Judith Owen, intervista: “Canto cover, ma le sento come mie”

Judith Owen
Judith Owen

La cantautrice gallese ha pubblicato l’album di cover RedisCOVERed, in cui canta Joni Mitchell, Drake, Soundgarden e molti altri. Ne abbiamo parlato con lei in un’intervista.

di Marco Agustoni

Che cosa unisce Joni Mitchell e Drake, Donna Summer e i Soundgarden, i Deep Purple e Ed Sheeran? Apparentemente poco, ma in realtà un fil rouge c’è: alcune delle loro più celebri canzoni sono finite in RedisCOVERed, album di cover della cantante gallese Judith Owen, che ha stravolto alcuni grandi classici e successi recenti, fino a renderli propri. Ne abbiamo parlato con lei in un’intervista esclusiva.


Come si fa a rendere “fresco” un album di cover?
Personalmente, cerco di rendere ogni cover la “mia verità”. Ho preso canzoni da ogni epoca e da ogni genere, ma faccio suonare tutto quanto come se fosse mio, le reinvento come se fossero mie, come se facessero parte di un mio album. Attraverso questi brani, vorrei raccontare qualcosa di me.


Di quale cover avevi più timore?
Non direi timore, ma per me è stata una sfida realizzare la cover di Hotline Bling di Drake, perché musicalmente era la più lontana dal mio mondo, e anche perché per me metà del testo non ha senso, visto che io non sono una che esce nei club e via dicendo. Ma i primi due versi mi hanno fatto ripensare a un uomo che frequentavo e che amavo, non ricambiata, per cui ho reinterpretato il pezzo anche nel suo significato, rendendolo una canzone sull’amore sbilanciato solo da una parte.

Hai reso omaggio a Chris Cornell e ai Soundgarden con Black Hole Sun: cosa pensi che ci sia di così speciale in questo brano diventato epocale?
Sin dalla prima volta in cui l’ho sentita ho pensato che fosse la migliore interpretazione musicale di quello che è la depressione. Suonava così torturato… e anche il video, è una vera opera d’arte. L’ho riarrangiata perché fosse la mia personale versione della depressione, con la quale ho lottato per anni, fino a quando una decina di anni fa non ho cominciato a stare meglio. Purtroppo per Chris non è stato così. Musicalmente è più vivace, in contrasto con le parole, proprio come io fingevo di essere felice, ma in realtà stavo malissimo. Rappresenta il contrasto fra quello che si sente dentro e quello che si mostra fuori.


Hai parlato delle cover con qualcuno dei musicisti che hai ricantato?
Sì, con alcuni di loro… ad esempio i Deep Purple hanno molto amato la mia versione di Smoke on the Water. Per me è una cosa meravigliosa, è importantissimo sapere che hanno apprezzato, perché sono quelli che ho scelto sono musicisti che amo e rispetto.


Potendo fantasticare, quale tuo brano vorresti che fosse ricantato e da chi?
È interessante, perché giusto di recente mi hanno girato questo brano di una band svedese che ha rifatto una mia canzone. Per me è un grande complimento, perché significa che le mie canzoni hanno colpito nel segno. In ogni caso, potendo sognare, perché ovviamente non avverrebbe mai, mi piacerebbe tanto che fosse Joni Mitchell a ricantare le mie canzoni.


Dal vivo quale brano del disco trascina di più il pubblico?

I miei live sono una specie di ottovolante, con tanti momenti diversi. E per il pubblico è tutto una scoperta, perché prima di attaccare con una canzone non dico di chi sia e quale sia il titolo. Sono così diverse che spesso ci mettono un po’ prima di realizzare, per cui è tutta una scoperta. Comunque direi che Summer Nights da Grease funziona benissimo.