Vera De Verdad, un fanta-thriller dalle mille anime con Marta Gastini

Cinema

Paolo Nizza

Presentato al Festival di Torino e diretto da Beniamino Catena, "Vera De Verdad" è un affascinante viaggio tra cielo e terra, tra passato e futuro, tra la Liguria e il Cile. Ecco le interviste al regista e a Marta Gastini, Davide Iacopini ed Anita Caprioli

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"Dove c'è fuoco?”. Come un Mantra questo interrogativo viene sovente ripetuto all’interno di Vera De Verdad, il film di Beniamino Catena presentato fuori concorso alla 38.ma edizione del Torino Film Festival.  E in effetti la pellicola stimola molte domande allo spettatore attraverso un 'opera che attraversa generi differenti, sempre con stile e gusto per l’inquadratura. Un oggetto filmico che sfugge a ogni definizione, un lungometraggio in cui “La doppia Vita Veronica" di Kieslowski incontra “I racconti di Lovecraft”. Per scoprire i segreti di Vera De Verdad abbiamo incontrato il regista Beniamino Catena, la protagonista Marta Gastini, Davide Iacopini e Anna Caprioli.

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Dopo aver visto Vera De Verdad mi è venuta in mente questa frase di Einstein. “La distinzione tra passato, presente e futuro è soltanto un'illusione, anche se ostinata” Condividi questo pensiero?

Assolutamente sì. Anzi è una delle frasi che mi hanno ispirato il soggetto. Mi piace pensare che passato, presente e futuro siano dimensioni parallele. Se Cambiamo percezione, sintonia, frequenza, si può comprendere che lo scorrere del tempo non è così lineare, come siamo portati a credere.

Come è nata l’idea di realizzare un film che è impossibile incasellare in un genere, pur contenendone molti?

All'inizio volevo fare un film di fantascienza. E in parte lo è, anche se non viene dichiarato. Ci interessava raccontare la storia impossibile, fantastica di Vera, attraverso i sentimenti, le emozioni dei personaggi di fronte a un evento straordinario. E quindi la pellicola include tanti generi. È un po' horror, un po' fantasy, un po' melò. E credo sia motivo d'orgoglio che sia un'opera impossibile da classificare come Vera, difficile da decifrare, ibrida.

Una volta terminata la sceneggiatura avevi già in mente gli attori che hai poi scelto?

Marta Gastini per il ruolo di Vera l'avevo in mente da subito. Come Marcelo Alonso per la parte di Elias. Tant'è che sono partito per il Cile per andare a prenderlo.

Perché hai deciso di girare una parte del film così remoto e suggestivo come il deserto cileno dell’Atacama?

Innanzitutto, io amo molto i deserti. E nella zona di Atacama, ci sono i più grandi osservatori astronomici del mondo. È il luogo migliore del pianeta per osservare le stelle. L'assenza di umidità consente di poter vedere bene gli astri anche a occhio nudo

Qual è stata la scena più difficile da girare?

Direi quella ambientata all'ALMA, il più grande osservatorio del Chile. Si trova su un altopiano a 5.200 metri di altezza. Quindi abbiamo dovuto girare indossando tutti indossando le maschere dell'ossigeno, altrimenti saremmo svenuti.

Il film è costellato di specchi.  Cosa rappresenta per te questo oggetto?

Come insegna il classico di Lewis Carrol, lo specchio è un passaggio verso un’altra dimensione. E in Vera ha un valore altrettanto potente. E come in Il Signore del Male di Carpenter rappresenta il passaggio tra materia e antimateria.

Come è nata la tua la collaborazione con I Marlene Kuntz che curano la colonna sonora del film?

Sin dai loro esordi, ho girato per il gruppo molti videoclip. Li conosco bene. Abbiamo un immaginario simile ed è stato facile richiamarli per questa occasione. Le loro chitarre sono il perfetto accompagnamento per le lande desolate del deserto

Secondo te Dove c'è fuoco?

Più che dove, c'è fuoco quando credi e desideri profondamente. E allora tutto si avvera.

Intervista a Marta Gastini

Cosa è la prima cosa che hai pensato quando hai letto la sceneggiatura di Vera De Verdad?

