The Bloody Beetroots, il rivoluzionario del Club Culture

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Nel 2019 si è celebrato il decimo anniversario dell’eredità di Warp , brano seminale che in tre minuti e 24 secondi di pura potenza ed energia ha rivoluzionato per sempre la club culture, inaugurando una nuova stagione per la cultura giovanile. Autore di Warp è The Bloody Beetroots : l'INTERVISTA

(@BassoFabrizio)

Sotto il nome di The Bloody Beetroots si cela, nel vero senso della parola dato che il volto dell'artista è sempre nascosto da una maschera, Sir Bob Cornelius Rifo, a sua volta nome d’arte del dj, musicista e produttore italiano che partito dall’Italia ha conquistato il mondo con il suo stile unico che mescola punk ed elettronica, hip hop e classica, hard rock e new wave. The Bloody Beetroots nasce nel 2006 e nel 2009 crea Warp brano che ha rivoluzionato per sempre la club culture. L'uomo mascherato è venuto a trovarmi in redazione.

E' bello ritrovarti dopo parecchio tempo. Che è accaduto in mezzo?
Ho fatto tre album, una moltitudine di singoli e tracce, sono sempre in giro per il mondo. Sempre con valigia, zaini e pc in mano.
Che si dice in giro?
Il mondo è stravolto, la musica elettronica è cambiata.
Tu resti un pioniere...
Che oggi si sente ancora in evoluzione.
Dai ci sono cose belle in giro: penso ad Apparat e Moderat.
Loro sì mi  piacciono le cose ricercate, non l'EDM che ha saturato il mondo. Ciò detto ci sono cose godibilissime.
Tanti giovani sono cresciuti con te.
Mi dà responsabilità avere degli eredi, ho sempre cercato di essere ispirato, usare il sale in zucca, lanciare dei messaggi culturali o pseudo culturali.
L'Italia è tanto indietro?
Manca la sub cultura che fa crescere i giovani.
Tu conservi molti fan anche se in Italia ti si vede poco.
La mia fan base italiana è fantastica. A Venezia ho visto tra il pubblico tante facce giovani che di me avevano solo sentito parlare. Sono soddisfazioni.
Che mi dici di te?
Lo scorso anno ho realizzato tante tracce per il Club con vari featuring con Zhu. Quest’anno faremo lo stesso, registro il 123 per cento in più streaming su spotify. Avverto qualcosa di nuovo con la giovane generazione. Ho tanta musica in frigo da scaldare. E avanti a chiodo.
Ti pesa essere sempre in movimento?
No. Sono nomade, non ho dimora, non ho radici. Ho una casa in Italia e una base a Los Angeles. Ho amici in quasi tutti i posti del mondo, non sento il peso della lontananza da casa.
Ai tuoi concerti il pubblico è parte attiva.
E’ mio compito farlo partecipare, io creo lo scambio di energia e dunque mi torna indietro: che sia live con band o dj set occorre creare uno scambio energetico, anche chi non ama la musica elettronica deve essere partecipe: io cambio il pubblico.
Ci sono tanti che si improvvisano.
Io sono riconosciuto come un progetto della musica elettronica e vedo c’è troppa offerta non identificata. Internet è partito libero ora siamo schiavi di un qualsiasi algoritmo.
Nel tempo libero che ascolti?
Mi discosto dalla musica che creo, vado da Oscar Petterson a Jorja Smith, cose molto morbide.
Italiani?
Liberato mi piace molto. E' coraggioso perché ha sdoganato l’uso del napoletano, me la ha fatto apprezzare.
Sei un sostenitore delle collaborazioni.
Danno tantissimo in più. Le mie collaborazioni sono empatiche e devono portare a una lettura della musica diversa. Collaborare con Peter Frampton e Paul McCartney è ricerca.
Qualche data in più in Italia in futuro?
Mi piacerebbe creare i presupposti per tornare in Italia più spesso. Mi è sempre interessata, amo essere in prima linea per rafforzare la fan base. Ma bisogna lottare: noi siamo gli invasori, giochiamo da soli.