I bambini sanno, la recensione

Inserire immagine

Arriva in prima visione sugli schermi di Sky Cinema 1 e in contemporanea su Sky Arte venerdì 25 settembre alle 21.10 (anche su Sky Uno alle 22.45) il secondo docu-film di Walter Veltroni, co-prodotto da Sky. Una lunga chiacchierata con 38 ragazzini italiani che ci emozionano con la delicatezza e l’acutezza del loro punto di vista sul mondo e sulla vita

DALLA POLITICA AL CINEMA

Se sia l’inizio di una nuova carriera di cineasta è, per ora, solo una supposizione (non smentita dall’interessato), certo è che il secondo documentario firmato come regista da Walter Veltroni, I bambini sanno, è un’opera delicata e intensa nella quale l’ex politico di vertice della Repubblica ha messo molto di se stesso.
Dopo il successo del suo primo documentario, Quando c’era Berlinguer, premiato con un Nastro d'argento, Veltroni è tornato a governare la macchina da presa per imbastire un ritratto dell’Italia di oggi - e di domani - vista con gli occhi di bambini e ragazzini. L’ex segretario del Partito Democratico e due volte sindaco di Roma ha assemblato le riflessioni di trentotto pre-adolescenti fra gli 8 e i 13 anni (dopo averne intervistati più di trecento) di tutti i ceti sociali, di varie regioni italiane, di diverse identità culturali e religiose, che raccontano semplicemente come vivono la loro età, l’amore, la famiglia, come percepiscono la crisi economica, la religione o il senso del futuro che li aspetta. I commenti dei protagonisti “bambini” (come il titolo sceglie di definire un’età ormai sfumata tra infanzia tardiva e pre-adolescenza) a volte ingenui e teneri, altre volte di sorprendente saggezza, ci toccano e ci emozionano, attraverso il ricordo personale di una stagione della vita che tutti abbiamo vissuto e molti ri-viviamo attraverso figli e nipoti della stessa età.

LE LETTURE DEL FILM

Questa dimensione privata, intima, è la più universale tra le possibili chiavi di lettura del film di Veltroni. Risponde anche alla storia personale del neo-regista: “Sono cresciuto senza padre, in una casa governata da donne – racconta Veltroni in una lunga intervista rilasciata al nostro Francesco Castelnuovo che andrà in onda a partire dal 19 aprile sulle reti Sky Cinema – ma della mia adolescenza conservo un ricordo bello e ricco”. Con un approccio classico del cinema documentario l’autore racconta (anche) se stesso attraverso la vicenda di altri soggetti, pur restando rigorosamente fuori-campo e limitandosi a porre brevi domande ai piccoli intervistati. L’altra valenza importante di I bambini sanno è il quadro d’insieme di un Paese e della sua composizione sociale che viene fuori dalle risposte che il film raccoglie. Abitudini familiari, opinioni politiche e strutture mentali degli italiani adulti entrano nella elaborazione dei bambini, e ci tornano in forma indiretta. “In tutto il film non si vede un solo adulto – sottolinea Veltroni nello Speciale – e l’unica volta che un genitore si è inserito nella conversazione a due tra me e il bambino il tono è cambiato ed è svanita parte della spontaneità di chi parla.” Eppure le storie e i pensieri di questi ragazzini – che parafrasando Elsa Morente forse salveranno il mondo – fotografano il presente e il presumibile futuro del nostro Paese meglio di tanti sondaggi e ricerche sociologiche. Infine colpisce la lettura dei bambini-spettatori, coetanei dei protagonisti - che Sky ha intervistato alle anteprime del film e che vedremo in un brevi “Vox Populi” – che si confrontano con i contenuti del documentario. "Spero che lo vedano i miei genitori, così forse potranno capire come possiamo sentirci noi bambini" dichiara una ragazzina figlia di separati, ed è forse questo "il complimento più bello" (ancorché straziante) secondo Walter Veltroni. Una frase simile è stata scelta per il manifesto del film, come slogan ideale, perché “i bambini sanno molte cose e possono insegnarle agli adulti”.

IL SENSO DELL’INFANZIA

Sono spesso pensieri grandi quelli che i piccoli esprimono, magari stentando con le parole, frutto di ragionamenti elaborati. "Ricordo bene come a quell’età la sera, prima di dormire, nascono nel silenzio del proprio letto profonde riflessioni sulla vita e la morte, sull’amore, sull’amicizia o sulla vita dei genitori – commenta Veltroni -. Quello è il tempo delle grandi domande e ho voluto con questo film raccontare le risposte che i bambini si danno". Un proposito che parte da lontano: "mi ha sempre interessato indagare quel tempo della vita in cui si diventa ciò che si è, quegli anni in cui tutte le esperienze e le emozioni lasciano un segno indelebile". L’ispirazione registica arriva naturalmente dalla letteratura e dal cinema, che Veltroni cita ampiamente con una serie di “clip” tratte da film con bambini protagonisti, primo fra tutti I 400 colpi di Truffaut. Tutto il lavoro però è orientato all’osservazione del reale, con sguardo ad altezza di bambini, dentro le loro camerette. “Basta ascoltarli – conclude Veltroni – mentre spesso gli adulti si limitano a parlare ai figli, impartendo loro regole e nozioni, trascurando così il patrimonio di saggezza che sanno comunicarci. La loro visione del mondo ci dona un senso di grande speranza nel futuro".