Malvaldi: "I Delitti del BarLume? Credevo nessuno li leggesse e son diventati film!"

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Filippo Timi è il "barrista" Massimo creato dalla penna di Marco Malvaldi

Il 18 maggio alle ore 21.10 su Sky Cinema 1HD arriva La briscola in cinque. Nell'attesa intervistiamo Marco Malvaldi, creatore de I Delitti del BarLume, editi da Sellerio

di Fabrizio Basso

Non pensava che qualcuno li leggesse. Non pensava che qualcuno li pubblicasse. Figurarsi se poteva pensare che diventassero film. E invece è andato tutto al contrario. Per fortuna. Con sorpresa. Con divertimento. Lunedì 18 alle ore 21.10 su Sky Cinema 1HD potremo vedere La briscola in 5, il quarto film tratto da I Delitti del Barlume, la saga toscana più corposa di un supertuscans e  meno omologata firmata Marco Malvaldi ed edita da Sellerio. Perché ogni romanzo è una finestra altra alche se i personaggi sono quasi sempre gli stessi. Nessuno spremuta di vaniglia, nessun profumo di marasca né di cuoio ma solo parole fresche che divertono e fanno pensare che la vita, nonostante il delitto, è bella anche in un libro. Aspettando di giocare a briscola in cinque (e con la morta) intervistiamo Marco Malvaldi.
Malvaldi come nascono I Delitti del BarLume?
Una discussione con mia moglie sul finire degli anni Novanta. Le dirò che non eravamo ancora sposati.
Il tema della discussione?
Come si scrive un giallo.
Come è nato La briscola in cinque?
Posso dirle che durante la tesi di laurea per dribblare i tempi morti a casa di amici giocavo a briscola in cinque. La particolarità è che non sai con chi giochi, chi ti è alleato e chi nemico.
Metafora della vita.
Anche. Ma per me è la metafora del commissario: nessuna domanda diretta e non ti puoi fidare di nessuno.
Nel libro, e nel film, a giocare col barrista Massimo sono i bimbi, ovvero i quattro terribili vecchietti.
Al bar durante il giorno la popolazione è fatta di pensionati.
Che bevono spuma. Lei ama i vini come Massimo, vero?
Sono appassionato. E ora pecco di lesa maestà.
Bene.
Sono toscano ma amo i vini del Nord. I bianchi trentini e i rossi piemontesi. Al vertice del gusto il Merlot e la Ribolla gialla.
Nel libro scrive che meriterebbero il Nobel gli inventori di letto, caffè e nutella: conferma?
Certo. Con un distinguo, sostituirei la nutella con la cioccolata in generale. Sono tre cose per cui vale la pena vivere, rappresentano un continuum. Vengono in sequenza e comunque. Come il pranzo e la cena che sono due oasi nelle nostre giornate.
Quando le hanno detto che il commissario Fusco sarebbe stato donna che ha pensato?
Speriamo non abbia i baffi come nel libro. D'altra parte c'erano soltanto la cameriera Tiziana e la vittima che muore subito: le quote rose erano un po' deficitarie.
Lei aveva il bar del cuore?
Un bar dove ci trovavamo con gli amici esisteva. Poi a Tirrenia ho iniziato a frequentare quello di Massimo, da dove poi sono nati i libri.
Quindi esiste davvero un bar Massimo? Come il bar Mario di Ligabue.
Certo. Si chiama Massimo Viviani nei libri perché Massimo è il suo nome e Viviana la sua cameriera.
Conturbante come Tiziana alias Enrica Guidi?
Splendida. Inoltre l'originale assomiglia tantissimo al Viviani ex calciatore del Vicenza.
Le piacciono i thriller?
Insomma. Oggi c'è l'ondata dei nordici ma mi lasciano...freddino. Del genere vado agli anni Ottanta di Forsyth e Le Carré oppure ai legal thriller di Grisham. Leggo volentieri Fred Vargas e Colin Dexter.
Visto il successo dovrà continuare a inventare delitti del BarLume altrimenti potrebbe pentirsi come Ridley Scott quando ha fatto morire il gladiatore.
Ha fatto bene a farlo morire: il gladiatore 2 la vendetta sarebbe stato poco credibile, la serialità funziona solo con i gialli. E io mi ci diverto ancora dunque vado avanti.