Giffoni 2015, Lorenzo Fragola tra 1995, Bambi e Toy Story

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Lorenzo Fragola

Lorenzo Fragola debutta a Giffoni. Racconta, in questa intervista, dei suoi cartoon preferiti, del clima che ha trovato e del nuovo X Factor che inizierà il prossimo 10 settembre

di Fabrizio Basso
(inviato a Giffoni Valle Piana - Salerno)

Lorenzo Fragola plana su Giffoni per vivere una esperienza speciale: l'abbraccio del Giffoni Film Festival. Che è caldo e caloroso, quasi più del clima che avvolge di umidità come un sudario. In giro per l'Italia per raccontare il suo album d'esordio 1995, la tappa campana è una delle più elettrizzanti.

Lorenzo che dice della sua apparizione a Giffoni?
Fighissimo ed è la prima volta.
Impressioni?
La prima è che in realtà è un vero festival del cinema, che mette in primo piano i ragazzi.
Conseguenze?
Splendide! Grazie a Giffoni e a un certo tipo di televisione i bambini, gli adolescenti hanno le basi per una crescita importante. Vuole un esempio?
Certo.
Mio fratello di due anni dice sono esausto, parola che io quasi manco so cosa significa. E sa cosa è bello?
No.
Che lo ha imparato sentendolo dai cartoni animati. Mettere in primo piano animazione per crescere è da paura.
A lei piacciono?

I cartoni formano e sono anche alla base di un certo cinema.
Un suo cartone formativo?
Bambi. Lo ho visto una volta, ma a distanza di anni so come è fatto un bambi.
Poi?
Toy Story. Ma il mio cartoon di riferimento, anche se talvolta mi vergogno un po a dirlo, è Due fantagenitori
Un altro?
Leone Cane Fifone lo guardavo per il brivido, perché sapevo che avevo paura, che voleva dire essere grande.
Musicalmente che fa?
Preparo il tour.
Vacanza?
Magari un po’ la faccio ma la scrittura non si ferma mai.
Destinazione?
Scappo una settimana in un posto sconosciuto poi in famiglia.
Sa che è tutto quasi pronto per X Factor 2015?
L'anno scorso ero già dentro. Lo sapevano praticamente tutti tranne io che avevo pure l'obbligo del silenzio.
La chiave giusta per vincere?
Cercare la propria strada e il proprio libero spazio.
Che vuol dire?
Nel calcio ci sono due portieri. Il secondo sa che per quanto bravo non giocherà praticamente mai. Nella musica non è così: ognuno deve avere un suo pubblico e conservarlo e accrescerlo.
Il segreto?
Arrivare al cuore della gente