Anche i bamboccioni piangono: arrivano al cinema i "Belli di Papà"

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Giovedì 29 sbarca nella sale la commedia di Guido Chiesa interpretata da Diego Abatantuono, Andrea Pisani, Matilde Gioli, Francesco Di Raimondo, Marco Zingaro. Per scoprire tutti segreti del film non perdete la puntata di Sky Cine New in onda questa sera alle 21

Come l’indimenticabile “flagello di Dio”, al suo passaggio, non faceva più crescere neanche un filo d’erba, così oggi l’imborghesito Attila/Diego Abatantuono in Belli di papà decide una volta per tutte di chiudere i rubinetti del suo patrimonio e non far più piovere la grana dal cielo. Con buona pace dei suoi tre figli più o meno ventenni che, tra un ape(ritivo) e l’altro, fanno finta di frequentare l’Università e di dar manforte all’ impero paterno con ogni genere di idea balzana e ovviamente irrealizzabile…naturalmente quando non sono troppo impegnati a spendere dall’estetista 15 mila euro a trimestre!

E così succede che i tre rampolli cadano vittime della gabola architettata dal ricco genitore, che mette in scena la finta bancarotta della sua ditta con tanto di trasferimento dalla Milano (sempre) da bere al profondo sud pugliese, nella casa fatiscente della sua infanzia.

Nei panni dei tre fratelli condannati finalmente a un futuro incerto fatto di sudore e sacrificio ci sono Andrea Pisani, cabarettista del duo comico PanPers e portato già al cinema da Paolo Ruffini nella sua opera prima da regista Fuga di cervelli; Matilde Gioli, apprezzatissima ne Il Capitale Umano di Paolo Virzì, per cui ha vinto il Premio Biraghi al miglior talento esordiente ai Nastri d’Argento 2014 e il debuttante assoluto Francesco Di Raimondo.

“Erano anni che desideravo misurarmi con il registro della commedia”, ci ha raccontato il regista torinese Guido Chiesa, famoso per aver diretto opere decisamente più impegnate come Il Partigiano Johnny, tratto da Fenoglio, o Lavorare con lentezza, sui tumulti studenteschi di fine anni ‘70 in quel di Bologna. “Quando la Colorado Film mi ha proposto la regia di Belli di papà, (remake del campione d’incassi messicano Nosotros los nobles, n.d.r.) ho capito che avevo finalmente trovato una storia nelle mie corde, leggera ma non superficiale. E potevo inoltre parlare di una tematica che mi stava molto a cuore, il rapporto genitori-figli. Il mio obbiettivo era quello di far sorridere in modo intelligente, come fanno Soldini, Virzì o come ha sempre fatto il compianto Mazzacurati, e di fare in modo che la gente, uscita dal cinema, abbia voglia di fermarsi a parlare del film”.

Inutile dire, però, che tra imprevisti rocamboleschi e qualche battuta gustosa, il vero colpo di scena della commedia si chiama Francesco “multitasking” Facchinetti, che alla sua carriera di dj, cantante, conduttore televisivo, produttore discografico e pure scrittore(!), aggiunge ora quella di attore esordiente. Se non altro un applauso a un po’ di autoironia che non gli è mancata, quando ha accettato di calarsi nel ruolo del fidanzato nullafacente della Gioli e quindi aspirante genero di Abatantuono. “In realtà un manigoldo – dice quest’ultimo – uno di quelli che non aspettano altro che di attaccare il cappello, ma solo dopo una luna di miele a Bali di almeno sei mesi, è ovvio! Il minimo indispensabile per schiarirsi un po’ le idee su cosa fare nella vita”.

Del suo reclutamento nel cast racconta il regista: “Dopo aver provinato Francesco non ho avuto dubbi. L’unico problema è stato convincere lui, confortarlo, dirgli che ce la poteva fare. In realtà l’ho messa giù anche in questo modo: tu sei un “bello di papà”, un figlio d’arte, quindi già ti sparano addosso. Però tu lo sai, l’hai messo in conto da sempre. Io invece ho una piccola reputazione da difendere e so già che tutti vorranno sparare addosso anche a me, perché ho preso Francesco Facchinetti per fare una commedia. Quindi siamo sulla stessa barca. Aiutiamoci a vicenda. Io farò di tutto per non farti cadere, perché se cadi tu cado anch’io.”

E l’ex- DJ Francesco così replica: “E’ stata dura convincermi, all’inizio non mi sentivo assolutamente in grado. La recitazione non è mai stata una mia aspirazione, né un sogno nel cassetto. Mi ricordo che a sei anni  volevo fare il Papa. O il Papa o il contadino, perchè il primo regalava felicità - quando Giovanni Paolo II parlava erano tutti contenti – e il secondo trattava la terra e dalla terra avevo capito che nasceva tutto. Dopodichè io sono un comunicatore, quello è il mio lavoro. Non sono né un cantante, né un presentatore, né un attore, né uno speaker radiofonico, né un dj. Io semplicemente utilizzo i mezzi di comunicazione per cercare di far arrivare un messaggio. E sono da sempre un grande appassionato di cinema. Stare su un set cinematografico per me ha significato stare in un ambiente che ti accarezza, ti coccola, ti insegna. Finalmente un mondo dove c’è quello che mio padre mi racconta della musica degli anni ’70, che non esiste più adesso; o c’è quello che Mike Bongiorno mi raccontava della televisione degli anni ’60. Penso davvero che nel cinema ci sia ancora un po’ di poesia e un po’ di magia”.