I fratelli D'Innocenzo: "Il nostro prossimo film? Una storia d'amore e sangue"

Cinema

Ospiti alla Festa di Roma, i registi di Favolacce hanno raccontato la loro storia, i modelli e alcuni segreti dai loro set: "Spiegare ai bambini la trama del film non è stato semplice"

Registi rivelazione del cinema italiano, premiati per la sceneggiatura a Berlino 2020 per Favolacce dopo l'ottimo riscontro del loro film d'esordio La terra dell'abbastanza: alla Festa di Roma è stato il giorno dei fratelli Damiano e Fabio D'Innocenzo, che si sono raccontati al pubblico, intervistati da Alberto Crespi.

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“Noi ci consideriamo spettatori ancora adesso che i film li facciamo, ci servono a fare i soldi per comprare il biglietto. Il cinema ci ha salvato la vita e il motivo per cui siamo registi è che sappiamo quanto un film può incidere su una serata e sulle vite in genere”. Con grande umiltà, svelando i propri gusti e modelli d'ispirazione: Fassbinder e Taxi Driver per Fabio, Billy Wilder, Ermanno Olmi e Matteo Garrone per Damiano, mentre entrambi concordano sul film che ha messo loro la voglia di fare cinema: I ragazzi della 56^ strada di Francis Ford Coppola.

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Due trentaduenni che hanno “il merito di saper far lavorare bene gli attori”, che si dipingono come “un po' sfigati: il primo computer a vent'anni, il primo telefonino a ventuno, i film li vedevamo soprattutto in VHS, a parte poche eccezioni viste al cinema come Titanic o Space Jam – ci portava nostro fratello che faceva lo chef a Praga”. Anche i loro due film sono il frutto delle esperienze di vita a Tor Bella Monaca: “Favolacce è un po' uno sfogatoio di ciò che abbiamo vissuto da bambini, mentre La terra dell'abbastanza è più meditato: nonostante sia stato il nostro film d'esordio, la sceneggiatura di Favolacce è precedente”. Un film molto cupo e duro, in cui non è stato facile comunicare le loro intenzioni ai bambini protagonisti della pellicola: “Ci siamo rifiutati di prendere un coach che facesse da filtro tra noi e i bambini, raccontavamo loro la sceneggiatura giorno dopo giorno e alla fine abbiamo detto che 'dovevano scendere dal palco della vita': hanno pianto ma hanno capito. Mentre a Elio Germano non abbiamo avuto bisogno di dire nulla, gli abbiamo solo imposto di starsene per mezz'ora da solo mentre allestivamo il set”. E il prossimo film? Una storia d'amore ancora top secret, “dove si sentirà il sangue scorrere”.

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