Luigi Tenco e Dalida, l'indimenticabile storia d'amore

Trovata pubblicitaria o vero amore? Secondo i discografici, Luigi Tenco e Dalida volevano sposarsi. Ma forse le cose non stanno veramente così...

Quella tra Luigi Tenco e Dalida fu una storia d’amore tormentata, sbocciata negli anni Sessanta e portata in scena sul palco dell’Ariston.

La loro “Ciao amore, ciao” è scolpita ancora oggi nella memoria collettiva. È canticchiata da intere generazioni, ed è il racconto di due vite finite troppo presto e in maniera troppo tragica.

Ma com’è stata, per davvero, la relazione tra i due cantanti?

Dalida, una vita d’amore e di tormenti

Dopo le nozze con Lucien Morisse (durate appena un mese), e le relazioni con il pittore Jean Sobieski e con Christian de la Mazière, Dalida si lega nel 1966 a Luigi Tenco. All’inizio, più che un amore si tratta di una trovata pubblicitaria, che ben presto cambia però i suoi contorni. O almeno così sembra.

Nel 1967, Dalida porta al Festival di Sanremo “Ciao amore, ciao”, scritta da Tenco. Eliminata nella prima serata, è proprio quel brano alla radice della prima tragedia: malinconico e tormentato, per Tenco quell’esclusione è un colpo durissimo. Così, lascia il Casinò di Sanremo e torna in albergo: qui si toglie la vita, e a trovare il suo corpo sarà proprio Dalida. Tuttavia, attorno a quel suicidio aleggia da sempre il mistero: le versioni discordante rese dagli amici e dalla famiglia, i dubbi, il silenzio di Dalida che non vorrà mai parlare di quel gesto.

Tornata a Parigi, la cantante prova ad uccidersi a sua volta. Senza riuscirci. Ci riuscirà nel 1987, quando porrà fine alla sua esistenza con un’eccessiva dose di barbiturici: “Perdonatemi, la vita mi è insopportabile”, lascerà scritto su di un bigliettino. A dire così addio ad una vita segnata dalla depressione e dalla sofferenza, dalla morte del fidanzato, dal suicidio dell’ex marito, dall’aborto clandestino e la conseguente impossibilità di avere figli.

Dalida e Tenco: fu vero amore?

Che l’amore di Dalida fu sincero, non c’è dubbio. Mentre sui sentimenti di Luigi Tenco qualche dubbio c’è. Il motivo risiede nelle lettere che lui scrisse a Valeria, una donna misteriosa a cui si legò nel 1965: “Ho tentato in tutti i modi, ho passato delle notti intere a bere, a cercare di farle capire chi sono, cosa voglio, e poi... Ho finito col parlarle di te, di quanto ti amo. Che gran casino, vero! Certo, lei si è dimostrata molto comprensiva, ma mi ha detto che ormai dovevamo portare avanti questa assurda faccenda agli occhi degli altri. È una donna viziata, nevrotica, ignorante, che rifiuta l'idea di una sconfitta, professionale o sentimentale che sia”, si legge.

Mentre la madre, in un’intervista rilasciata nel 1967, disse: «Mio figlio e Dalida erano buoni amici. Nient'altro. Luigi non si è ucciso per amor suo. E Dalida non voleva morire perché senza di lui non si sentiva più di vivere. Fra loro, creda, non c'erano amori segreti o impossibili. Queste sono tutte storie inventate, ignobili speculazioni che vengono fatte con il nome del mio ragazzo».