Alessandro Quarta, violinista di fama internazionale dallo stile rock

Musica

Helena Antonelli

Il violinista pugliese di fama internazionale Alessandro Quarta è tra i più talentuosi del nostro Paese. In Italia lascia un segno ai più nella penultima serata di Sanremo 2019, quella dei duetti, accompagnando il trio de Il Volo. Lo abbiamo intervistato per saperne di più su di lui e della sua musica. L’intervista

Incisivo nello stile quanto nella musica, Alessandro Quarta è un violinista di fama internazionale cresciuto con i più grandi direttori d’orchestra al mondo, che ha studiato e perfezionato con rigore e disciplina l’arte del violino e si è esibito in alcune delle più prestigiose sale di musica classica del mondo. Su questi stessi palchi però Alessandro è anche riuscito a svestire del frac la sua musica, il suo violino e sé stesso, abbattendo qualsiasi barriera e superando i confini dei generi musicali. In Italia lascia un segno ai più a Sanremo 2019, forte anche dell'enorme visibilità mediatica del palco sanremese. Eppure nel suo curriculum il violinista vanta collaborazioni con nomi di stelle planetarie come Lionel Richie, Liza Minnelli, Celine Dion, Lenny Kravitz, Jovanotti, Roberto Bolle, Il Volo, Dee Dee Bridgewater, Mike Stern, Toquinho, e molti altri. Violinista dallo stile rock, Alessandro è affascinato dalla pittura e da ogni forma d’arte. Lo abbiamo intervistato in questi giorni di quarantena per saperne di più su di lui e della sua musica. L’intervista ad Alessandro Quarta.

Come sta passando la quarantena?
Inizialmente l’ho presa male, per l’emergenza sono stati annullati molti concerti e io sono un tipo da palcoscenico, non riesco a stare senza. I primi giorni non riuscivo a scrivere, per me la musica è un viaggio e senza una storia mi è difficile riuscire a comporre. La musica è un po’ il diario di bordo della mia vita.

Poi però è nata la composizione #andratuttobene.
Si esatto. Tutto è nato quando una notte, dopo una diretta Instagram insieme a Fabio Ingrassia, ci siamo detti: perché non fare un qualcosa insieme? Ovviamente dopo averne parlato nessuno dei due è andato a dormire. Ci è voluto un solo giorno per creare #andratuttobene, un’opera che nasce un po’ come uno sfogo: è la voce di un’Italia ferita che non si arrende, e nel video la tela di Fabio Ingrassia traduce in immagini il suono del mio violino. Quest’opera è nata per essere donata, il ricavato della copia della tela e il brano su iTunes saranno infatti devoluti agli Ospedali di Marsala e di Lecce.

Come si è avvicinato al mondo della musica?
Sin da bambino prendevo il mattarello di mia mamma e fingevo di suonare il violino. Ci hanno messo poco i miei a capire che dovevano togliermi quel mattarello dalle mani e darmi un vero violino. Di lì a poco, in maniera molto precoce, ho iniziato a studiare musica e composizione. La musica, oltre ai miei studi, è stata il mio gioco, il mio passatempo e il mio hobby.

La CNN lo ha definito un Musical Genius. Lei invece come si definisce?
Un servitore di un Sebastian Bach. La musica per me è morta, nel senso che è già stato scritto tutto, ora noi possiamo soltanto interpretare.

C’è chi ha scritto di lei come il più classico dei violinisti rock ed il più rock dei violinisti classici.
Onestamente mi piace molto. Viviamo in un mondo di etichette e la musica è sempre stata molto etichettata. Quello che penso è che è passato un messaggio che non doveva passare, ovvero quello che il violino è sempre stato uno strumento noioso e che richiedeva il frac. Tanti anni fa, quando ho lasciato il frac per dedicarmi alla musica, ho fatto un po’ quello che diceva Leonard Bernstein ovvero che non esiste musica classica o musica leggera, esiste solo musica bella e musica brutta. Ti posso assicurare che se indosso il frac non suono meglio.

Bisognerebbe quindi eliminare il “dress code” della musica classica?
Si assolutamente, solo così riusciremo ad aprire i teatri ai giovani. E poi è importante dire che un professionista non lo si evince dall’abito, il professionista lo si evince per quello che fa e per come lo fa. La musica è arte e va presa come tale, con la sua bellezza che è soggettiva.

Lei vanta collaborazioni con stelle della musica come Lenny Kravitz, Carlos Santana, Celine Dion e Liza Minnelli, solo per citarne alcuni, eppure in Italia fino a Sanremo 2019 lei era quasi sconosciuto.
Quando un artista sale su uno dei palcoscenici più famosi d’Italia come Sanremo portando su quel palco il suo modo personale di vedere la musica, ovvero la musica classica come la musica rock e viceversa, accetta il rischio. E questo è un rischio che hanno accettato anche i ragazzi de Il Volo chiamandomi. Il palco di Sanremo mi ha dato visibilità al grande pubblico italiano.

Tra i tanti successi è stato premiato a Montecitorio come “Miglior Eccellenza Italiana nel Mondo” per la Musica.
È stata una sensazione incredibile, una grande soddisfazione che ha premiato i tanti sacrifici fatti.

Che tipo di musica ascolta quando non è impegnato con la sua?
Adoro tutto ciò che è fatto con un motivo culturale. Ascolto il grande rock, il metal, il jazz, il blues ma anche il rap degli anni 90 e quindi Notorious, Tupac, ogni stile musicale ha il suo perché, la musica nasce da un bisogno sociale e viceversa. Ovviamente parlo dei generi musicali che hanno fatto la storia.

Della sua vita personale si sa molto poco. Qual è il motivo?
Se avessi voluto essere un personaggio, influencer o in generale dei social, sicuramente non farei la musica che faccio. Io pretendo che i miei fan mi seguano per quello che faccio, per la musica, e non per quello che faccio quotidianamente o per i consigli che do. Vorrei restare nei ricordi delle persone per la musica che suono con il violino.

 

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