Irrational Man: La recensione del nuovo film di Woody Allen

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Emma Stone e Joaquin Phoenix in una scena di Irrational Man

Arriva nelle sale il 16 dicembre, il thriller filosofico firmato dal grande regista americano. Sulle orme di capolavori come Match Point e Crimini e misfatti, un'amara, crudele e beffarda riflessione sull'eterno confliltto tra caso e volontà.

Nel cast Joaquin Phoenix, Emma Stone e  Parker Posey. Leggi la recensione e non perdere, giovedì 17, la puntata di Sky Cine News dedicata a Irrational Man

di Barbara Tarricone

 

Abe Lucas, un professore di filosofia (Joaquin Phoenix) arriva nell’elegante e facoltoso college di Breitling nel New England . (Un probabile sostituto di fantasia per l’elitario Brown College). E’ woodyallenesco nel più classico dei sensi: intellettuale, cinico, autocritico, autolesionista e allo stesso tempo affascinante per le donne che lo incontrano e ci si buttano a capofitto: la sua ingenua studentessa Jill, Emma Stone e Rita, la collega disincantata e dal matrimonio infelice interpretata da Parker Posey.


Beve troppo senza farne mistero, ha una fiaschetta di whiskey sempre a portata di mano, una pancia da bevitore (ahimè reale) che protrude dalle magliette sdrucite, un libro che non riesce a portare a termine e una altrettanto evidente incapacità di portare a termine le cose nella camera da letto. Semplicemente non gli importa più niente di niente.


Le sue lezioni di filosofia sono abrasive e irriverenti: è l’attrazione fatale che Allen prova da sempre per i grandi temi della vita: etica, giusto, sbagliato, raziocinio o istinto..Abe-Woody ci dà assaggi di Kierkegaard e Nietzsche e definisce presto la filosofia a cui ha dedicato la vita una “masturbazione mentale”.
Mentre le due donne si innamorano del suo disfattismo e del suo senso di inutilità, riflesso bene nell’ambiente rarefatto del privilegio economico in cui vivono, Abe si trascina ,cercando da una parte di mantenere platonica la relazione con la sua studentessa e dall’altra cedendo malamente agli approcci diretti della collega.


Fino a che un giorno, una conversazione orecchiata per caso in un diner non accende la proverbiale lampadina nel cervello del professore. “ Che diavolo è la filosofia, una puttanata! Bisogna agire!” razionalizzerà più tardi. E quindi agirà. Una azione che gli cambierà la vita e gli restituirà la joie de vivre, il gusto per una buona colazione, persino quelle caratteristiche in camera da letto che la sua collega definirà da “uomo delle caverne, altro che professore di filosofia!”

 

Che cosa è questa azione non ve lo rivelo, ma sono i temi brutali alla Match Point o alla Crimini e Misfatti su cui torna il maestro ottantenne ricoprendoli con lo smalto della sua estetica, del dialogo incessante e dell’ironia, L’eterno dibattito tra la nostra volontà e il caso.“A che cosa serve il cervello -ci ha detto Woody- a fornire belle spiegazioni, a disquisire di filosofia, attribuire significati alla vita...Ma la vita se ne frega delle nostre spiegazioni, mentre noi parliamo, parliamo, lei va avanti e ci passa sopra, senza neanche accorgersene”.

 

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di Barbara Tarricone

 

Abe Lucas, un professore di filosofia (Joaquin Phoenix) arriva nell’elegante e facoltoso college di Breitling nel New England . (Un probabile sostituto di fantasia per l’elitario Brown College). E’ woodyallenesco nel più classico dei sensi: intellettuale, cinico, autocritico, autolesionista e allo stesso tempo affascinante per le donne che lo incontrano e ci si buttano a capofitto: la sua ingenua studentessa Jill, Emma Stone e Rita, la collega disincantata e dal matrimonio infelice interpretata da Parker Posey.


Beve troppo senza farne mistero, ha una fiaschetta di whiskey sempre a portata di mano, una pancia da bevitore (ahimè reale) che protrude dalle magliette sdrucite, un libro che non riesce a portare a termine e una altrettanto evidente incapacità di portare a termine le cose nella camera da letto. Semplicemente non gli importa più niente di niente.


Le sue lezioni di filosofia sono abrasive e irriverenti: è l’attrazione fatale che Allen prova da sempre per i grandi temi della vita: etica, giusto, sbagliato, raziocinio o istinto..Abe-Woody ci dà assaggi di Kierkegaard e Nietzsche e definisce presto la filosofia a cui ha dedicato la vita una “masturbazione mentale”.
Mentre le due donne si innamorano del suo disfattismo e del suo senso di inutilità, riflesso bene nell’ambiente rarefatto del privilegio economico in cui vivono, Abe si trascina ,cercando da una parte di mantenere platonica la relazione con la sua studentessa e dall’altra cedendo malamente agli approcci diretti della collega.


Fino a che un giorno, una conversazione orecchiata per caso in un diner non accende la proverbiale lampadina nel cervello del professore. “ Che diavolo è la filosofia, una puttanata! Bisogna agire!” razionalizzerà più tardi. E quindi agirà. Una azione che gli cambierà la vita e gli restituirà la joie de vivre, il gusto per una buona colazione, persino quelle caratteristiche in camera da letto che la sua collega definirà da “uomo delle caverne, altro che professore di filosofia!”

 

Che cosa è questa azione non ve lo rivelo, ma sono i temi brutali alla Match Point o alla Crimini e Misfatti su cui torna il maestro ottantenne ricoprendoli con lo smalto della sua estetica, del dialogo incessante e dell’ironia, L’eterno dibattito tra la nostra volontà e il caso.“A che cosa serve il cervello -ci ha detto Woody- a fornire belle spiegazioni, a disquisire di filosofia, attribuire significati alla vita...Ma la vita se ne frega delle nostre spiegazioni, mentre noi parliamo, parliamo, lei va avanti e ci passa sopra, senza neanche accorgersene”.

 

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