Star Wars: Il Risveglio della Forza, la recensione

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Star Wars: Il Risveglio della Forza

J.J. Abrams dirige l’attesissimo settimo episodio della stellare saga campione di incassi in tutto il mondo: Star Wars: Il Risveglio della Forza. Un film solido e ricco di rimandi alla Trilogia originale, che sembra costruito apposta per la gioia dei fan della saga di Guerre Stellari. Appuntamento, in prima tv,  su Sky Cinema 1 e Sky 3D alle 21,15 e su Sky Cinema Star Wars alle 21.45. Ecco la recensione

 

di Marco Agustoni

 

C’è stato un tempo in cui George Lucas si era convinto che Star Wars fosse roba sua, e quindi di poterne fare ciò che voleva. Lo dimostrano il lavoro di restauro della trilogia originale, criticato da più parti, così come la trilogia prequel, decisamente meno apprezzata della prima. Il suo rapporto travagliato coi fan è anche stato raccontato nell’ottimo documentario The People vs. George Lucas. J.J. Abrams, al contrario, nell’accettare l’incarico di riportare in auge la saga ha approcciato la materia ben conscio di come Guerre Stellari sia ormai patrimonio comune. Ecco la recensione di Star Wars: Il Risveglio della Forza

 

La classica intro alla Guerre Stellari ci informa che dalle ceneri dell’Impero è nato il Primo Ordine, nemico giurato della Repubblica. L’Ordine è alla ricerca di Luke Skywalker, l’ultimo Jedi rimasto, scomparso ormai da tempo, ma sulle sue tracce ci sono anche gli oppositori della Resistenza. Dopodiché, già dalle prime scene e senza troppi preamboli, Star Wars: Il Risveglio della Forza introduce tutti i personaggi principali, dallo stormtrooper ribelle Finn al pilota di X-Wing Poe Dameron, passando per l’avventuriera Rey e il villain Kylo Ren, una specie di fan sfegatato di Darth Vader. E con tutti che si chiedono dove sia finito il leggendario Skywalker, l’avventura ha ufficialmente inizio.

 

Ogni cosa, in Star Wars: Il Risveglio della Forza, rimanda alla trilogia cominciata con Una nuova speranza e conclusa con Il ritorno dello Jedi. L’immaginario, le atmosfere, i personaggi. È come se Abrams avesse lavorato per riconciliare The People con la saga. A tratti, questo si avverte anche in maniera pesante. Del resto l’immaginifico creatore di Lost è stato più volte ritratto da Leo Ortolani, nelle sue seguitissime recensioni a fumetti, nell’atto di strizzare l’occhio al pubblico. E in effetti qui l’occhio lo strizza eccome.

 

Non si tratta solo della riesumazione dei personaggi storici come Han Solo, Chewbacca e compagnia per creare un filo diretto con i primi tre episodi, né delle parentele eccellenti di cui si chiacchiera ormai da tempo, e nemmeno delle numerose citazioni dirette. In alcuni casi, c’è addirittura un senso netto di déjà vu, con scene e situazioni che sembrano riprese pari pari dai vecchi film. La spunta comprende il cattivo in maschera, il robottino buffo e molto altro ancora. Un solo esempio per non rivelare niente di significativo: c’è una scena in cui sembra di vedere una versione aggiornata della celebre cantina di Mos Eisley. 

 

Se ci si perdesse in un citazionismo fine a se stesso, tutto questo lo si potrebbe chiamare fan service. Ma per fortuna Abrams riesce a creare una struttura sufficientemente solida per sostenere il peso del confronto con l’originale. Pur con i tanti legami e rimandi, Star Wars: Il Risveglio della Forza riesce a camminare sulle proprie gambe, grazie anche all’apporto di un gruppo di nuovi personaggi convincenti e di un casting azzeccato (ottimi John Boyega e Daisy Ridley nei panni di Finn e Rey, interessante Adam Driver come Kylo Ren).

