditori e compratori. L’esercito si reca al meeting, ma qualcuno ha avvisato i Narcos. Anche tra le forze dell’ordine non ti puoi fidare di nessuno. Inizia una furiosa sparatoria in cui viene colpito il personaggio di Gabriel Byrne. Torniamo all’inquadratura con cui inizia l’episodio. Mai come in questo caso il circolo risulta vizioso. Un tossico, eterno ritorno. La voce fuori campo recita: “Devi saper farti rispettare e portare rispetto. La famiglia rispetta chi è utile e disprezza chi non lo è. Chi ha qualcosa da offrire si guadagna il tuo rispetto. Chi è inutile lo perde. Chi vuole qualcosa da te non ti rispetta. E allora che succede quando non hai più niente da offrire? Quando non ti è rimasto più niente? Quando non servi più?”

 

Gli Intermediari: Gabriel Byrne, Andrea Riseborough, Dane Dehaan

L’ultimo segmento del primo episodio di ZeroZeroZero è ambientato a New Orleans ed è incentrato sugli intermediari. A occuparsi di trasportare la cocaina è la famiglia Lynwood. Il padre Edward (ovvero Gabriel Byrne) e sua figlia Emma (Andrea Riseborough). L’altro figlio, Chris (Dane Dehaan), non si occupa di affari perché affetto da una grave malattia degenerativa, la stessa che ha ucciso sua madre. In apparenza sembrerebbe un tradizionale azienda di armatori. Invece i Lynwood operano in un mercato alternativo dove ci sono sempre soldi. Per citare una battuta pronunciata da Edward durante l’incontro con i Narcos messicani: “Noi siamo il motore dell’economia mondiale. Toglieteci dall’equazione e quella facciata bianca immacolata crollerà sulle loro teste”. Insomma, insieme ai trafficanti, gli intermediari sentono di avere il dovere di sostenere l’economia mondiale. Perché la cocaina è una merce che influenza non soltanto i mercati e la finanza, ma anche la nostra vita.