Greta canta Young e ci porta a riflettere sul mondo: il VIDEO

Nuovo singolo per Greta. Si intitola Young ed è un brano che si porta dietro una profonda critica sociale, o meglio, una forte nostalgia delle cose che potevamo fare ma non abbiamo fatto. Ce lo presenta l'artista

 

Per tutta la canzone mi riferisco a un Tu (You) ipotetico che per una volta non è una persona, come molto spesso lo era negli altri brani, ma è la società stessa. Viviamo in un’epoca di forti cambiamenti. Cambia il clima, cambia il governo, cambia il modo di fare musica, cambia il modo di ordinare una pizza, cambia il modo di relazionarsi, cambia il modo di spostarsi, ma non cambiamo noi. Nell’inciso dico “I don’t want to die, I don’t want to die Young”, è una richiesta d’aiuto ultima, che “lancio” all’ascoltatore. Per alcuni potrebbe sembrare assurda o estremamente pessimistica, ma basti guardare e rendersi consapevoli della storia contemporanea, la nostra storia, per rimanere agghiacciati. Ma Young è un pezzo che nonostante tutto vuole dare una speranza, una carica per andare avanti. “Young” è prodotto dai Boe e Weaver, due fratelli molto importanti nella scena indipendente UK, ed è distribuito dalla AWAL/Kobalt con sede a New York, che lavora con gruppi indipendenti quali Neneh Cherry, Thom Yorke, Nick Cave and the Bad Seeds tra gli altri.

Io ho passato una settimana con loro in studio per realizzare i due singoli, “Young” e “Mr Ayala”, ed è stato davvero pazzesco, loro ti danno una carica incredibile, mettendoti sempre a tuo agio. La batteria nel pezzo è stata suonata da Rupert Brown, batterista con influenze latine e cubane che ha saputo dare una base ritmica davvero interessante, mentre tutti gli altri strumenti li hanno suonati Jim e Rob Homes, cioè i Boe Weaver. Quando scrissi il pezzo nella mia camera, con la mia chitarra, aveva tutt’altra ritmica, tutt’altra ‘vibe’ (come si direbbe oggi). I Boe Weaver hanno saputo dare la veste ‘giusta’ al pezzo, rendendolo come inconsapevolmente volevo che fosse. Il mio manager, co-produttore, nonché padre, Roberto Mariani, è stato (ma lo è da sempre), assolutamente fondamentale nel progetto. Mi ha sempre sostenuta, sa distinguere bene l’ambito famigliare da quello lavorativo, insomma con lui è tutto più semplice per me. “Young” è fortemente influenzato da ritmi e suoni R&B/Soul, per poi aprirsi completamente nell’inciso. La base è completamente suonata analogicamente in una ex torre dell’acqua della regina Vittoria, l’Humbug Studio (studio musicale dei Boe Weaver appunto), nell’Isola di Wight.

Il video di Young è stato girato da Giacomo Triglia, video maker tra i più interessanti del settore (Ligabue, Brunori, Maneskin, Francesca Michelin, ecc.), il quale ha saputo cogliere il senso del testo trasponendolo in una citazione del film ‘cult’ Finisterrae, dove fantasmi con lenzuolo bianco vagano in pellegrinaggio. La fotografia è eccezionale e l’ambiente è la riserva naturale parco protetto della Sila in un giorno straordinariamente ideale. Nella canzone parlo di come la società moderna stia per certi versi andando a rotoli, nel video ci sono paesaggi naturali stupendi. Questo contrasto società-natura ha il dovere di ricordarci quanto possiamo fare per migliorare e quanto siamo piccoli ed insulsi rispetto a ciò che la natura può donarci.»