Dardust e il suo Storm And Drugs: viaggio a colori alle origini della vita

Inserire immagine
Dardust fotografato da Emilio Tini

Si intitola S.A.D. Storm and Drugs il nuovo lavoro di Dardust , chiude una trilogia e attraverso i colori ci porta in un mondo fatto di tanti mondi. Un album che è un viaggio in fondo a noi stessi. L'INTERVISTA

(@BassoFabrizio)

Ci sono luoghi che plasmano le persone e le loro espressioni, umane e artistiche. Ci sono artisti che piegano i luoghi alla loro arte e la portano nell'aria, a girare il mondo. Uno di questi è Dario Faini alias Dardust, un vero rivoluzionario, un uomo che con la sua musica ha segnato un'epoca. E, scommetto, non si fermerà qui. Chiude una trilogia sviluppatasi sull'asse Berlino – Reykjavík - Edimburgo, a proposito di luoghi, con l'album S.A.D. Storm and Drugs: lo ho ascoltato più volte e a ogni passaggio colgo una nuova sfumatura. Se vi affacciate al balcone di casa anche dopo tanti anni ogni mattina avrete davanti uno scenario diverso. Bastano una nuvola, una goccia di pioggia su un vetro, un gatto che miagola per avere un quadro nuovo. E così avviene ascoltando Dardust. Dopo venti volte credi ancora di ascoltare un brano nuovo. Lui usa il colore.

Partiamo dai primi due brani, Sublime e Prisma: i colori che si...ascoltano van dal bianco ottico a un prisma che pare un caleidoscopio. Tu sei da luce o da tenebre?
Sono più luminoso. I colori nascono dall'incontro tra luce e oscurità. Sono elementi che devono convivere. Ho lavorato nella totale oscurità andando verso la luce. La mancanza di colore mi ha portato qui.
Scrivi in Prisma: non puoi cambiare una situazione, cambia te stesso. E se poi non ti ritrovi?
Se non mi ritrovo può andare meglio, credo sia necessario il cambiamento per crescere.
Hai archiviato un anno difficile, soprattutto umanamente.
Il 2019 è stato devastante ma anche qui tornano i colori che portano la voglia di cambiare.
Come stai?
Tutto superato. Sono già in una nuova fase, migliore e diversa. Adesso sono libero e volo verso il futuro. E verso nuovi colori.
In Ruckenfigur citi del pittore simbolo dello Sturm und Drang, David Caspar Friedrich, che rappresenta una persona di spalle che guarda un panorama. Farai il live di spalle?
Ho fatto tutti gli inizi dei live di spalle ultimamente. Non ho idea di che inventerò adesso, forse farò un brano di spalle. Ho già in mente come sarà il live sul taglio teatrale, sono già all'opera sui visual e sulle luci.
Leopoldo Mastelloni disse di non dare mai le spalle al pubblico che ti colpisce senza pietà: ci pensi?
Sono una figura che è sempre stata simbolicamente di spalle. Piano piano mi sono girato e ho fatto vedere il volto. Vent’anni nel mondo della musica sempre un po’ di spalle.
Dovresti fare un tour con te al centro.
Potrebbe essere una idea.
Sei considerato un neoclassico: ti stanno strette le catalogazioni?
Mi ritengo un coraggioso. Ma non spetta a me dire cosa sono. Il mio lavoro non è categorizzabile. S.A.D. non è un disco da sottofondo, ci sono tanti substrati che ti catturano. Quella la sfida.
Apri l'album con Sublime.
E' nato a Canonbury Park a nord di Londra in un giorno che fuori era tutto bianco. Lì trovi la paura e l’estasi ovvero il sublime. Affronto una sfida.
Il paese che più di ha catturato?
L'Islanda. Le cascate impetuose, la laguna di ghiaccio, i vulcani, i geyser. Vedere la terra allo stato primordiale, prima che arrivasse l’uomo è pazzesco. Se, in quel contesto, vedi apparire un dinosauro non ti spaventi.
In Sturm 1 (Fear) metti insieme il synth e il lisergico: due epoche. Dai la sensazione dell’insofferente che non è mai a suo agio.
Parlo proprio della paura. E’ un brano turbante e perturbante. Una situazione non comoda, è un brano insidioso.
Sturm 2 (Ecstasy) ha un qualcosa di epico, sembra di vivere tra le divinità nordiche: sei credente? Hai dei cui rivolgerti?
Vengo da un approccio molto buddista, credo siamo connessi a una energia principale con cicli di causa ed effetto; non penso a un Dio effettivo. Ho una visione che la coscienza sia collegata a una energia come parte di un ciclo.
Beatiful Solitude, che chiude il disco, è il ritorno alla fanciullezza: Dardust come Benjamin Button?
Mentre ero in quella tempesta, lì era il punto di arrivo. Hai presente quando inizi la dieta ti mettono davanti l’immagine di come vorresti essere? Ho vissuto la fine di una storia in modo traumatico. Il punto di arrivo è stare bene in quella casa. Ho campionato i bambini perché da loro si riparte. Si torna bambini per un nuovo inizio.
Chiudiamo parlando di tour
Festival estivi ce ne saranno. Prevedo una partenza calibrata. Mi piace l’idea dei quattro show speciali per fare un viaggio anche materiale. Poi ci saranno i quattro all’estero che potrebbero essere un po' diversi. L'obiettivo resta un tour teatrale dopo l'estate.