Samuel Heron, il nuovo album è Triste

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Triste è l'album di debutto di Samuel Heron . E' un lavoro che scava l'anima perché il concetto espresso nel titolo va oltre il valore da vocabolario. Ce lo spiega in questa intervista

(@BassoFabrizio)

Il primo disco di Samuel Heron si intitola Triste. Che presa alla lettera, questa parola, non invoglia poi tanto in quest'epoca di disillusioni. Ma chiacchierando con Samuel si comprende che la sua idea di tristezza va oltre il personalismo. Lui trova triste un'epoca nella quale essere felici e sempre al top è una imposizione. Insomma siamo schiavi di convenzioni che non abbiamo la voglia non dico di abbattere ma neanche di combattere. E' più semplice adagiarsi sulle regole che provare a essere felici. Ma è giusto che sia lui a spiegare dove vuole arrivare.

Samuel approfondiamo il titolo?
Ha tante chiavi di lettura. Intanto voglio dare un senso di rottura alla percezione che si ha di me.
Ovvero?
Sono solare e positivo ma ho anche un lato più melanconico e profondo ed è questo che voglio far uscire.
Torniamo dunque alla tua idea ampia di tristezza.
Questo disco non è cupo, come ho detto prima c’è sempre un mio lato gioioso, però con tematiche all’apparenza irriverenti, che nascondono quel qualcosa in più.
Come è stata scelta la copertina?
La mia arma è la musica, per questo nella copertina ho deciso di sostituire l’immagine di un arma con una tromba.
Cosa rappresenta?
La tromba è uno strumento che amo molto, riesce ad avere un suono tanto triste quanto gioioso. É stata realizzata da Luis Sal, che come me è un creativo.
Questo è il tuo primo album ufficiale, cosa ti aspetti?
La prima cosa è che sono soddisfatto di ciò che ho fatto, la qualità di questo disco non la voglio definire in base ai numeri che farà. Oggi passa che un lavoro è buono solo se ha determinate visualizzazioni o riconoscimenti, secondo me ci sono tanti progetti che non fanno grandi numeri ma sono molto validi.
Quale è l’elemento più importante della tua musica?
Mi sono lasciato andare e ho tolto quei paletti che mi ero autoimposto, spero che sia l’inizio di un percorso. E spero che chi mi ascolta impari a lasciarsi andare. Finché avremo paura dei giudizi altrui vivremo una vita a metà.
Ci sei riuscito?
Ci ho messo la massima cura nel realizzarlo e ho cercato di ridurre al minimo le restrizioni. Da oggi vorrei che la mia musica fosse questo.
C'è una traccia a cui sei più legato?
Londra e Fb ma se devo sceglierne solo una direi Fb perché nel realizzarla mi sono anche commosso, ho liberato alcune cose che avevo dentro e mi sono lasciato andare.
Che storia ha?
Questo brano è nato come uno sfogo mentre ero in studio, dopo è stata creata la canzone. È la mia preferita proprio perché è figlia di uno sfogo.
Le collaborazioni come sono nate?
Sono tutte con amici. Con Lodo Guenzi de Lo Stato Sociale è nata quando gli ho mandato un messaggio proprio mentre lui era a Londra: è stato un segno! Con Tony Effe è stato tutto molto più hip hop, è passato in studio e abbiamo creato il pezzo.
Sei curato in ogni dettaglio: quale è il tuo rapporto con la moda e quanto pensi sia importante per la tua musica?
A me piacciono le cose giuste, di gusto, sia nella musica che nel modo di vestirmi. Non sono legato ai brand non mi faccio condizionare dalla marca dei vestiti, se non mi piace non lo metto.
Cosa fa la differenza?
Non quello che compri, ma come lo indossi! È il portamento la cosa importante: anche i manichini indossano vestiti firmati! Sta alla persona, non è il dettaglio che la rende più bella.
Che musica ascolti?
In questi ultimi mesi solo la mia, mi sono concentrato e ho lavorato talmente tanto a quest’album che in testa ho solo quello. In generale l’hip hop mi sta un po’ annoiando, fanno in tanti la stessa cosa. Cerco sempre di ascoltare musica del mio passato e molti singoli.
E' alle porte l'estate, che programmi hai?
L’estate la concentriamo molto nei club, per settembre ci piacerebbe creare uno show più integrato. Ne riparliamo prossimamente!