 

Certo, ci sono alcuni passaggi di sceneggiatura un po’ frettolosi, per mantenere sempre alto il ritmo della narrazione, ma il risultato finale è un’avventura vecchio stile godibile dall’inizio alla fine. Oltretutto, il regista e sceneggiatore non teme di utilizzare il materiale iconico di Star Wars con una certa disinvoltura, senza preoccuparsi di andare a toccare quelli che sono ormai dei veri e propri mostri sacri. E mentre si ammirano i duelli con le spade laser e i combattimenti aerei tra Tie Fighter e X-Wing, viene proprio da pensare a quel momento già contenuto nel trailer del film, quando Han Solo ghigna soddisfatto: “Chewbe, siamo a casa”.

di Marco Agustoni

 

C’è stato un tempo in cui George Lucas si era convinto che Star Wars fosse roba sua, e quindi di poterne fare ciò che voleva. Lo dimostrano il lavoro di restauro della trilogia originale, criticato da più parti, così come la trilogia prequel, decisamente meno apprezzata della prima. Il suo rapporto travagliato coi fan è anche stato raccontato nell’ottimo documentario The People vs. George Lucas. J.J. Abrams, al contrario, nell’accettare l’incarico di riportare in auge la saga ha approcciato la materia ben conscio di come Guerre Stellari sia ormai patrimonio comune. Ecco la recensione di Star Wars: Il Risveglio della Forza

 

La classica intro alla Guerre Stellari ci informa che dalle ceneri dell’Impero è nato il Primo Ordine, nemico giurato della Repubblica. L’Ordine è alla ricerca di Luke Skywalker, l’ultimo Jedi rimasto, scomparso ormai da tempo, ma sulle sue tracce ci sono anche gli oppositori della Resistenza. Dopodiché, già dalle prime scene e senza troppi preamboli, Star Wars: Il Risveglio della Forza introduce tutti i personaggi principali, dallo stormtrooper ribelle Finn al pilota di X-Wing Poe Dameron, passando per l’avventuriera Rey e il villain Kylo Ren, una specie di fan sfegatato di Darth Vader. E con tutti che si chiedono dove sia finito il leggendario Skywalker, l’avventura ha ufficialmente inizio.

 

Ogni cosa, in Star Wars: Il Risveglio della Forza, rimanda alla trilogia cominciata con Una nuova speranza e conclusa con Il ritorno dello Jedi. L’immaginario, le atmosfere, i personaggi. È come se Abrams avesse lavorato per riconciliare The People con la saga. A tratti, questo si avverte anche in maniera pesante. Del resto l’immaginifico creatore di Lost è stato più volte ritratto da Leo Ortolani, nelle sue seguitissime recensioni a fumetti, nell’atto di strizzare l’occhio al pubblico. E in effetti qui l’occhio lo strizza eccome.

 

Non si tratta solo della riesumazione dei personaggi storici come Han Solo, Chewbacca e compagnia per creare un filo diretto con i primi tre episodi, né delle parentele eccellenti di cui si chiacchiera ormai da tempo, e nemmeno delle numerose citazioni dirette. In alcuni casi, c’è addirittura un senso netto di déjà vu, con scene e situazioni che sembrano riprese pari pari dai vecchi film. La spunta comprende il cattivo in maschera, il robottino buffo e molto altro ancora. Un solo esempio per non rivelare niente di significativo: c’è una scena in cui sembra di vedere una versione aggiornata della celebre cantina di Mos Eisley. 

 

Se ci si perdesse in un citazionismo fine a se stesso, tutto questo lo si potrebbe chiamare fan service. Ma per fortuna Abrams riesce a creare una struttura sufficientemente solida per sostenere il peso del confronto con l’originale. Pur con i tanti legami e rimandi, Star Wars: Il Risveglio della Forza riesce a camminare sulle proprie gambe, grazie anche all’apporto di un gruppo di nuovi personaggi convincenti e di un casting azzeccato (ottimi John Boyega e Daisy Ridley nei panni di Finn e Rey, interessante Adam Driver come Kylo Ren).

 

Certo, ci sono alcuni passaggi di sceneggiatura un po’ frettolosi, per mantenere sempre alto il ritmo della narrazione, ma il risultato finale è un’avventura vecchio stile godibile dall’inizio alla fine. Oltretutto, il regista e sceneggiatore non teme di utilizzare il materiale iconico di Star Wars con una certa disinvoltura, senza preoccuparsi di andare a toccare quelli che sono ormai dei veri e propri mostri sacri. E mentre si ammirano i duelli con le spade laser e i combattimenti aerei tra Tie Fighter e X-Wing, viene proprio da pensare a quel momento già contenuto nel trailer del film, quando Han Solo ghigna soddisfatto: “Chewbe, siamo a casa”.