Giffoni 2019, Piero Rinaldi il Presidente dei Giffoner

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Piero Rinaldi al centro con i suoi Giurati

Connettere i giovani, creare lavoro e far crescere ulteriormente il Giffoni Film Festival attraverso la forza generatrice di idee dei ragazzi. Per questi e mille altri motivi che vi racconto in questa intervista Piero Rinaldi è il presidente dei Giffoner

(@BassoFabrizio
Inviato a Giffoni Valle Piana)


Quando arriva il Presidente non sai mai in che mondo ti accompagna. Può essere una passeggiata tra i Giffoner, una chiacchiera sotto il palco di Daniele Silvestri, un abbraccio e un accenno di ballo (io, lui è un talentuoso del ritmo) al Convento di San Francesco oppure il nostro tradizionale pranzo durante il Festival, dove si esalta la sua abilità di aggregatore e di uomo di cultura, capace di mettere allo stesso tavolo, oltre a me e a lui, un assessore di Giffoni, l'ex ministro Maria Stella Gelmini e altre persone che senza essersi mai incontrare, almeno in un contesto così famigliare, stanno bene insieme. Questo è Piero Rinaldi, il Presidente del Giffoni Film Festival. E sul finire dell'edizione 2019 e con l'orrizzonte quella del 2020, quella dei 50 anni, ci siamo fatti una bella chiacchierata. Il nostro rito annuale.

Cosa è oggi, nel 2019, Giffoni?
Il punto centrale del Giffoni Experience sono i giurati. Negli anni qui ne sono passati forse milioni.
Quale è il senso di Giffoni?
La famiglia. Figli e genitori che si passano il testimone.
Giffoni come prequel analogico della rete?
Ci sta. Quando la rete ancora non esisteva noi mettevamo in contatto ragazzi distanti migliaia di chilometri.
Quando inizia il lavoro dei tuoi giovani giurati?
A gennaio e febbraio: in base alle categorie della giuria li mettiamo in contatto tramite la rete, creiamo connessioni.
Li avviate alla consapevolezza.
Credo anche io. Oggi un ragazzo dopo i 18 sceglie dove andare a vivere.
Giffoni è germogliato nel 1982.
Quell'anno venne Francois Truffaut e fu un innamoramento, lui non era così conosciuto ma definì questo Festival come necessario.
Poi sono arrivate le grandi star hollywoodiane.
Non potevi avere risonanza mediatica senza le star.
La tua forza?
Anno dopo anno quello che quotidianamente mi energizza sono i giffoner, sono i giurati. Io sono anche padre e mi sento responsabile come qualunque altro genitore: da genitore e presidente finché non vedo l’ultimo giffoner a casa io non abbandono il Festival.
L'anno prossimo si festeggia mezzo secolo.
I 50 saranno l’anno zero e la risposta arriverà dal mondo del lavoro. Già oggi Giffoni ha una novantina di dipendi.
Cosa ti dici davanti allo specchio?
Ci sono cose che abbiamo l’obbligo di portare avanti, si chiamano diritti e doveri.
Giffoni può essere la ribellione all'immobilismo?
Ribellione significa vincere le costrizioni interne. Nel rispetto del senso della famiglia.
La parola più bella del Festival?
Connect è il nostro fiore all’occhiello, è il confronto. E lo dico io che, incorniciato a casa ho un documento del 1994 dove scrissi che il mio sogno sarebbe stato fare il Presidente di Giffoni.
Proponimenti per il cinquantennale?
Due idee. Vivere i 50 anni come opportunità: il mio impegno sarà creare occupazione per i giovani. Poi valorizzare ulteriormente il brand di Giffoni con le potenzialità che i giovani hanno oggi.