Tracks, viaggiando da soli nel deserto australiano

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Un'immagine tratta dal film "Tracks - Attraversare il deserto"

Arriva su Sky Cinema 1, martedì 5 maggio, in prima visione il film di John Curran che porta sullo schermo la storia vera di Robyn Davidson che decise di attraversare il deserto australiano in solitaria

Tre cammelli, un cane nero (Diggity), una giovane scapestrata, Robyn Davidson (Mia Wasikowska), e soprattutto l'Australia e i suoi deserti sono i protagonisti di Tracks – Attraverso il deserto, film australiano in prima visione, martedì 5 maggio alle 21.10 su Sky Cinema 1.

Diretto dal regista statunitense John Curran, il film racconta una storia vera, quella che vide Robyn Davidson attraversare in solitaria l'Australia da Alice Springs a Uluru, fino all'Oceano Indiano. Partita a piedi gli inizi del 1977 con i suoi tre dromedari - Bubs, Dookie, Zeleika - e il piccolo Golia, partorito da Zuleika durante il viaggio arriverà a destinazione sulla costa occidentale australiana dopo nove mesi e ben 2.700 chilometri di viaggio.

Unica presenza sincopata, e non troppo gradita, quella di Rick Smolan, interpretato nel film dall'attore Adam Driver, fotografo del New Yorker e di National Geographic che la raggiunge durante il suo lungo viaggio (ogni cinque settimane) per fare delle foto per la rivista che finanziò la costosa e coraggiosa spedizione.

Un viaggio che la stessa Davidson ha trasformato prima in racconto sul National Geographic Magazine, dove le sue parole furono corredate dagli scatti che il fotografo Smolan le fece durante alcune tappe, e poi nell’omonimo romanzo (in Italia è edito da Feltrinelli con il titolo Orme),

Da anni il cinema tentava di adattare sullo schermo. A riuscirci, per l'appunto, il regista John Curran ( Il velo dipinto), che si è affidato alla sceneggiatura dell’esordiente Marion Nelson, alla meravigliosa fotografia di Mandy Walker e al talento di Mia Wasikowska scelta per questo ruolo dalla vera Robyn Davidson. Da parte sua l'attrice sì è detta contenta di tornare nel suo Paese e di ritrovare le sue radici australiane aggiungendo che ''un'esperienza di questo genere trasforma in modi diversi. Intanto si vive un lungo periodo di solitudine in paesaggi straordinari. E' stato un modo per mettere insieme i vari pezzi di me stessa, un modo per cambiare sia la mente che la coscienza''.