I Delitti del BarLume: l'intervista a Filippo Timi

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Filippo Timi in I Delitti del BarLume

Le due nuove storie dell’amata produzione originale Sky realizzata da Palomar e diretta da Roan Johnson, sono in arrivo in prima tv martedì 25 dicembre e 1° gennaio alle 21.15, su Sky Cinema Uno . Nell'attesa leggi l'intervista a Filippo Timi e scopri cosa ci ha raccontato di questo suo straordinario ritorno tra Pineta e Buenos Aires

Con la giusta dose “di ironia e indagine”, come lo stesso Marco Malvaldi sottolinea, I Delitti del BarLume tornano su Sky Cinema per le feste. Le nuove storie sono due, la prima, Il battesimo di Ampelio, debutta il 25 dicembre, mentre l’uno gennaio è la volta di Hasta pronto Viviani. Diretti da Roan Johnson, sotto il cielo dell’immaginaria Pineta ritroviamo Massimo Viviani (Filippo Timi), il Commissario Fusco (Lucia Mascino), i “bimbi del quartetto uretra” (Alessandro Benvenuti, Atos Davini, Marcello Marziali, Massimo Paganelli), la Tizi (Enrica Guidi), Beppe Battaglia (Stefano Fresi) e il truffaldino assicuratore di origini venete Paolo Pasquali (Corrado Guzzanti). Tra delitti, sparizioni, toni comici e una serie infinita di partite a briscola, si inserisce a sorpresa una milonga, e non solo. Quest’anno il regista ci regala un viaggio oltreoceano, nella sensuale patria del tango. Altro non possiamo anticipare. Continua a leggere e scopri cosa ci ha raccontato Filippo Timi.

Che effetto fa tornare a vestire i panni dell’incorreggibile Viviani?
Molto familiare, è bello tornare sul set con tutti i bimbi, con Roan Johnson, con tutta l’equipe. Sono anni che ci incontriamo e la troupe ormai è quasi come una famiglia. E’ sicuramente un bel ritorno.
Per l’evoluzione del personaggio dove trae ispirazione?
Non mi ispiro a qualcuno o a qualcosa, i profili, le puntate e tutto quello che succede ai personaggi è scritto talmente bene che ci si affida un pochino alla narrazione e alle sfumature ironiche che scattano tra me e gli altri attori. L’intenzione di Malvaldi e degli sceneggiatori e l’energia di Roan sempre molto forte e importante, fanno il resto.
Cosa ammira di Massimo e cosa invece mal sopporta.
Mal sopporto che sia un burbero, è un po’ troppo fumantino ma è anche tipico di una certa toscanità, ed è ciò che lo rende autoctono all’interno del mondo del bar in cui vive, è un po’ chiuso in se stesso ed è sinonimo di insicurezza. Quello che invece più mi piace è l’affetto profondo che prova per i suoi bimbi, per i suoi amici, diciamo che si sono adottati a vicenda.
Nietzsche diceva che l’attore non prova il sentimento che esprime, anzi, sarebbe perduto se lo provasse: è d’accordo?
E’ molto intelligente come citazione e in parte è vera: sono d’accordo sul fatto che è quasi impossibile provare gli stessi sentimenti del personaggio perché tu sei altro dal personaggio però è anche vero che devi fare i conti con te stesso. A volte succede che l’emozione arriva dal testo, non sei tu che la provi ma è pronunciando il testo che ti arriva e tu e la trasmetti al pubblico. Altre volte è una situazione, dipende anche dall’intensità e dal tipo di sentimenti.
A Malvaldi I Delitti del BarLume piacciono per il giusto mix di ironia e indagine, a lei?
A piace per le sfumature in cui ironia e indagine sono trattate, è come se l’indagine avvenga per inciampo, per congettura, perché capisci delle cose e tiri le fila. E’ tutto molto sfumato, e anche l’ironia non è mai greve, non è mai insistita, è quasi accidentale. Credo che questo mix renda tutto molto piacevole.
L’aneddoto che vi ha divertito di più?
Piena Pampa, c’era una scena in cui dovevano arrivare delle persone a cavallo e uno degli attori doveva arrivare secondo e pronunciare la seconda battuta: non c’è stato verso di girarla, il cavallo era così veloce che a ogni ciak arrivava per primo, impossibile far dire al cavaliere la seconda battuta, ha dovuto cambiare e dire la prima. Esilarante!
Esiliato in Argentina, l’arguto barrista metterà la testa a posto o resterà il solito bambinone con l’aria da pirata saraceno?
Secondo me ci prova a metterla a posto e spero che torni a Pineta più maturo, più cresciuto grazie alle esperienze vissute in Argentina e grazie anche all’affetto dimostrato dai suoi bimbi che sono andati a prenderlo…Mi piacerebbe, ma chissà…