Mia Madre, l'elaborazione del lutto secondo Nanni Moretti

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Nanni Moretti e Margherita Buy

Vi raccontiamo Mia madre, l'ultimo film di Nanni Moretti, in prima visione, venerdì 15 aprile su Sky Cinema 1 alle 21.10 e alle 21.40 su Sky Cinema –David di Donatello

Recensione di Alessio Accardo

 

Quando il personaggio di Margherita Buy, regista del film nel film Mia madre, ed evidente alter ego cinematografico di Moretti, sbotta furiosa all’indirizzo della troupe fittizia: "Voi non dovete assecondarmi così: il regista è uno stronzo!", vien da chiedersi se qualche anno fa Nanni l’avrebbe mai girata una scena così. Se poi si ascoltano le sue dichiarazioni durante la conferenza stampa ("Quando ero giovane pensavo che col tempo avrei avuto, come dire, i peli sullo stomaco e invece mi rendo conto che è accaduto il contrario: più invecchio, più il disagio cresce e non è una cosa riposante"), ti convinci che davvero qualcosa di profondo è cambiato in lui.

D’altra parte Mia madre è, sin dal titolo, una palese elaborazione pubblica di un suo lutto privatissimo: la morte della mamma, scomparsa mentre il regista romano stava montando Habemus papam. Un operazione delicatissima, dunque, che viene qui praticata con una sincerità talmente scoperta da rasentare l’impudenza. Non che Moretti sia nuovo a tentativi simili, basterebbe citare l’eccellente La stanza del figlio, che nel 2001 si aggiudica la Palma d’oro di quel Festival di Cannes dove non è ancora dato sapere se quest’anno Mia madre sarà, e nel caso in quale sezione.

Certo non si può chiedere a Nanni di non parlare di sé, ché il suo cinema da sempre si nutre della sua autobiografia: dalla presenza flagrante della vera madre Agata Apicella (Aprile) a quella del vero padre Luigi (è tra gli altri l'attore poeta disoccupato di Ecce Bombo); dal drammatico racconto della grave malattia che lo afflisse all’inizio degli anni  ‘90 (Caro diario) alla nascita del vero figlio Giovanni che s’intreccia con la prima vittoria della Sinistra all’elezioni (ancora Aprile). Per non parlare della centralità nel suo cinema della sua persona fisica celata a lungo sotto lo pseudonimo di Michele Apicella, però decisamente riconoscibile in filigrana nei tanti tic e nei birignao che lo hanno da sempre contraddistinto, divenendo la giocosa colonna sonora di più di una generazione. Quei tic e quei birignao che qui Nanni fa recitare a una Margherita Buy totalmente “morettizzata”, in un modo non troppo diverso da quanto fatto da sempre da Woody Allen coi suoi attori, costretti a ricalcare le sue esitazioni e i suoi balbettii. Così qui la Buy, regista alle prese con un film sulla perdita del lavoro in fabbrica e contemporaneamente con i doveri della figlia nei confronti di una madre malata.

Ad assisterla il fratello Giovanni, interpretato da un Nanni Moretti mai visto così disperato, pure nei rari lampi di umorismo à la Moretti che squarciano la cupezza di una trama che parla quasi sempre di morte. Sempre sopra le righe John Turturro, chiamato qui a interpretare la star italo-americana del film nel film, che in una scena molto rivelatrice si lascia andare a una pubblica confessione, che pare riguardare un poco, ancora una volta, il regista di Mia madre: "Questo è il mio ultimo film. Il cinema è un’impostura, restituitemi alla realtà!". Certo impossibile non ridere a crepapelle quando, nel bel mezzo di un litigio sul set fittizio, l’interprete traduce alla lettera gli insulti di Turturro alla Buy, con un umorismo che tradisce la cifra surreale del regista di Ecce Bombo. Così come è impossibile non bagnarsi le guance davanti all’umanissimo spaesamento, disarmato e sgomento, col quale NanniGiovanni (e il suo aderentissimo alter ego in gonnella) assistono all’agonia di loro madre, Ada, professoressa di lettere di ginnasio. Proprio come Agata Apicella, in Moretti.