Massimo Popolizio e Frank Matano: l’intervista per Sono Tornato

Inserire immagine
Frank Matano e Massimo Popolizio in una scena tratta dal film "Sono Tornato" di Luca Miniero. Foto Vision Distribution

I due attori sono gli interpreti principali del nuovo film di Luca Miniero Sono Tornato . Storia del racconto di un Mussolini tornato nella Roma di oggi e dei risvolti a dir poco inquietanti. Leggi l'intervista

Amnesia, egoismo, razzismo. Tre parole, per un film che rappresenta nel bene e nel male quello che realmente siamo noi italiani oggi. Al regista Luca Miniero con il suo Sono Tornato ( appuntamento, per la prima volta in tv, lunedì 21 maggio alle 21.15 su Sky Cinema Uno) è bastato immaginare di far tornare un Mussolini redivivo nella Roma un po’ frastornata di oggi per provocare un cortocircuito in noi spettatori e una vivissima inquietudine.


Ad intrepretare il Duce, Massimo Popolizio, affiancato da un documentarista un po’ sfigato con il volto di Frank Matano. Li abbiamo incontrati. Ecco cosa ci hanno raccontato del film.

Che tipo di Mussolini è quello impersonato da Lei?
Popolizio
– È un Mussolini inedito, che non si vede per esempio nei cinegiornali dell’epoca. Quello che volevamo restituire al pubblico era un Duce lontano dalla maschera italiota delle imitazioni e delle ricostruzioni storiche. Anche se in questo campo ci sono state interpretazioni magnifiche: basti pensare a Rod Steiger per Mussolini ultimo atto di Carlo Lizzani o a quello di Bob Hoskins per Io e il Duce di Alberto Negrin, il nostro intento era un altro. Renderlo credibile in un contesto realistico, calarlo tra la gente e vedere se il suo messaggio, vecchio di 80 anni, era ancora capace di far breccia tra le persone. La cosa più complicata è stato trovare il giusto tono della voce per non ricadere nello stereotipo delle registrazioni ufficiali.

Chi è Andrea Canaletti, il personaggio che Lei interpreta nel film?
Matano
- Canaletti è un regista o per meglio dire un documentarista un po’ sfigato. Vorrebbe essere accettato ma è fondamentalmente un insicuro. La sua vita cambia quando incontra Mussolini; pensa che sia un attore, un comico che interpreta la parte del Duce. E in lui intravede quella svolta che lo porterà a realizzare il suo sogno: vincere tanti premi nei maggiori festival del cinema. Decide quindi di girare un documentario su di lui portandolo in giro per l’Italia.

Lei ha detto che è che questo film non è sul Duce ma sugli italiani? In che senso?
Popolizio
- Il film ha come incipit ll ritorno di Mussolini nella Roma del 2017. Sporco, reduce da Piazzale Loreto, con la sua divisa e la camicia nera cammina per la città pensando che sia occupata dagli abissini. Chi lo vede pensa sia un attore, un comico che interpreta il Duce molto bene. Grazie anche a Canaletti riesce a farsi invitare nelle più importanti tv italiane. Va da Cattelan, da Mentana. Insomma in breve tempo diventa il personaggio del momento. Da li scattano delle reazioni da far paura. Grazie anche all’idea di Miniero di girare quasi delle candid camera con delle persone comuni, ne vien fuori una fotografia di quello che pensano e di chi sono gli italiani realmente. Dei razzisti, egoisti, amanti dell’uomo forte, che vorrebbero buttare a mare tutti gli immigrati. Soprattutto senza uno straccio di memoria verso quel periodo tragico che è stata la dittatura fascista e che ha significato la perdità della libertà, le leggi razziali del 1938, la guerra, i morti e un paese distrutto.

Nel film il mondo televisivo non ne esce benissimo. Quasi che lo share oramai sia l’unico obiettivo di un programma, naturalmente a discapito della qualità. Quasi una forma di dittatura degli ascolti. E d’accordo?
Matano -
Assolutamente sì. Penso che nel film ci sia una critica reale non soltanto al populismo dilagante nel Paese ma anche e soprattutto del potere che i media hanno nei confronti dei desideri e dei sogni delle persone. Naturalmente non soltanto la tv ma anche i fenomeni social sulla rete sono contemplati in questa critica.

Sul set a Roma, lei truccato da Mussolini veniva inneggiato dai passanti: preoccupante, non trova?
Popolizio -
 Sì molto preoccupante. Ritorno a dire che la maggior parte delle persone non sa cosa ha significato il fascismo per l’Italia. A questo proposito aggiungo però che mi pare davvero apprezzabile che questo film o commedia che dir si voglia abbia nei suoi intenti quello di far riflettere, ragionare su quello che è stato, e di far ricordare. Perché la cosa più pericolosa è quello della perdita della memoria.