Orhan Pamuk, uno scrittore alla 72.ma Mostra del Cinema di Venezia

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Orhan Pamuk (foto Getty Images)

Sky a Venezia incontra il grande scrittore turco Orhan Pamuk (Premio Nobel nel 2006) che accompagnava il documentario "Il museo dell'innocenza",  ispirato ad un suo celebre romanzo e diretto dal regista inglese Gram Gee

 

Una storia d'amore eterna che supera i confini del tempo e dei generi narrativi, rinnovandosi ogni volta con inesauribile passione romantica. Questo è in sintesi il senso del lavoro che il grande scrittore turco Orhan Pamuk, premio Nobel 2006 per la letteratura, ha accompagnato al Lido. "Innocence of memories" sottotitolo "Il museo di Orhan Pamuk e Istambul" diretto da Grant Gee è un docu-drama (come sempre negli ultimi anni è labile il confine tra documentario e narrazione) sul Museo dell'Innocenza (reale, visitabile fisicamente) del quale Pamuk ha ispirato la nascita nel 2012 nella sua città per raccogliere oggetti e suggestioni di ogni tipo attorno ai personaggi (narrativi) del suo grande romanzo omonimo "Il museo dell'innocenza" pubblicato nel 2008, i cui protagonisti sono stati  loro volta reali e a contatto con la vita dello scrittore. 


Il film presentato a Venezia arricchisce ulteriormente la stratificazione di livelli di lettura di cui la raffinatissima opera di Pamuk è intrisa. Difficile ormai discernere il vero dal finto (o fictional) nella romanticissima storia di amore contrastato vissuta negli anni '70 dalla bellissima Fusun e dal suo innamorato (già impegnato) Kemal. Gli oggetti dei veri Kemal e Fusun sono esposti nel museo che ogni anno è meta di pellegrinaggio di tanti lettori e ora viene raccontato dal film come luogo fisico, in parallelo con il racconto del romanzo. 

 

Come è nata l'idea di questo documentario?
"Ho concepito il romanzo pensando già al museo che ne avrei potuto trarre, anche se ciò è avvenuto anni dopo a Istanbul nella casa che era stata abitata dalla vera Fusun. Successivamente ho cominciato a lavorare al catalogo del museo, cui ho dato il titolo "L'innocenza degli oggetti": questo è stato il quarto livello della medesima storia, la 4a vita potremmo dire. Poi è venuto questo documentario, un'altra rilettura. Tute queste storie sono differenti: il documentario non è un'illustrazione del museo, il quale non era una illustrazione del romanzo, ma è qualcosa di autonomo, in cui confluiscono anche pensieri e situazioni di altri miei libri."

 

Non le hanno mai proposto un film vero e proprio sulla storia d'amore di Fusun e Kemal?
"Mi hanno presentato molti progetti e proposte. Ma in Turchia non sono molto ben visto e temo che non potrei avere il controllo della mia opera. Purtroppo una proposta seria del tipo che intendeva Hemingway "tu dai il romanzo  loro ti danno il film" non è ancora arrivata, speriamo in futuro."

 

Cosa intende quando parla di "memoria degli oggetti?
"La memoria degli oggetti non esiste di per se stessa, gli oggetti non hanno memoria, ma è la nostra memoria che si stratifica sugli oggetti e resta loro legata: il biglietto di un film, un piccolo regalo, una vecchia stoviglia possono risvegliare in noi ricordi precisi anche dopo decine di anni."

 

Cosa ricorda dei veri Fusun e Kemal che lei ha conosciuto?
Sia il romanzo che il museo dedicati a questi personaggi giocano sul confine sottile tra realtà e invenzione. Non dimenticate che Willem Defoe promosse il suo romanzo "Robinson Crusoe" dichiarando che ogni cosa nella sua storia era vera. La nostra memoria è portata istintivamente a modificare i ricordi di ciò che è stata la realtà. Questo è anche il filo conduttore del mio Museo dedicato all'innocenza della memoria.

 

Orhan Pamuk ha recentemente pubblicato un nuovo romanzo dal titolo "A Strangeness in My Mind" che si avvia diventare uno dei suoi best-seller. La traduzione italiana sarà pubblicata da Einaudi in novembre