Diary#2 - Il festival che trasforma in bambini

Inserire immagine

Seguiamo Mm durante la seconda giornata di Giffoni Experience, che lo ha riportato alla sua infanzia grazie a Lodo Comello e Tess Masazza, Fabio De Luigi e Angelo Duro e Mark Ruffalo

di Marco Mennillo

 

 

Anche per un insonne cronico come me, due ore di sonno sono un durissimo colpo. Eppure provo a reggerlo. Anzi, devo. Ho degli impegni e la voglia di fare. Certo, più che due ore di sonno mi è sembrato di chiudere gli occhi e riaprirli, un battito di ciglia.
Assurdo come passi il tempo. Due ore prima ho scritto e inviato il diario del primo giorno, due ore dopo c'è una nuova pagina da riempire. Sveglia, doccia, caffè (terrificante, probabilmente radioattivo), colazione bella piena per reggere il colpo e siamo di nuovo in pista.
Se la prima giornata è complicata, la seconda lo è di più. Sempre, bisogna assestare la partenza e poi mettersi a regime. Il numero degli ospiti inizia ad aumentare, quello degli appuntamenti del festival anche, riuscirò a tenere testa a tutto?
È il secondo giorno e sembra strano che lo sia, mi sento qua da sedici anni. Già sono nate dinamiche e piccole abitudini. That's Giffoni, baby. La cittadella è più illuminata e calda, si popola di ragazzi, molti più che il primo giorno: iniziano le vere e proprie attività di voto, il primo ospite internazionale è in arrivo.

L'atmosfera oggi non permette relax, frenesia in ogni dove. C'è una nuova grande anteprima: Inside Out, il nuovo film Disney-Pixar. Ecco. Inizia il conflitto tra Marco e Mm. La mia anima da fanboy vorrebbe guardare il film in anteprima, mentre quella da inviato diligente risponde "NO! SEI QUA PER LAVORARE!". Ho ventidue anni, però chiunque, una volta messo piede al Festival, sente il proprio fanciullino tornare alla riscossa. È un festival di cinema per ragazzi che riporta le persone più grandi a riflettere sulla propria infanzia. Quali erano i miei gusti? Le mie scelte? I miei desideri? E cosa sono ora? I film Pixar sono i pochi cartoni che mi concedevo da piccolo quando non guardavo videoclip o concerti, e anche da grande vivo ogni nuovo lavoro con lo stesso entusiasmo. Inoltre le emozioni in questo caso sono al centro, in quanto protagoniste della pellicola. A presentare il film arrivano Lodovica Comello (piccola popstar internazionale, in classifica con il suo album Mariposa) e Tess Masazza (Web creator, celebre per i suoi video dissacranti sull'universo femminile). Quando le vedo, ovviamente, l'80% dei miei neuroni inizia a litigare per decidere chi sia la più carina. L'enigma, a ore di distanza, è tuttavia ancora irrisolto.
Le ragazze sono tranquille, simpatiche, lontane dal divismo. Si raccontano con semplicità ed è questo forse che le rende amatissime dal pubblico.
Provate solo una volta a scrivere un tweet su Lodo e poi ditemi se riuscite a star tranquilli cinque minuti con le notifiche del telefono. I fan della Comello sono entusiasti ed estremamente calorosi, al punto tale da farmi impazzire l'account di Twitter per le troppe notifiche. Questo affetto si nota sul blue carpet, dove vengono letteralmente inondate di ragazzi che non vedono l'ora di vedere le proprie piccole eroine. Tess ha un sorriso per tutti, Lodo è molto attenta al fatto che tutte le persone riescano ad avere la propria foto o il proprio autografo, fino a evitare con abilità i bodyguard, quasi come fosse lei la fan, muovendo ogni passo con l'entusiasmo, appunto, di una bambina.

Così come il mio prof dell'università, giornalista, che appare in sala stampa con una maglietta della Marvel prendendomi in giro: «Posso chiederti un autografo, Marco di Sky Cinema?», lo saluto, ci abbracciamo, era il mio prof, ora mi sembra un bambino felice e desideroso di vivere la sua esperienza al GFF.

Altro salto nell'infanzia: insieme al Cantante Senza Pubblico della tv, Angelo Duro, c'è Fabio De Luigi, un uomo che da Medioman a Bublè, da Love Bugs a Bum Bum Picozza passando per l'intramontabile cantante Olmo (di cui ancora conservo l'immortale album in MUSICASSETTA...si, sono vecchio anche io) ha segnato molte serate televisive dei ragazzi della mia generazione. Bisogna dirglielo, qualcuno deve dirglielo e il destino (o banalmente, la PayTv) ha scelto me.
- Ciao Fabio, Love Bugs era 10 anni fa, Mai Dire... ormai 15 anni fa. Stai diventando grande, uscirai con un film da regista. La domanda è: come ti senti ad essere un ricordo della nostra infanzia?
La sala stampa esplode in un applauso: secondo me tutti lo stavano pensando ma nessuno aveva il coraggio di dirlo.
- Come devo sentirmi, mi sento vecchio!
- E guardandomi, non ti senti responsabile?
- Beh, un po' si.
(Ovviamente l'intero siparietto lo trovate sul mio Twitter, @MarcoMm)

Riesco ad ottenere il suo #selfieconskycinema, che poi mai come in questo caso è una foto da fan e gli chiedo scusa per la domanda cattiva, spiegando di essere un suo grande ammiratore. E lui mi dice: «Ma l'avevo capito, guarda, con una domanda del genere solo un mio fan potevi essere...». Si riconferma, come nelle performance televisive, una persona molto divertente. La conferenza stampa, insieme ad Angelo Duro, è forse una delle più divertenti a cui io abbia preso parte.

Comunque, la star della giornata è Mark Ruffalo. Al suo arrivo in cittadella mi giunge l'sms della mia cuginetta Emily, con cui andai al cinema a vedere Tutto Può Cambiare, con Mark protagonista (uno dei più deliziosi film sulla musica che possiate mai vedere). Belle queste coincidenze, mi riportano direttamente in quel mood. Ed é strano vedersi il protagonista lì, a pochi metri da me.
Ruffalo si dimostra cordiale e a tratti emozionante nei suoi incontri Giffonesi. Durante l'intervista, però, ha improvvisamente fatto spuntare fuori, come da un cilindro, sua moglie. Una bellissima donna adorante che lo guardava con occhi sognanti. Ancora non è chiaro il motivo: probabilmente era soltanto per ricordarmi che sono single.

Gli inviati di Sky Cine News (cioè Marianna e Giammy) sono ancora più bravi, quindi complichiamo un po' i loro testi. E va benissimo così, speriamo vada sempre meglio. Coinvolgiamo i giurati. Negli sparuti momenti di pausa cerco di assorbire il più possibile di questo luogo e delle persone. Per dirla come un film del passato: «Faccio cose, vedo gente».
Conclusa la parte lavorativa, sento fortissimo il peso delle due ore di sonno: cena, passeggiata, letto.

Tra le lenzuola rifletto sul fatto che tra i vari pregi, questo festival trasfoma qualunque avventore in un bambino. Con la gioia di vivere un'altra giornata, con l'energia di continuare a divertirsi, con l'entusiasmo di conoscere artisti ed esperienze che magari prima si ignoravano completamente.
Sono qui per lavorare e in questo letto c'è un (quasi) adulto, ma chiudo gli occhi con la consapevolezza che i miei sogni di stanotte e i miei occhi di domattina, saranno quelli di un bambino felice.
Buonanotte, a domani.