Enzo Mazza, l'uomo che della musica ha fatto rivoluzione

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Emzo Mazza, presidente FIMI

Presidente della FIMI (Federazione Industria Musicale Italiana), Enzo Mazza ha attraversato una delle stagioni più difficili e, nel contempo, esaltanti, della storia della musica. Ce ne parla in questa intervista

(@BassoFabrizio)

La musica è ricerca. Non solo dal punto di vista creativo ma anche dal punto di vista numerico. A me piace immaginare Enzo Mazza nel suo manager appassionato come una persona che ogni giorno deve decifrare un Codice Enigma della discografia. E' il presidente della FIMI, la Federazione dell'Industria Musicale Italiana e il suo percorso è un rally. Penso al Nuvolari cantato da Lucio Dalla. La discografia che oggi molti vedono come un demone ha una sua poetica. Ed Enzo Mazza la traduce in quartine. Rivoluzionarie come quel mondo che da anni frequenta e ogni pochi mesi si rinnova, si rigenera. Lo rigenera.

La vera rivoluzione della nostra epoca?
Lo streaming. L'approdo di Lucio Battisti sulle piattaforme digitali. Poi ci sono le sorprese: il 30 per cento dei giovani tra i 18 e i 24 anni ascolta i Beatles.
C'è una formula? O un filtro?
Lo streaming sta filtrando. Ci sono segnali forti: il repertorio italiano continua a essere leader nel mercato. Tra i giovani c'è un ritorno del Latin. Resta robusto l'Hip Hop a livello globale.
I giovanissimi dove guardano?
Non hanno un genere musicale di riferimento, sono più legati a un trend. La Generazione Z è legata ai simboli. Va anche detto che abbiamo una top ten di solito formata da artisti under 30.
Gli adulti sono dunque penalizzati?
Direi che sono un po' in difficoltà. Ma ora cominciano a entrare nel sistema perché hanno app pre-installate oppure vengono instradati dai figli.
Che dici dell'Italia?
Abbiamo sempre investito molto sul repertorio locale, compresi Hip Hop e Latin, ripeto con investimenti forti. Sono cresciuti generi musicali che prima non avevano visibilità. Cito per tutti Mahmood e il suo genere cross. Mi piace sottolineare che ci sono generi oggi sacrificati che torneranno.
Stato di salute della discografia?
Si sta riprendendo. C'è stata una forte rivoluzione anche nelle aziende. Sono arrivate persone nuove, forti sui social e brave ad analizzare i dati. Questi ultimi sono fondamentali.
Quali sono secondo te i binari da seguire?
Oggi c'è un accesso facilitato al mercato musicale. Bisogna avere le capacità per esibirsi dal vivo, si vede anche nei talent tipo il vostro X Factor. Poi bisogna sapersi muovere sulle piattaforme: youtube è la prima forma di scouting.
Qualcosa che ti ha sorpreso?
TikTok in poco tempo è diventata forte come youtube: coniuga i video con la velocità. Oggi la durata media di una canzone è 3,8 minuti e nei primi trenta secondi si esercita il diritto di skip. Chi segue l'Hip Hop è tecnologicamente più avanzato rispetto a chi ascolta Pop, che è anche più adulto.
Ti senti un traghettatore?
Quando sono entrato in questo mondo la situazione era florida e si investiva molto. Ora ci sono segnali di ripresa anche grazie alla battaglia contro la pirateria che sta portando buoni risultati.
La vera rivoluzione?
Napster.
Oggi dove siamo?
C'è la luce in fondo al tunnel. Siamo in un passaggio epocale che trovo molto affascinante.
Il cinema vi aiuta?
E' utile per raggiungere un altro tipo di pubblico. Bohemian Rhapsody ne è un esempio: i Queen hanno sempre funzionato ma mai come lo scorso anno sulla scia del film con Rami Malek. Rocketman ha fatto (ri)scoprire Elton John. La serie-tv La Casa di Carta ha accolto in un suo momento Bella Ciao: un brano opportunamente passato ha grandi potenzialità.
Nel tuo tempo libero che ascolti?
Molta classica. Il mio capolavoro è Glenn Gould suona Bach. Poi vago, cerco sempre di capire cosa succede in questo universo. E ammetto che mi sono molto utili i consigli dei miei figli!