Diary #4 - La bellezza di "tremare come foglie"

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Marco Mennillo e Malika a Giffoni

Un'altra giornata di incontri al Giffoni Film Festival. Da Debora Villa a Mailika Ayane fino a Federico Russo e Leonardo Cecchi. Ecco il reportage di Marco Mennillo

di Marco Mennillo

Per un social reporter (o "socialcoso", come mi chiamo io) c'è un piccolo, enorme problema: le batterie. Come per una specie di legge di Murphy all'ennesima potenza, le batterie di tutti i device saranno matematicamente scariche solo nel momento in cui c'è qualcosa di importante da fare. A questo aggiungete il misterioso smarrimento del caricabatterie. Il trucchetto è semplice: una batteria di riserva. Ma quest'ultima, ça va sans dire, si scarica con precisione quasi chirurgica in quello stesso fatale momento. E così a tarda notte, mentre cercavo di ristabilire i contatti con le persone che ho lasciato a casa, il mio telefono ha deciso di abbandonarmi, così come io avevo abbandonato il caricabatterie probabilmente in ufficio. Inizio ad accusare il colpo dell'utilizzo sfrenato dei social per documentare il Giffoni, con i primi crampi alle mani e le fan degli ospiti che non mi danno tregua, convinte che io abbia una specie di canale preferenziale per arrivare a loro. È uno sporco lavoro, lo so, ma qualcuno deve pur farlo.

A un certo punto al Festival arriva qualcuno che ha la fortuna di nascere col faccino Disney e di girare il mondo con una nuova serie della major americana. Federico Russo e Leonardo Cecchi sono bravissimi, simpatici, spontanei, acuti. Mi fanno venire voglia di essere uno di loro, mi fanno sentire vecchio, mentre Debora Villa, l'indimenticabile Patti di Camera Caffè, ha 46 anni e l'entusiasmo di una ragazzina, gioia da vendere e una simpatia rara. Insieme presentano Alex & Co., una nuova serie di Disney Channel su un gruppo di adolescenti alle prese con le loro cotte e la passione per la musica. Praticamente la mia vita, che poi io abbia ventidue anni, sono dettagli trascurabili. Forse. Spero. No?? Vabbè. Ho chiesto a Federico e Leonardo di aiutarmi a diventare una superstar (il video lo trovate... indovinate dove? Bravi, il mio Twitter, @MarcoMm) ma l'inquadratura con noi tre insieme è a dir poco impietosa e mi fa somigliare più che a un millenial di buone speranze, a un trentenne depresso con la nostalgia delle Spice Girls.

Oppure il trio Nicolas Vaporidis/Matteo Branciamore/Primo Reggiani, che dopo una decina di anni di etichetta di "giovani attori" hanno deciso di prendere in mano la situazione e diventare giovani produttori. Per 10 anni, almeno, avranno una nuova etichetta da portarsi addosso. E non è un bene. Come si sottolineava nella conferenza stampa (va detto, assolutamente delirante a causa di un comunicato stampa non propriamente aggiornato che voleva la loro web serie di successo Piove ancora da produrre, Vaporidis ancora accasato con Giorgia Surina...e a questo punto l'Italia ancora Campione del Mondo!), se in America il passaggio attore/producer è normale (e anche auspicato), per un attore italiano le etichette sono così pesanti da rendere difficile la credibilità di ogni progetto. La Drive Production Company dei tre giovani attori romani, tuttavia, potrebbe cambiare le cose. Lo speriamo, intanto io mando il curriculum.

Sul blue carpet già spuntano i primi transennisti per Tom Felton e ciò che mi diverte tantissimo sono i giurati che cercano di scambiarsi gli accessi agli incontri:
Scambio Tom Felton!
Cerco Darren Criss!
Cedo Braccialetti Rossi!
Datemi i Cugini Di Campagna! (Ovviamente l'ultimo ero io che cercavo di mettere confusione, ma nessuno ha voluto fare scambio con me, chissà perché).

Nel pomeriggio, mentre l'inviato di Sky Cine News Giammy incontra una raggiante, splendida Anna Foglietta, io ho la fortuna di intervistare Malika Ayane. Sono emozionato come un bambino e reggo a stento la Go Pro (l'intervista oggi sul mio...si, lo so, ormai l'ho detto troppe volte). Parliamo del rapporto con Federico Brugia, suo marito e regista di videoclip, dell'apparecchio ai denti a Sanremo e della sua parabola bellissima da interprete pura a produttrice di se stessa (con l'ultimo album Naïf, 2015). Le chiedo se abbia voglia di produrre qualcuno di emergente. Ovviamente non avrò il coraggio di mandarle le mie demo, ma è stato divertente chiederlo comunque.

Tra i pregi del Giffoni c'è anche questo: tremare ed essere emozionato per un'intervista considerandola come un vero e proprio rapporto umano. Un collega in sala stampa mi dice: "Dopo 40 anni che faccio questo mestiere, ho ancora qualcosa allo stomaco prima di fare un'intervista, non dobbiamo perdere mai l'emozione di conoscere l'individuo che abbiamo davanti, la tua paura trasformala in energia e voglia di far bene". Questo andirivieni di star, così come i legami tra i giurati, lo staff, i giornalisti, le migliaia di persone che lavorano col massimo impegno, rappresentano proprio questa emozione grandissima trasformata in potenza. Il tremore dei ragazzini prima di vedere il loro idolo è del tutto simile a quello di un professionista che deve concludere il proprio lavoro o di un fortunato avventore, come me, che ha la possibilità di incontrare persone che ama e che stima.
Dopo l'intervista, Manlio (il mega direttore galattico) mi fa i complimenti per il diario. Li incasso con un sorriso imbarazzato, li metto in tasca e vado avanti per un nuovo giorno. Quello che ho imparato oggi è che non bisogna mai perdere la voglia, il coraggio e la gioia di "tremare come foglie", perché la capacità di emozionarsi è un segno di forza più che di debolezza. Lo segno nella lista dei regali di questo festival, insieme al sorrisone e al bacio di Malika.

A domani, se vi va. Io continuo a scrivere tremando e sorridendo.
Peace, love and Rock&roll!