Venezia 2018: Il Ragazzo più felice del mondo: la recensione del film di Gipi

Inserire immagine

Presentato al Festival di Venezia, nella sezione "Sconfini, il secondo film del fumettista Gipi è una irresistibile commedia che mescola cinema e realtà,  documentario e finzione

"Le storie esistono solo nelle storie, invece la vita scorre nel corso del tempo."  Questa celebre battuta, tratta da Lo stato delle cose di Wim Wenders, potrebbe benissimo adattarsi anche a Il Ragazzo più felice del mondo, il film diretto e intrepretato dal fumettista Gian Alfonso Pacinotti, meglio noto come Gipi. Dopo la sua opera prima, L'Ultimo terrestre, questa volta Gipi non s’ispira a una graphic novel, ma mette in scena la sua vita di uomo e di artista.

A cominciare dal travolgente ed esilarante prologo in cui il regista propone a Domenico Procacci, fondatore della casa di Produzione Fandango di produrgli La Vita di Adelo, una versione al maschile di La Vita di Adele, minando scene di erotismo omosessuale sotto gli occhi dello sconcertato produttore. Già in questa scena da antologia del cinema comico, si capisce che Il Ragazzo più felice del mondo è una scanzonata e irriverente commedia metacinematografica. Una Mise en abyme in cui 'esistenza di Gipi si intreccia con le vite dei suoi amici: da Davide Barbafiera a Gero Arnone e con quella di sua moglie Chiara Palmieri. Una lettera di un ragazzino di 15 anni di nome  Francesco, studente di un liceo artistico e appassionto di fumetti diventa quindi lo spunto per una viaggio alla scoperta dei rapporti tra arte e vita, tra vero e falso, tra finzione realtà. Insomma si ride e si riflette in questa originale e simpatica pellicola in cui fanno capolino pure Kasia Smutniak e Jasmine Trinca. 

 

La Trama di Il Ragazzo più felice del mondo

È una storia vera.C’è una persona che da più di vent’anni manda lettere cartacee scritte a mano a tutti gli autori di fumetti italiani spacciandosi per un ragazzino di 15 anni. Nelle lettere, piene di complimenti, chiede sempre “uno schizzetto” in regalo.Per agevolare il compito ogni busta contiene un cartoncino bianco e un francobollo per la risposta. C’è un fumettista italiano, Gipi, che inizia a indagare su questa persona. Chi è veramente? Perché si nasconde dietro la falsa identità di un adolescente?Vuole girare un documentario, trovare questa persona, intervistare gli altri autori che hanno ricevutola lettera: come si  stanzialmente, di una truffa? Per realizzarlo, recluta degli amici.Sono solo degli amici. Completamente incompetenti. Nessuno di loro ha mai lavorato a un documentario. Il fonico, per esempio, non sa neppure che non deve stare in campo. Ma c’è una storia da raccontare e, per Gipi, raccontare storie è la cosa più importante che c’è.Ma questa è anche una storia non scritta, che si adatta alle scoperte del momento. Solo per il finale Gipi ha le idee chiare: vuole prendere un bus, caricarlo di tutti i fumettisti che hannoricevuto la lettera (basterà un solo bus?) e portarli a casa di questa persona.Ma non per metterlo in imbarazzo o svelare la truffa.No. Vuole fargli passare una giornata bellissima, con tutti gli autori di fumetti che gli fanno ogni disegno, a comando, in modo che non debba più nascondersi dietro una falsa identità.

Ma le cose non vanno mai come vorremmo. E durante la lavorazione del documentario tutto sitrasforma, sfugge, scappa di mano.Ed è così che Gipi si troverà a dover riflettere sul senso stesso del “raccontare storie” e sulle sceltemorali che stanno a monte di questo desiderio.Cercando “il ragazzo più felice del mondo”, in una ricerca maldestra e dai contorni comici e deliranti, Gipi troverà tutt’altro e lo stesso documentario, alla fine, si trasformerà in un film