La cura dal benessere: quando l'horror è d'autore

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Giovedì 15 marzo alle 21.15 su Sky Cinema Uno andrà in onda LA CURA DAL BENESSERE di Gore Verbinski (La maledizione della prima luna, The ring). Si tratta di un thriller dalle sfumature gotiche con Dane DeHaan (Come un tuono) e Jason Isaacs. Il giovane venditore di successo di una grossa compagnia finanziaria americana è convocato dai soci per una delicata missione: recarsi in una SPA svizzera per riportare in America il CEO dell’azienda. Ma presto Lockhart capirà che uscire dalla misteriosa clinica non è facile quanto entrarvi.

L'idea di una cura rapida, insieme ai malesseri della società e all'ossessione per una salute perfetta, sono temi che hanno sempre affascinato. Parliamo di un angosciante thriller psicologico in cui Dane Dehaan interpreta Lockhart, un venditore di successo di una grande compagnia finanziaria di Wall Street. Su richiesta del direttore della società si vede costretto a partire per la Svizzera, dove l’amministratore delegato dell’azienda è fuggito per auto-ricoverarsi in una prestigiosa clinica e sembra non voler più far ritorno negli Stati Uniti. Peccato che gli affari lo reclamino e che la sua firma sia indispensabile per un’importante fusione. Il protagonista si ritrova quindi catapultato nel centro benessere, rinomato per le terapie "miracolose" del dottor Heinrich Volmer, che promettono a chiunque vi si sottoponga serenità e salute. In seguito a un violento incidente, Lockhart si ritrova nella clinica dove gli viene appunto consigliato il prodigioso trattamento. Ma presto scopre che, per raggiungere il presunto stato di pace e di felicità, deve prima attraversare una sorta di inferno dantesco in cui pene e atrocità sembrano non avere mai fine.

L’uso della macchina da presa è sperimentale e senza dubbio molto coraggioso. Spesso la narrazione è interrotta da inquadrature che si soffermano su particolari tendenti all’orrorifico.  L’inquietudine regna, l’atmosfera angosciante è accresciuta dal gusto per il dettaglio maniacale che cerca di penetrare continuamente l’inconscio. Il tutto coadiuvato anche dalla musica. Cantilene alla Dario Argento si ripetono uguali a se stesse e fanno da cornice attiva a quello che succede nelle inquadrature che si susseguono in un lungo flusso di immagini (il film dura ben 146 minuti). Dario Argento non è l’unica fonte di citazione. Ci sono richiami evidenti anche a Kubrick, Fuller e Whale. Molti tra gli spettatori, inoltre, non potranno evitare di collegare Lockhart al Di Caprio di Shutter Island, capolavoro di Scorsese.