Sono tornato: la recensione del film

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Massimo Popolizio e Frank Matano in una scena tratta dal film "Sono Tornato" di Luca Miniero. Dal 1° febbraio nei cinema © Vision Distrubution

Benito Mussolini è vivo e vegeto. E si aggira per le strade di Roma. E’ questo l’incipit di Sono tornato , la nuova commedia diretta da Luca Miniero , prodotta da Indian Production e Vision Distrubution. Ad interpretate il Duce un somigliantissimo Massimo Popolizio  affiancato da un documentarista fallito con il volto di Frank Matano . Nel cast anche Stefania Rocca, Gioele Dix, Eleonora Belcamino, Ariella Reggio, Massimo De Lorenzo e Giancarlo Ratti . Nelle sale dal 1° febbraio. LEGGI LA RECENSIONE DEL FILM

"La storia, a voler essere esatti, non si ripete, ma, poiché le illusioni di cui l'uomo è capace sono limitate di numero, esse ritornano sempre sotto un diverso travestimento, dando così a una porcheria ultradecrepita un'aria di novità e una vernice tragica”. Così scriveva Emil Cioran, ne L'inconveniente di essere nati". Una citazione quanto mai adatta per riflettere su Sono Tornato, titolo del film di Luca Miniero, regista di Benvenuti al Sud, che esce il 1° febbraio nelle sale.

La pellicola, prodotta da Indian Production e Vision Distribution, immagina il ritorno in una mattina di sole in Piazza Vittorio a Roma di Benito Mussolini. È un Duce con il volto e l'espressione di un brillantissimo Massimo Popolizio che confusamente si fa strada per le vie della Capitale tra bambini immigrati che parlano romanesco, uomini che si baciano, turisti che vogliono farsi un selfie con lui. 

Per il Duce non sembrerebbe esserci più posto nell'Italia democratica di oggi. E invece no! Chi può riportare l'ordine assoluto in un Paese come il nostro smarrito e confuso? Chi può saziare i nostri più latenti egoismi e il nostro mal nascosto razzismo? Chi può far emergere la vera natura degli italiani? Naturalmente solo e soltanto Benito Mussolini.

Sembrerebbe il materializzarsi di una tragedia che ritorna, se non fosse che il film di Miniero svolge questo delicato tema con ironia e sarcasmo. Senza mai essere moralista ma non rinunciando affatto ad essere un film di denuncia, la pellicola di Miniero prova a mettere insieme scene di vita reale e finzione, vero e inverosimile, preoccupazione e vena comica grazie soprattutto alla figura di Frank Matano (bravissimo anche lui!), documentarista fallito e spalla per caso del Duce.

Ma quello che colpisce davvero di più in questa commedia, al di là del ritorno di Mussolini o meno, è il ritratto degli italiani che ne vien fuori, di un Paese diviso tra nostalgici, saluti romani e il vuoto di memoria di chi non sa che cosa ha davvero significato il ventennio fascista e la conseguente responsabilità storica di Benito Mussolini. Soltanto un’anziana donna nel film, sopravvissuta ai campi di sterminio, ricorda cosa è davvero accaduto: l'orrore della dittatura, le leggi razziali del 1938, il rastrellamento degli ebrei nel Ghetto di Roma, le migliaia e migliaia di vittime innocenti morte per salvare la nostra libertà. Ecco, sembra dirci Miniero, di tutto questo gli Italiani di oggi non sembrano e non vogliono più ricordarsi apparendo più interessati all'uomo solo al comando, che promette ordine e disciplina e che arringa il popolo non più dal balcone di Palazzo Venezia ma da un programma televisivo: "Eravate un popolo di analfabeti, torno e vi ritrovo un popolo di analfabeti". E il popolo accorre e lo saluta, ride e sorride, ignaro di come è andata a finire la volta precedente: "Anche allora la gente rideva ed è finita in tragedia" dice uno dei pochi personaggi che non resta ipnotizzato dal nuovo Duce.

Resta alla fine il dubbio lacerante che davvero la storia si possa ripetere. Magari può passarci accanto a bordo di una decapottabile d'epoca che scorrazza per le vie di Roma con su uno strano personaggio, vestito in divisa e camicia nera. Un pazzo, un eccentrico o forse soltanto un comico... proprio come la pensavano 80 anni fa!