Gomorra - La Serie, i personaggi: la storia di Valerio fino alla stagione 3

Serie TV

Massimo Vallorani

Faccia pulita, capelli ben pettinati, occhi chiari, sempre ben vestito. Valerio, soprannominato 'O Vocabolario, è stato il volto nuovo insieme a Enzo "Sangueblù, della terza stagione di Gomorra e siamo certi che sarà ancora un protagonista nell’attesissima quarta stagione della serie originale Sky, il cui debutto è atteso su Sky Atlantic il 29 marzo (qui il trailer)Continua a leggere e guarda il video.

Chi è Valerio 'O’ Vucabulà

Valerio, fin dalla sua prima apparizione in Gomorra, è sempre stato un outsider rispetto all’ambiente criminale a cui gli spettatori sono da sempre stati abituati con la serie tv prodotta da Sky. La faccia pulita e il volto angelico di questo personaggio è sempre stata, fin dalla sua prima apparizione nella terza stagione, in netta contrapposizione con la sua spietata famelicità. Un'abulica ambizione che non sembra giustificata da niente se non dalle sue origini diametralmente opposte a quelle degli altri protagonisti.

A differenza, per esempio di Genny non deve né affermare la sua persona contro un padre che preferisce accentrare il potere anziché delegarlo, né, come era stato per Ciro, andare alla ricerca di un riscatto, una famiglia e soprattutto la piena accettazione nell’unico ambiente che sembrava essersi preso cura di lui fin da quando era ragazzino. Valerio, al contrario, è il classico ragazzo per bene. Viene da un ambiente borghese, studia all’università, ha una famiglia benestante, eppure questo sembra non bastargli. Il fascino che sono capaci di esercitare la vita da fuorilegge e la brama di potere che caratterizzano l’ambiente criminale dell’hinterland napoletano hanno una presa fatale sul ragazzo della Napoli bene. Non devono ingannarci la sua buona educazione ed la sua estrazione sociale. Tutto questo non fermerà gli istinti più cupi e avidi.

La sua entrata in scena

Valerio Misano, interpretato dall'attore Loris De Luna, entra in scena nella terza stagione di Gomorra – La serie nel corso della quinta puntata. È seduto al bancone di un bar mentre O’ Belle’ Bbuono lo introduce a Enzo, "Sangueblù". Capiamo subito che Valerio è un tipo diverso rispetto ai personaggi incontrati finora. E, in barba ai sorrisetti ironici del clan che lo ribattezza “'O’ Vucabulà” per via dell’italiano forbito con cui si riempie la bocca, si dimostra determinato e sicuro di sé. Il feeling con Enzo è immediato, non a caso Valerio piace “come un vestito su misura”. Da quel momento può ambire a entrare nel clan. Il suo primo atto dimostrativo per ottenere fiducia è farsi arrestare dalla polizia dopo un inseguimento cittadino della sua Bentley da “300 all’ora”, per distrarre la polizia stessa dai suoi nuovi amici: tanto verrà rilasciato subito, proprio perché bravo ragazzo di buona famiglia (“il commissario m’ha fatto ‘na lavata di capo”).

Ma questa è soltanto una prima mossa dimostrativa di Valerio. In precedenza aveva dimostrato la sua scaltrezza mettendo a disposizione di Ciro e Sangueblù una villa immersa nel verde che guarda al mare. Non certo per il panorama, ma per gli affari. Siamo, infatti, nella residenza borghese di Antonello Rodi, l’uomo che, grazie a Valerio, entrerà nel traffico di cocaina da esportare a Londra. Un affare grosso, non “una paziella”, come tiene a sottolineare Ciro. Il cliente è socio di un importante studio a Londra, la roba è destinata a quel mercato e ci arriva dritta con un passaporto diplomatico, gli agganci al consolato italiano nella city sono una garanzia. Il primo passo di Valerio per entrare nel mondo della malavita è fatto, il modo di condurre le trattative e concluderle seduta stante svela il suo vero volto, e non è certo quello angelico che mostra in apparenza, ma quello scaltro e famelico di una mente criminale.