Ho subito pensato che non avrei mai potuto rinunciare a questo film. Beniamino Catena e Simone Gandolfo, ovvero il produttore e il regista del film, mi aveva proposto anni fa questo ruolo e credo sia una parte molto giusta per me in questo momento della mia carriera. Vera ha un aspetto legato alla fantascienza, un genere che finora non avevo mai affrontato. Interpretare una ragazza che fa un viaggio inspiegabile, che vive la vita di un'altra persona, non è stato semplice, ma a volte anche nel quotidiano ci ritroviamo a vivere situazioni incredibili, che sono difficili da comprendere con il solo intelletto, ma in qualche modo i sensi e le emozioni ci consentono di decifrarle. Ho cercato quindi di riportare la vicenda sulla Terra, vivendola come una storia di sacrificio e amore.

Quanto è stato difficile farsi ricoprire il volto di api?

In realtà è stato molto facile perché la scena è staya realizzata grazie agli effetti speciali. Ho dovuto immaginare che le api fossero davvero sul mio viso. E in fondo quella sequenza dimostra come Vera sia in sintonia con la natura, come faccia parte del tutto.

Secondo te, dove c'è fuoco?

Nell'animo umano. Nell'amore verso la persona con cui si decide di condividere la vita, nella famiglia, nel rapporto con i propri figli, nel desiderio, nell'ambizione e soprattutto nella vita.

Intervista a Davide Iacopini

Il tuo  è un personaggio taciturno. Come ci si prepara a recitare soprattutto attraverso gli sguardi e la gestualità del corpo?

Il fatto che parlasse poco non era una cosa preventivata. Durante le riprese ci siamo accorti che questo personaggio faceva fatica a esprimersi attraverso le parole e abbiamo deciso di tagliare delle battute e quindi asciugando i dialoghi siamo arrivati a questo risultato. In fondo, anche nella vita le parole contano, ma non sempre dicono la verità, mentre gli sguardi e il linguaggio del corpo non mentono.


Il tuo personaggio mi ha fatto venire mente questa frase di Re Lear: Sono le stelle sopra di noi, che governano la nostra condizione.”

È molto adatta al film questa citazione di Shakespeare. Io ho iniziato a lavorare con il teatro è ogni volta che ho avuto a che fare con le opere del Bardo. ho compreso che tutto quello che è venuto dopo è un'evoluzione di quello che lui aveva scritto. Sapeva già quasi tutto. E in qualsiasi modo si intenda la frase di Re Lear (siamo nelle mani del caso?, O di Dio? O dell'energia generata dalle stelle?, si tratta di letture possibili del film. E mi piacciono tutte e tre.

Secondo te “dove che c’è fuoco”?

Dove c'è luce. Il mio personaggio la percepisce sia nei momenti brutti, sia in quelli belli. E per me è qualcosa che mi rassicura. Ha a che fare con il focolaio, con l'amicizia, con gli abbracci. È un invito a non avere paura.

Intervista ad Anita Caprioli

Se dovessi descrivere il tuo personaggio con tre aggettivi, quali useresti?

Direi determinata, affamata e logorata.

Se per assurdo dovesse succederti quello che accade nel film, di primo acchito reagiresti come la madre di Vera o come il padre?

Sicuramente come il personaggio che interpreto, ossia la mamma di Vera. La cosa bella di questa storia è che racconta un rapporto tra madre e figlia, molto autentico e di come anche nella genitorialità ci siano delle differenze. C'è nella maternità, la forza di riconoscere il proprio figlio a prescindere da tutto

Secondo te “dove che c’è fuoco”?

Ovunque. La vita nasce dal fuoco. Veniamo da lì. Eravamo una palla di fuoco, un elemento che ha a che fare con ciò che ci siamo. Tutto quello accade in questo film passa attraverso la natura.

La Trama del film Vera De Verdad

Vera, una bambina di undici anni, scompare senza lasciare traccia. Due anni dopo ritorna ma invece di essere adolescente è una giovane donna. Non ricorda niente. I genitori sono sconvolti ma l’esame del DNA conferma che è davvero lei. Quando i ricordi riaffiorano alla memoria, Vera capisce di aver vissuto la vita di un uomo cileno, clinicamente morto, che dall’altra parte del mondo si era risvegliato nello stesso istante in cui lei era svanita nel nulla

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