Daniele Silvestri, le canzoni più famose

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Una carriera lunga, importante. E per questo, perché si tratta di Daniele Silvestri , è particolarmente stimolante raccontare l'artista romano in cinque canzoni. Vale la soggettività, è vero. Se no sarebbe un viaggio infinito

(@BassoFabrizio)

A volte ci sono imprese che paiono impossibili. Come è possibile riassumere una carriera in cinque canzoni? E parliamo di Daniele Silvestri. Nove dischi di inediti. Un oceano di canzoni. Molte delle quali memorabili. Estrapolare cinque sue canzoni rappresentative non è solo soggettivo, è anche presuntuoso. ma a volte bisogna scegliere.

ACROBATI

Il momento è difficile e Silvestri ricorre più alla poesia che alla velata politica. Vuole portare il suo pubblico altrove, nelle volute dell'acrobata che nel suo mondo sospeso abbraccia la leggerezza. Si cerca un punto di equilibrio su una fune stesa sulle nostre vite che oscilla pericolosamente. E dunque che fare? Guardiamo la vita dall'alto, da quel punto sospeso. Dove l'umanità è più lontana ma più umana.

LA PARANZA

Non è da tutti usare la parola calvario in una canzone. Se non ti chiami Fabrizio De André e scrivi un'opera che ribattezzi la Buona Novella. Apprezzo doppiamente, dunque, l'ardire di Silvestri che la fa sua in questa canzone dal ritmo scanzonato e dal significato destabilizzante. Seguite con attenzione le parole di Silvestri. Credo, negli anni, di avere ascoltato soltanto un'altra canzone così ironica e cruda, Vieni a ballare e in Puglia di Caparezza.

OCCHI DA ORIENTALE

Che bella la notte. Dove guardi chi ti sta affianco mentre dormi. E non ne conosci i pensieri. Non ne conosci la magia né gli inganni. Hai paura che basti sfiorare l'amato/a per rovinare il sogno. D'altra parte si sogna a occhi chiusi. Poterlo fare a occhi aperti è un qualcosa che stordisce. L'Oriente poi ha quel tocco di epico, l'Oriente inizia tra Istanbul e/o Costantinopoli, inizia a Bisanzio. Qui i nomi non contano. Conta lo sguardo. Conta che non ti senti perso.

SALIRO'

Nel 2002 Daniele Silvestri si è presentato con questo brano al Festival di Sanremo. Fa parte dell'album Unò Dué, a oggi l'album più elettronico dell'artista. Racconta di un uomo cui l'amore ha lasciato un segno indelebile. La rose nel giardino indicano che la rifioritura, quindi che dall'apparente appassimento è possibile riprendersi. In chiave più sottile si può pensare alla risalita dell'autore da una sorta di depressione conseguente alla scomparsa del papà. La rosa è spine ma dribblati gli aculei ecco petali morbidi e profumo.

PRIMA CHE

Voltarsi indietro non per nostalgia ma con consapevolezza. Col desiderio di riprendersi le mani e tenerle più strette possibile. Non importa se ora hai un'altra mano che si tende verso di te, il messaggio forte è ritrovarsi. Fare uno, due passi indietro...chiedere scusa e, se accettate, dimostrare che le promesse fatte non sono state mantenute per un caso, perché il carattere non era così forte da schierarsi, che non c'era inganno. Per quanto sarà difficile dimostrare che nel finale di partita, per dirla con Samuel Beckett, non c'era premeditazione.