È così che Valerio si guadagna la stima e l’amicizia di Enzo. È tutto calcolato, il carico aspetta solo di essere consegnato. Ma al di là del fatto criminale, quello che colpisce di Valerio è fin da subito la sua estrema disinvoltura. Non è assolutamente spaventato della strada che ha iniziato a percorrere, una strada fatta di violenza, sangue e morte. Tutto in lui dimostra il contrario: i suoi vestiti sono firmati, le sue auto corrono velocissime per le strade di Napoli e dintorni. Non servono neanche gli ammonimenti di Ciro: “Con questa dai troppo nell’occhio”, ma la battuta di Valerio è pronta:” Se non superi i trecento all’ora nessun poliziotto ferma una macchina come questa”. E forse ha ragione Valerio e torto l'Immortale.

Ma Valerio non è solo un sbruffone capace di correre a 300 all’ora portandosi via dei poliziotti troppo curiosi. È anche un uomo d’intuito e di azione che riesce a conquistarsi la fiducia dei suoi “nuovi amici”. “U gaglione tiene e’ palle", dice fiero Enzo a Ciro. Di lui ci si può fidare, questa di oggi è la prova. E anche Ciro Di Marzio dovrà ricredersi, nonostante si lasci sfuggire un sarcastico “Pure i chiattilli tenene i palle”. I preconcetti verso Valerio, che ai libri preferisce la malavita, cadono progressivamente, paradossalmente, nonostante i privilegi che la sua famiglia gli offre su un vassoio d’argento, Valerio non riesce ad affermarsi nel suo mondo, e da questo scappa verso il male in cerca di riscatto. Come Enzo è alla ricerca della propria identità, e ha ben chiaro dove vuole arrivare, costi quel che costi.

 

Verso il male e oltre

La strada della perdizione che Valerio ha imboccato è senza ritorno e lo porterà “de facto” in quasi tutte le operazioni più delicate e pericolose di Gomorra. Sarà con Enzo, Bell 'e Buono e ’ O Golia che 'O Vocabolario catturerà Catenella, il quale, per proteggere la propria famiglia, svelerà l'ubicazione dei depositi di armi appartenenti a i Confederati. E sarà invece soltanto con Enzo che Valerio andrà da Ciro Di Marzio per ricevere nuove istruzioni: colpire la zona di ’o Crezi, poiché è un tipo che va subito in escandescenza e non ha, secondo Di Marzio, abbastanza uomini da poter coprire tutta la sua zona.

Insomma, Valerio diventa parte integrante della comitiva, pronto a rischiare per i compagni, desideroso di essere a tutti gli effetti uno di loro. Imbraccia ‘o fierr e uccide, c’è dentro fino al collo, e le tre croci che decide di incidere in modo indelebile sulla pelle segnano la fine e l’inizio del ragazzo di Posillipo.

Ma le vie del male non sono sempre facili: per esempio, quando Sangueblù viene a sapere di una comunione di sabato mattina verso Marechiaro dove la festeggiata è la nipote di Arenella, 'o Sciarmante. Enzo si reca sul luogo con Valerio per un agguato a quest'ultimo per vendicare Carmela, agguato che però fallisce, con Sangueblù che viene ferito gravemente a un occhio. Valerio batte in ritirata e dopo averlo portato al pronto soccorso insieme a Ciro viene rimproverato da questi per la bravata compiuta senza aver ricevuto alcun avviso.

Ma oramai Valerio, anche se cosciente della sua immaturità criminale, si muove e parla da vero “capo bastone”. Come quando fa un discorso agli amici dicendo che al momento faranno come pattuito con Ciro e Genny, con l'intenzione futura di riprendere il loro cammino in maniera indipendente anche senza di loro. Insomma Valerio è quasi pronto per essere un vero capo. Vedremo se nella quarta stagione lo diventerà a tutti gli effetti o se sarà semplicemente un gregario della Napoli bene prestato al "Sistema".

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