I migliori film di Marco Bellocchio

Nel suo ultimo film racconta la storia di Tommaso Buscetta, ma la filmografia di Marco Bellocchio racconta mezzo secolo di storia d’Italia

Leone d’Argento alla regia nel 1967, Orso d’argento, gran premio della Giuria nel 1991, Premio d’onore al Festival internazionale del Cinema di Mosca nel 1999 e Leone d’Oro alla carriera nel 2011: in oltre 50 anni di carriera, Marco Bellocchio ha avuto riconoscimenti degni di un grande cineasta. A questi, si aggiungono 3 David di Donatello, 5 Nastri d’Argento, 7 Globi d’Oro e numerosi altri premi che ne fanno uno dei registi più apprezzati del panorama internazionale. Una carriera cominciata fin da ragazzo, con gli studi al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma (sotto la guida di Andrea Camilleri) e proseguita poi a Londra. Il primo lungometraggio, girato a soli 26 anni, “I pugni in tasca”, vince la Vela d’Argento al Festival di Locarno. Due anni dopo, con “La Cina è vicina”, vince invece il Gran Premio della Giuria al Festival di Venezia. L’ultimo film, in concorso al Festival del Cinema di Cannes, è “Il traditore”, incentrato sul personaggio di Tommaso Buscetta, con Pierfrancesco Favino nei panni del collaboratore di giustizia e Luigi Lo Cascio in quelli di Salvatore “Totuccio” Contorno.

Nei film di Marco Bellocchio è presente tutto l’anticonformismo e la rivolta nei confronti delle contraddizioni della borghesia di quegli anni e, ancora oggi, sono oggetto di rassegne e retrospettive in tutto il mondo. Impossibile sintetizzare mezzo secolo di carriera in pochi titoli, abbiamo selezionato alcuni dei film imperdibili di Marco Bellocchio, per chi volesse approfondire la cinematografia del regista piacentino:

  • I pugni in tasca
  • La Cina è vicina
  • La condanna
  • L’ora di religione
  • Buongiorno, notte
  • Il regista di matrimoni
  • Vincere
  • Bella addormentata

I pugni in tasca (1965)

Primo lungometraggio girato da Marco Bellocchio, all’epoca 26enne. Un film manifesto ambientato sull’appennino piacentino - luoghi dell’infanzia e dell’adolescenza del regista - che anticipa i temi che saranno alla base delle contestazioni sessantottine. La storia di quattro fratelli (tre uomini e una donna) che vivono con una mamma vedova e cieca. Augusto, il primogenito, ha la responsabilità degli altri tre, ognuno con i suoi problemi. Per il ruolo del protagonista, Bellocchio aveva pensato a Gianni Morandi, ma poi fu affidato a Lou Castel. Uno dei migliori esordi della storia del cinema e, ancora oggi, un fiore all’occhiello nella filmografia di Bellocchio.

La Cina è vicina (1967)

Due anni dopo, Bellocchio ci riprova con un film ancora una volta ambientato nella sua regione e con al centro gli stessi temi del precedente. Carlo è un giovane appartenente al Partito Socialista Unificat che diventa factotum di un professore e futuro assessore. Pur essendo fidanzato, diventa l’amante della sorella del professore. Quest’ultimo, nel frattempo, inizia una relazione con la fidanzata di Carlo. “La Cina è vicina” è una chiara denuncia della società dell’epoca. Vincitore del Leone d’Argento al Festival di Venezia e di due Nastri d’Argento (miglior soggetto originale e miglior fotografia).

La condanna (1991)

Nel film “La condanna”, Bellocchio affronta il tema dello stupro, che fu anche oggetto di molte critiche da parte della stampa. Aiutato dallo psicanalista Massimo Fagioli, il regista confeziona una pellicola provocatoria e affascinante. Sandra è una studentessa che ha un rapporto con un architetto all’interno di un museo deserto. C’è stata violenza o il rapporto era consenziente? Orso d’Argento, gran premio della Giuria al Festival di Berlino.

L’ora di religione (2002)

Il titolo completo è “L’ora di religione - Il sorriso di mia madre” e vede Sergio Castellitto nei panni di un pittore laico e ateo che viene a sapere che la propria madre sarà beatificata. Si trova ad avere un grosso conflitto interiore, soprattutto perché ritiene la madre artefice della rovina dei propri figli. 4 Nastri d'argento (regista, soggetto, attore e suono in presa diretta), Oscar europeo a Castellitto, premiato anche con il Globo d'oro, David di Donatello a Piera degli Esposti. Premio Flaiano 2002 e Globo d'oro per il miglior film.

Buongiorno, notte (2003)

Ancora un film profondamente politico, “Buongiorno, notte”: la vicenda del rapimento di Aldo Moro vista attraverso lo sguardo di Chiara, brigatista assalita da scrupoli di coscienza. Ispirato al libro della brigatista Anna Laura Braghetti, la pellicola è stata apprezzata anche dalla famiglia dello statista. In concorso alla Mostra del Cinema di Venezia, tra polemiche e discussioni per la mancata vittoria, “Buongiorno, notte” portò a casa solo il Premio per un contributo individuale di particolare rilievo per la sceneggiatura. David di Donatello e Nastro d’Argento a Roberto Herlitzka, Globo d’oro a Maya Sansa.

Il regista di matrimoni (2006)

Presentato al Festival di Cannes 2006 nella sezione Un Certain Regard, ancora un film con Sergio Castellitto, stavolta nei panni di un regista in crisi. Trovatosi in Sicilia, incontra un regista di matrimoni e un principe indebitato che gli propone di girare le nozze della figlia. 4 Nomination ai David di Donatello, 2 Nastri d’Argento, 3 Globi d’Oro e 1 Ciak d’Oro.

Vincere (2009)

La politica è protagonista anche di “Vincere”, unico film italiano in concorso al Festival del Cinema di Cannes del 2009. Otto David di Donatello, 4 Nastri d’Argento, 3 Ciak d’Oro, 3 Globi d’Oro e numerosi altri riconoscimenti per la storia di Benito Mussolini (Filippo Timi) e Ida Dalser (Giovanna Mezzogiorno). I due avranno un figlio, Benito Albino, che verrà poi rinchiuso in manicomio, così come la madre, di cui il Duce vorrà sbarazzarsi. Uno dei film più intensi e potenti di Marco Bellocchio.

Bella addormentata (2012)

Ancora una vicenda che prende spunto dalla realtà per “Bella addormentata”, il film che si basa sulla vicenda di Eluana Englaro e che racconta quattro storie che si intrecciano tra loro nel corso degli ultimi sei giorni di vita della ragazza. Il tema dell’eutanasia è delicato e Bellocchio lo tratta con estrema sensibilità. Grandi interpretazioni dei protagonisti Toni Servillo (Nastro d’argento), Maya Sansa (David di Donatello) e Roberto Herlitzka (Nomination al Ciak d’oro).